Nel Chianti l’integrazione dei migranti passa da un atelier di sarti

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Firenze, 31 mag. (Labitalia) – E’ come tornare indietro nel tempo, quando a guidare i negozi di abbigliamento da sposa e gli atelier di moda, nell’immediato dopoguerra, spiccava a testa alta davanti al bancone la figura del sarto, professionale, severo, puntuale. Oggi, tre giovani africani, occhi profondi e mani vissute, si trovano a loro agio con ago, filo, metro ondivago sulle spalle, e attorno a una macchina da cucire elaborano insieme vere e proprie creazioni: pezzi unici nati dalle storie di migrazioni che cercano nuove forme di dignità nel lavoro e nella cultura dell’integrazione. Succede nel cuore del Chianti fiorentino.

La purezza del lino, la morbidezza del cotone e l’eleganza del broccato: accostando colori e stoffe di diverso genere i giovani migranti, ospiti di Tavarnelle, realizzano borse, camicie, tovaglie, coperte, shopper destinati ad entrare nelle case del paese che li ospita. L’attività è frutto di un progetto che apre una sartoria ‘a misura di diritti umani’, promossa dall’Associazione ‘Ci incontriamo’ in collaborazione con la Misericordia di Tavarnelle e Barberino e patrocinata dall’Unione comunale del Chianti fiorentino. Un pezzo del cuore, del luogo di origine e delle abilità di Sanna, Prezioso e Andy, si ritrova in quei mari di stoffa così vivi, forme in movimento, che tessono legami e relazioni.

I giovani ventenni, di nazionalità nigeriana e gambiana, imparano un mestiere trasformando materiali di recupero provenienti anche da scarti di pregio, messi a disposizione da alcune aziende dell’area pratese, in capi di abbigliamento e complementi di arredo, per la casa, la bellezza, il design e l’arredamento. E, mentre condividono un percorso di valenza professionale, si fanno protagonisti di uno spazio sociale che abbatte le barriere linguistiche e culturali e mira a creare occasioni di integrazione, socializzazione e accoglienza delle diversità.

Ogni giovedì, i ragazzi si incontrano sotto la guida di due operatori artigiani, Riccardo Mori e Irene Grifoni, nell’ambito dell’associazione ‘Ci incontriamo’, presieduta da Giovanni Cirillo, che coordinano il laboratorio di sartoria insieme a Sara Bicchi della Misericordia, tutor degli ospiti della struttura di Sambuca.

“Ognuno di loro si è talmente entusiasmato all’arte del cucito – spiegano i volontari del progetto – appresa da Mohamed, sarto di professione nel proprio paese e ospite nell’area senese, gestito da un’associazione che opera nel senese, che continua l’attività dell’atelier nella propria struttura”.

“L’appuntamento settimanale – proseguono – è stato allestito negli spazi del Centro Giovani di Tavarnelle, ma grazie alla passione e alla voglia di creare e rendersi utile dei ragazzi il nostro laboratorio è una fucina multiculturale intorno alla quale gravitano energie che si mettono all’opera ogni volta che possono: è bello vedere come una macchina da cucire possa stimolare occasioni di aggregazione, esperienze e momenti di scambio tra i migranti e la comunità. Siamo felici di accogliere e condividere le loro idee per la realizzazione di nuovi lavori che spiccano per originalità”.

Gli artigiani del cucito vanno anche al mercato per esporre e vendere le loro produzioni originali. Nel centro di Tavarnelle, un banco colorato e ricco di capi a prezzi modesti rafforza il valore sociale e antisolamento di piazza Matteotti, dove il giovedì gli ambulanti si ritrovano per il consueto appuntamento commerciale. Il ricavato dalla vendita degli oggetti è finalizzato a sostenere il progetto stesso.

“Un ringraziamento e un elogio – aggiunge l’assessore comunale alle Politiche per l’integrazione, Giulia Casamonti – all’associazione ‘Ci incontriamo’: una realtà attiva e dinamica aperta alla comunità che lavora sul fronte del disagio e della disabilità. L’associazione si è rivelata fondamentale per la creazione di momenti di interazione che mettono a contatto mondi e culture diverse”.

“In questo caso, l’obiettivo del progetto sartoria non è solo quello di avvicinare gli apprendisti sarti a un’attività professionalizzante, ma valorizzare le capacità dei giovani africani e investire sul miglioramento della qualità della vita durante la loro permanenza nel nostro paese, andare a zig zag, cucire a braccio libero tra punti invisibili e festoni, la creatività dalle mille sfumature aiuta a credere in se stessi, fa sentire uguali e liberi”, conclude.