“Neet”, disoccupazione e competitività: maglia nera alle province del Sud

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I giovani (con un’età compresa fra i 15 e i 29 anni) che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione (Neet) erano nel 2017 2,1 milioni (1,1 milioni donne e 1 milione di uomini), in calo di 25 mila unità (-1,1%) rispetto al 2016. Lo rivela una ricerca presentata nell’ultima giornata della nona edizione del Festival del Lavoro, organizzata dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, secondo cui Il tasso di giovani che non lavorano e non studiano più elevato nel 2017 si registra a Caltanissetta (44,9%) mentre quello piu’ basso a Venezia (11,2%), con una differenza di oltre 33 punti percentuali. Un tasso superiore al 40% si registra anche nelle province di Crotone (44,7%) e Palermo (40,4%). Percentuali piu’ elevate di questo indicatore si osservano anche a Napoli (37,6%). Valori inferiori al 12%, infine, si osservano a Treviso (11,6%), Belluno (11,6%) e Modena (11,9%). Dal 2016 al 2017, la flessione maggiore si registra nelle regioni del Centro (-3,4%), rispetto a quelle del Nord (-0,8%) e del Mezzogiorno (-0,7%). Il tasso di Neet diminuisce di soli 0,2 punti percentuali rispetto al 2016 (24,3%): il valore di questo indicatore nel Mezzogiorno (34,4%) è superiore di 14,7 punti percentuali rispetto a quello del Centro (19,7%) e di 17,7 punti rispetto a quello del Nord (16,7%).
Secondo lo studio, la provincia con la quota più elevata di occupati è Bolzano (72,9%), mentre quella con il tasso di occupazione più basso è Reggio Calabria dove lavorano solo 37,5 persone su 100. Dal 2 al 24 posto troviamo le province nelle quali sono occupati più di due terzi della popolazione in età lavorativa. Sono, nell’ordine, Bologna (71,8%), Milano (69,5%), Piacenza (69,4%), Parma e Firenze (69,3%), Lecco (69,2%), Belluno (69,2%), Modena (69,1%), Pisa (68,9%), Pordenone (68,6), Cuneo e Reggio nell’Emilia (68,4%), Siena (68%), Arezzo (27,8%), Biella (67,7) ed altre otto province del Nord fra il 67,6% e il 66,6%. Roma si colloca solo al 48 esimo posto della classifica (63,6%) e la provincia del Mezzogiorno con il tasso di occupazione piu’ elevato e’ L’Aquila (57,1%) che si trova al 66 esimo posto. Le altre province, dopo Reggio Calabria (37,1%), dove sono occupate meno di 4 persone su 10 sono Foggia (38,2%), Caltanissetta (38,5%), Palermo (38,5%), Napoli e Crotone (39,4%), Trapani (39,6%) e Agrigento (39,7%) Il rapporto analizza, tra le altre cose, il mercato del lavoro attraverso un “indice sintetico di efficienza e di innovazione” (Labour market efficiency and innovation index) e stila una graduatoria anche delle province italiane in base al loro livello di competitivita’ occupazionale, derivato da cinque indicatori che meglio rappresentano e spiegano la capacita’ del tessuto economico e sociale di produrre maggiore e migliore occupazione. Al primo posto si colloca Bologna, pur non primeggiando in nessuno dei 5 indicatori. Seguita da Trieste, Monza e Brianza, Milano che nella precedente rilevazione occupava la seconda posizione e la prima nel 2015 con la quota piu’ alta di occupati che esercitano professioni altamente qualificate. In coda alla classifica troviamo Crotone. Nel gruppo delle province meno innovative e competitive sono presenti tre capoluoghi regionali: Palermo al 90 posto, Reggio di Calabria al 92 e Napoli al 96 posto, insieme a tutte le province calabresi e alla maggioranza di quelle siciliane. La provincia di Foggia registra il più elevato gender gap nell’occupazione ed è una delle cinque province pugliesi con i valori peggiori dell’indice, insieme a Brindisi, Barletta-Andria-Trani, Taranto e Lecce. Se Prato registra la migliore performance, quella di Ancona e’ la peggiore con un crollo al 53 posto e la perdita di 30 posizioni.