Nasreddine Boubakri, console tunisino a Napoli, invita ad investire facile nel paese africano

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Mediterraneo, mare propizio per gli investimenti, nonostante i problemi legati all’emigrazione disperata e alle fughe dalle guerre: è un concetto che da tempo la Tunisia esprime attraverso ambasciate e consolati in seno ad una amicizia con l’Italia, e dai limiti geografici condivisi, che non sono solo coordinate dell’emergenza: 110 chilometri dalla Sicilia e 71 da Pantelleria. Lo stato dell’Africa settentrionale ,  forma, geograficamente ma anche economicamente, una specie di collegamento tra il continente africano e l’ Europa. Un legame le cui evidenze oggettive  sono l’insediamento di almeno  800 imprese italiane per un investimento complessivo che supera 1,5 miliardi di dinari tunisini, pari a  circa 700 milioni di euro, che tra l’altro hanno prodotto più di 60 mila posti di lavoro.
Il Consolato della Tunisia a Napoli, guidato dal Console Nasreddine Boubakri, ha recentemente ribadito che ad  attirare gli investitori italiani non è solo il costo della manodopera minore rispetto al nostro: il 30%, ma soprattutto la burocrazia facile, la convenienza dei costi dell’energia, il buon livello medio della formazione professionale dei giovani tunisini, lo status di partner dell’Ue che permette di mandare in Europa le merci prodotte in Tunisia senza complicazioni doganali, e la disponibilità di porti e aeroporti che fa del Paese un valido accesso a tutto il Nord Africa. Non è un caso infatti  che colossi come Benetton, Gitronica, Marzotto, Pirelli, Riva Acciaio, Almaviva, abbiano deciso di produrre nel Paese magrebino. Unico limite a tali condizioni favorevoli e’ stato in Tunisia, il livello di disoccupazione interno dovuto all’instabilita’ politica di tutta la regione e alle ingerenze esterne, nella crescita del Paese verso gli assetti comunitari.
Il Console Boubakri e’ chiaro sull’argomento: ” I settori più rappresentativi degli investimenti italiani in Tunisia sono quello tessile e dell’abbigliamento, dei pellami e delle calzature, dell’energia, dell’industria meccanica ed elettrica, dell’agroalimentare, cosi come la trasformazione della plastica. Tali settori si avvalgono in particolare del regime di esportazioni regolamentato dall’attuale Codice degli investimenti con una riduzione del 10 per cento dell’imposta sulle società nonché consistenti agevolazioni per gli investimenti nelle zone di sviluppo regionale”.
Nonostante le  tensioni post-rivoluzione, le basi dell’economia tunisina sono soddisfacenti , e lo dimostrano le varie relazioni pubblicate da enti internazionali specializzati. Un Paese quindi che non vuole conflitti con nessuno, e protendere le sue capacita’ verso le nuove collaborazioni nell’ambito della internazionalizzazione delle imprese, coadiuvata da un turismo sempre crescente per la qualita’ delle spiagge e dei mari adiacenti, che in questo mese di Maggio si corrobora di un boom anticipato di prenotazioni. Il turismo è  sempre stato l’asso nella manica per il Paese africano, ma non e’ oggi assolutamente l’unica carta vincente come ribadito recentemente dallo stesso Console Boubakri: ” L’economia di questo Paese si distingue da oltre 40 anni per la sua diversificazione dello sviluppo delle industrie manifatturiere (in particolare il settore tessile e dell’abbigliamento, le industrie meccaniche, elettriche, elettroniche, la trasformazione della plastica, il settore dei pellami e delle calzature, le industrie agroalimentari) e del terziario. Il comparto del turismo poi vale il 7% del Pil nazionale, dà lavoro a un cittadino su dieci. Per quanto riguarda l’export, la Tunisia ha un mercato locale ridotto di circa 11 milioni di abitanti. Il primo settore esportatore è quello dell’industria meccanica ed elettrica, che oggi rappresenta il 40 per cento delle esportazioni della Tunisia, seguita dal settore tessile e dell’abbigliamento. Il comparto terziario legato al Tic (Technical inspection & control) ha conosciuto in questi ultimi 5 anni un considerevole sviluppo grazie alla presenza di importanti aziende straniere impiantate in Tunisia. Tale settore altrettanto dinamico per quanto riguarda l’esportazione usufruisce di uno specifico incentivo all’internazionalizzazione mediante il programma Smart Tunisia. Le attività legate al Tic rappresentano oggi il 10 per cento circa del Pil  tunisino”.
DSCF0791Si ricorda che detto programma e’ stato lanciato sei mesi fa come progetto destinato a fare del Paese nordafricano un hub tecnologico, in grado di attrarre investimenti e creare nuovi posti di lavoro, circa 50.000 su un periodo di 5 anni. Frutto di un partenariato pubblico-privato, Smart Tunisia, del valore stimato in 500 milioni di dollari, ha visto nell’arco dei mesi successivi  la firma delle prime convenzioni con aziende nazionali e internazionali. Il programma si articola nello specifico su tre assi: promuovere la Tunisia come destinazione competitiva per l’offshoring, aiutare gli operatori del paese a preparare un vivaio di talenti e competenze adatte a lavorare nel settore high-tech e stabilire uno standard per gli stabilimenti da costruire per queste attività secondo le norme internazionali. Inoltre Smart Tunisia si propone di attrarre investitori in Tunisia accordando loro sovvenzioni e facilitazioni per la creazione di impiego a forte valore aggiunto, come la presa in carico dei costi di certificazione tecnica o l’installazione in sedi come i tecnopoli. Il progetto a lungo termine ma con obiettivi chiari e irrinunciabili, vide la partecipazione dei ministri delle Tecnologie della Comunicazione Noomane Fehri, e della Formazione professionale e del Lavoro, Zied Laadhari. Ora si possono stimare i primi risultati concreti , degli investimenti delle aziende campane nella nazione africana.
Per finire occorre ricordare anche che secondo il ‘ Rapporto sulla competitività globale’ , la Tunisia e’ classificata al 41° posto in termini di qualità complessiva del suo sistema educativo, e 31° nella categoria ‘ Qualità delle Scuole di Management ‘: università si trovano in tutto il paese , come la famosa Ez-Zitouna di Tunisi , che sostiene di essere il più antico istituto di insegnamento nel mondo arabo. I  costi di iscrizione variano da scuola e grado, e per l’istruzione superiore sono funzione del programma, dell’alloggio, dei libri e delle spese amministrative.  Corsi di laurea sono molto variabili in termini di durata e contenuti:  Tunisi offre lauree specialistiche in scienze islamiche, mentre l’Università di Gabès offre una laurea in ingegneria e scienze applicate. Programmi di master possono correre per sei anni, cosa che varia notevolmente rispetto ai programmi trovati nelle scuole del Nord America. In questo periodo si stanno organizzando Master dedicati alle imprese nell’ottica di quanto stabilito dal progetto Smart che avanza con successo. Anche se l’arabo è la lingua principale, i residenti parlano anche francese e una miriade di altri dialetti locali. Imparare a parlare l’arabo apre le porte per gli studenti internazionali che desiderano lavorare nel governo o per affari. La Tunisia ha uno dei migliori sistemi di istruzione in Nord Africa, e numerose sono le opportunità di carriera per studenti diplomati; inoltre gli studenti di ingegneria hanno molte  opportunità in campi tecnici che vanno dalla progettazione aerospaziale all’ingegneria civile. Per studenti di arti liberali, ci sono opportunità disponibili per l’insegnamento e lo sviluppo culturale. La familiarità con il Nord Africa e il Medio Oriente apre nuove opportunità per gli studenti di business interessati in importazione, l’esportazione e la produzione di petrolio.