Nasce l’Associazione pomodoro cannellino flegreo

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Napoli, 26 set. (Labitalia) – Il pomodoro cannellino torna a impegnare gli orti flegrei. A Pozzuoli, presso l’Acropoli di Cuma, è stata presentata la neonata ‘Associazione pomodoro cannellino flegreo’, che si pone l’obiettivo di recuperare e promuovere la coltivazione e il consumo dell’ecotipo locale nonché la valorizzazione del territorio e della cultura rurale ma anche la tutela dell’ambiente, l’educazione alimentare e dell’impresa multifunzionale. A far parte dell’associazione nove soci rappresentanti altrettante aziende agricole sparse sul territorio flegreo compreso tra i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli e Quarto e nelle aree strettamente contigue di Giugliano in Campania e del comune di Napoli.

A coordinare le attività il presidente Giovanni Tammaro, che da vivaista aveva registrato negli anni scorsi un calo della produzione del cannellino e pertanto ha voluto lanciare un monito agli agricoltori del posto affinché si torni a dare più spazio all’ecotipo locale: “Noi produttori per storia e tradizione siamo legati al pomodoro cannellino e ci siamo dati un codice di autoregolamentazione severo – ha dichiarato Giovanni Tammaro – perché il nostro desiderio è offrire un prodotto dal sapore caratterizzante e con uno standard qualitativo alto, valorizzare il territorio sia dal punto di vista paesaggistico che economico, con l’ampliamento dei terreni coltivabili che oggi risultano abbandonati e quindi impegnando anche nuove risorse umane”.

“L’obiettivo, già per il prossimo anno, è quello di creare laboratori per la trasformazione nella stessa area di produzione, dunque ci vogliamo muovere verso un’agricoltura multifunzionale per far ripartire il comparto e dare una spinta all’economia flegrea”, ha spiegato.

Il pomodoro cannellino, annoverato dalla Regione Campania tra i prodotti tradizionali, è coltivato nell’area flegrea, secondo testimonianze indirette, sin dall’Ottocento, prevalentemente per consumo fresco e per conserve fatte in casa. Il seme del pomodoro cannellino non è un ibrido ma viene tramandato da generazione in generazioni. La semina inizia a fine febbraio e la coltivazione si realizza, come da tradizione, con il supporto di canne e spago in juta o canapa in modo manuale così come la raccolta. Questo prodotto deve il radicamento territoriale alla capacità di adattarsi al pedoclima flegreo caratterizzato, tra l’altro, da terreni vulcanici e sabbiosi e da brezza marina. Il raccolto va da luglio a fine agosto.

Il cannellino è un pomodoro di forma oblunga che generalmente pesa tra 15 e 20 grammi e presenta una lieve strozzatura verso il centro, ha la buccia estremamente sottile e la polpa spessa e soda, quando è maturo è di colore rosso intenso. Al sapore si riscontra un giusto equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità e per questo estremamente versatile in cucina. Ne hanno dato grande prova gli chef e ristoratori già avvezzi all’uso del prodotto, dalla pizza ai dolci, passando per primi piatti e zuppe, nella declinazione del prodotto fresco e in conserva.

Da quest’anno, per la prima volta, le nove aziende agricole hanno scelto di destinare parte del raccolto alla trasformazione e etichettatura conto terzi. Gli ettari di terra a disposizione delle nove imprese sono circa 65 e poco più di 10 sono stati impegnati per tale coltivazione; il raccolto pari a 120 tonnellate è stato commercializzato per metà fresco, tra vendita diretta e ingrosso, e per metà è stato trasformato in conserve quali passata, passata con pomodori interi e una piccola parte in ‘pacchetelle’. L’esocarpo sottilissimo determina un grande vantaggio ai fini della trasformazione e anche in cucina sia in termini di resa che di sprechi, ed è per questa caratteristica che il cannellino non ha bisogno di essere pelato.

Il prodotto confezionato è in vendita al pubblico presso le aziende, in alcune botteghe di Napoli e provincia ed è già presente in menu di pizzerie e ristoranti dell’area. Si tratta di una rete embrionale che mira a fortificarsi nell’anno in corso al fine di aumentare la produzione di cannellino per il 2019. Intanto, parallelamente, si procede per l’iter per il riconoscimento della ‘Dop-Denominazione di origine protetta’. A tal riguardo, ha detto l’agronomo Michele Atonna, quale consulente incaricato dell’Associazione, “è stata coinvolta anche la Regione Campania, con i propri funzionari, che ha espresso assoluta partecipazione nel reperimento di qualsiasi documentazione e atto probante la tradizione antica del pomodoro cannellino flegreo”.

“Cuma ospita questo prodotto tipico, così come tutti i Campi Flegrei – ha ricordato Paolo Giulierini, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei – generano da questa tipologia di terra particolare e viva, frutti unici nel loro genere. Tutta l’impronta rurale dei Campi Flegrei ha poi conosciuto uno sviluppo importante grazie a un’azione spagnola, dai Viceré ai Borbone, che hanno introdotto anche colture dal Nuovo Mondo”.

“La presenza di un’associazione per tutelare questa forma di pomodoro, conosciuta nei Campi Ardenti da secoli, è un importante metodo per mettere a sistema una filiera capace di promuovere non soltanto il prodotto alimentare ma anche un flusso di cultura. Sarà un piacere, come Parco Archeologico dei Campi Flegrei, poter collaborare con la stessa associazione nelle attività future. Che sia l’inizio di un nuovo e promettente cammino”, ha concluso.