Nell’indagine Ocse sul benessere il Sud è maglia nera

54

Questa rubrica si scusa con i suoi lettori se una volta di più si affida a uno studio per tenere fede al suo compito di descrivere e far meglio conoscere il Mezzogiorno ma la recente ricerca dell’Ocse sul Benessere delle regioni – rimasta misteriosamente confinata tra i soli addetti ai lavori – è troppo ghiotta per non approfittarne. E, poi, con i suoi indicatori può ben arricchire l’annuale e attesa graduatoria del Sole sullo stesso argomento.

L’organizzazione dei paesi più sviluppati ha messo in fila otto parametri: Salute (tasso di mortalità e aspettativa di vita), Sicurezza (omicidi per centomila abitanti), Accesso ai servizi (numero di collegamenti a internet), Civismo (votanti alle elezioni), Educazione (scolarità delle forza impiegata), Lavoro (occupati e disoccupati), Ambiente (inquinamento dell’aria), Reddito (guadagno per famiglia).
Il dato riassuntivo, che non smentisce e anzi conferma i risultati di rilevazioni analoghe, è che le regioni del Sud sono tutte allineate alla fascia bassa dei territori presi in considerazione: Isole Egee e Creta in Grecia, Asturie e Andalusia in Spagna, Algarve in Portogallo, Passo di Calais in Francia; mentre le regioni del Nord se la battono con i territori ricchi: Carinzia in Austria, Alsazia e distretto Rodano-Alpi in Francia, la parte tedesca del Belgio, l’Olanda orientale, Hokuriku in Giappone.

Stringendo il campo di osservazione ci accorgiamo che l’area più compromessa d’Italia è la Campania con ben tre primati negativi nei settori della Salute, del Lavoro, del Reddito; con un poco incoraggiante terzultimo posto nella Sicurezza e perfomance deludenti un po’ dovunque. Si tratta della regione più popolosa del Mezzogiorno, dove ha un peso specifico molto alto il capoluogo Napoli in procinto di diventare città metropolitana: un agglomerato di case e persone con la più alta densità in Europa.
Subito dopo, partendo dal basso, si piazza la Calabria con punte negative nella Sicurezza e nel grado di Civismo: molti morti ammazzati, dunque, vita media più breve che altrove e scarsa frequentazione delle urne come segnale di distacco tra la popolazione e le istituzioni; nel Lavoro, con poco distacco, è dietro solo la Campania. La Puglia si distingue per il peggior accesso alle reti telematiche ed è penultima nella Sicurezza e nell’Educazione. Valori mediocri per tutto il resto.

Va meno male la Sicilia: senza record negativi (ma neanche positivi), terzultima nel Lavoro e penultima nella ricchezza del nucleo familiare. Un po’ meglio il Molise, la Basilicata (con un buon terzo posto nella qualità dell’Ambiente), e l’Abruzzo che si piazza a centro classifica in quasi tutte le voci a testimoniare la sua posizione di aerea più ricca (meno povera?) del Sud e cerniera tra quest’ultimo e il resto del Paese. Migliore Ambiente e peggiore Educazione in Sardegna.
Saltando in alto e capovolgendo il punto di vista, la cima della classifica è occupata dal Trentino con tre record positivi nella Salute, nella Sicurezza e nell’Accesso al web, un secondo piazzamento in Educazione e un terzo nel Lavoro. A una sola incollatura c’è Bolzano con primati nel Civismo, nel Lavoro e nel Reddito a testimonianza dello stato di salute particolarmente buono attraversato dalle due province autonome.

Le due voci mancanti le ritroviamo ai vertici del Lazio (Educazione) e dell’Emilia Romagna (Civismo) che si piazza seconda nel Lavoro e nell’Accesso alla rete e inoltre si colloca terza nel Reddito mostrandosi come uno dei luoghi più vivibili del mondo sviluppato. La Lombardia è l’unica regione del Centro-Nord a denunciare un record negativo e lo fa nell’Ambiente che appare il meno salubre d’Italia seguito dal Veneto e dal Piemonte.
In generale, l’area conosciuta come motore economico della nazione presenta parametri alti – anche se non sempre da primato – in tutti gli altri indicatori che armonizzandosi forniscono un quadro di agiatezza non solo relativo ma anche assoluto nonostante le difficoltà che derivano dalla crisi e dal riposizionamento delle attività produttive. In definitiva, il nostro Paese resta quello dei Polli di Trilussa dove la media è un artificio contabile e il bisogno di ciascun campanile è così diverso e distante dall’altro che prendere decisioni efficaci per tutti resta un miraggio.