Nelle “Figure dell’Italia Civile” di Pier Franco Quaglieni una tenzone morale senza tempo

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di Fiorella Franchini

Aldo Cazzullo l’ha definito “ un cavaliere solitario che da decenni tiene viva la memoria di una grande tradizione culturale spesso misconosciuta”. Pier Franco Quaglieni, docente e saggista di storia risorgimentale e contemporanea, pubblicista dal 1968, è direttore del Centro di studi e ricerche “Mario Pannunzio e da questo osservatorio privilegiato ha incontrato e conosciuto da vicino molte personalità che hanno segnato la storia civile e culturale dell’Italia del ‘900.
Il suo saggio “Figure dell’Italia civile” edizioni Golem, raccoglie le biografie di personalità importanti della cultura e della politica italiana da Einaudi a Giovanni Amendola, da Marchesi a Soleri, da Calamandrei a Chabod, da Burzio ad Adriano Olivetti, da Ernesto Rossi a Balbo di Vinadio. La parte più consistente del libro riguarda gli “amici e maestri” che l’autore ha conosciuto e frequentato: Jemolo, Bobbio, Galante Garrone, Montanelli, Valiani, Venturi, Casalegno, Alda Croce, Primo Levi, Ciampi, Luraghi, Romeo, Spadolini, Pininfarina, Ronchey, Tortora, Pannella. Concludono il libro, i capitoli dedicati a Mario Soldati e a Mario Pannunzio. Un racconto poco tradizionale, per nulla agiografico, in cui le vicende esistenziali dei protagonisti sono appena tratteggiate. Sono, piuttosto, profili intellettuali di personaggi di grande statura, importanti nella nostra recente storia, non esaustivi del panorama nazionale ma spesso decisivi.
Nelle prime righe della Premessa, l’autore stesso spiega la scelta dei saggi che compongono la raccolta. Essa riguarda maestri che pur non avendo conosciuto direttamente, hanno profondamente influito sulla sua vita di studioso, cui si aggiungono i ritratti di persone con cui ha avuto contatti e frequentazioni, grazie al suo lungo impegno alla direzione del Centro “Pannunzio” e al suo insegnamento. Una selezione difficile dettata non da ragioni storiche o documentarie ma dai suoi rapporti, dai suoi legami culturali, con ciascuno di essi.
In tale ottica il libro, pur presentandosi come una serie di capitoli autonomi, apparentemente distinti, permette di cogliere molteplici significati. Innanzitutto, Pier Franco Quaglieni traccia una sintesi della cultura etico-politica dell’Italia di quegli anni: “Penso che ne venga fuori un ritratto di un’Italia lontana, spesso dimenticata, un mondo ormai scomparso”. Una realtà variegata e composita, della quale ho scritto, senza apriorismi ideologici, pensando soprattutto ai giovani che spesso non conoscono queste storie”.
Il volume, inoltre, rappresenta quasi un’autobiografia dello stesso Quaglieni perché le pagine, senza cristallizzarsi in giudizi e interpretazioni astratte, pur nella diversità di vedute esistente tra i vari protagonisti e l’autore, e alle differenze, spesso notevoli, tra le personalità, mostrano innegabili corrispondenze etico-politiche. L’autore, scegliendo personaggi di un’Italia Civile le cui virtù sono la libertà, la giustizia, il rispetto, la mancanza di volgarità, ha evidenziato i valori cui si è sempre ispirato nella sua attività culturale, come in un giuramento d’onore.

Un libro didattico e formativo con uno sguardo al passato, a quei tanti che contribuirono a far rinascere il paese dalla guerra, ricostruendo le istituzioni democratiche e creando il benessere economico e sociale, e uno sguardo al futuro, al recupero del senso civico, della moralità e del dialogo tra liberalismo e liberismo, nel solco della lezione di Benedetto Croce, solo apparentemente escluso: ” dietro di me si intravvede, quasi in ogni pagina, il magistero di Benedetto Croce che resta il punto di riferimento della mia vita intellettuale”.

 In questa Italia ideologica e incolta, il drappello capitanato da Pier Franco Quaglieni brandisce le armi della cultura e dell’impegno in una tenzone senza tempo contro l’oscurantismo dello spirito.

Riusciranno i nostri eroi, senza cedere alla nostalgia, a rivendicare il proprio ruolo educativo per le generazioni future?