Nel Museo Musap rivive la Napoli dell’Ottocento con lo scultore Gian Battista Amendola

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di Maria Carla Tartarone Realfonzo

Recentemente ha aperto in Piazza Trieste e Trento, in Palazzo Zapata, al centro della città, un bellissimo Museo voluto dalla “Fondazione Circolo Artistico Politecnico”, da visitare. Le sale, occupate in passato per conferenze, oggi elegantemente ristrutturate, sono state recentemente occupate dalla Associazione che intende mettere in mostra il suo patrimonio artistico, raccolto dall’800 ad oggi e dare adito agli studiosi di frequentare la sua Biblioteca ed il suo Archivio Storico nonché la sua Fototeca. Attraversando le bellissime sale, dalle pareti restaurate in cui sono inseriti preziosi dipinti, illuminate da antichi lampadari di cristallo, il visitatore può osservare ed ammirare in mostra le sculture di Giovanni Battista Amendola che purtroppo morì giovane, nel 1887, nato nel 1848 a Napoli. Uno scultore che venne ispirato dalla tecnica della lavorazione del bronzo nel creare le sue sculture e che certamente conobbe e frequentò anche Vincenzo Gemito, nato anch’egli a Napoli nel 1852, morto poi nel 1920. Gemito nei suoi viaggi si era fermato Parigi dove lo aveva accolto nel suo studio il pugliese De Nittis amico di artisti come Degas, che espose, premiato, al Salon di Parigi nel 1878 cui partecipò anche Amendola trasferendosi poi a Londra dove produsse anche molte sculture in ceramica e divenne amico della artista Alma Tadema che lo introdusse nei migliori ambienti dove si gradiva tornare a ricordare l’arte dell’antica Roma ed anche le immagini femminili di Dante. Amendola aveva lasciato l’Accademia di Napoli trasferendosi a Roma nella metà degli anni sessanta, dove aveva frequentato lo studio di Pietro Tenerani ed era andato poi a Londra ove scolpì, richiesto, soprattutto piccoli bronzi, ma anche opere di grandi dimensioni come “Pensiero Dominante”, una donna in meditazione e “Wedded”, una giovane coppia. Tornò a Napoli nel 1877 per la Esposizione Nazionale, ottenendo notevole successo e fu chiamato a scolpire la statua di Gioacchino Murat per il porticato del Palazzo Reale dove Gemito aggiunse il suo Carlo V. A Napoli dell’artista troviamo, nella nostra Villa Comunale, il busto di Enrico Alvino; nel Mausoleo dei Caduti a Posillipo, ai lati dell’ingresso, due monumentali cariatidi di bronzo; a Salerno nel Teatro Giuseppe Verdi un “Pergolesi morente”. E fu anche in altri luoghi d’Italia, come a Livorno, dove si conserva una sua opera in bronzo, di grandi dimensioni, raffigurante un giovane trainante enormi grappoli d’uva. Di questo scultore, che purtroppo morì giovane, vediamo dunque al Museo Musap opere di straordinaria eleganza che ci ricordano come nell’ Ottocento fosse creativa e rinomata l’arte della Scultura a Napoli.