Neurobiotech, Sud in rete Ecco il network del cervello

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PERCHÉ È L’UNIONE che fa la forza. L’inciso, seppur banale, esemplifica inmodo cristallino lo spirito di Neurobiotech, progetto teso a offrire possibilità di accesso PERCHÉ È L’UNIONE che fa la forza. L’inciso, seppur banale, esemplifica inmodo cristallino lo spirito di Neurobiotech, progetto teso a offrire possibilità di accesso a strumenti e laboratori per creare “una rete capace di aggregare soggetti impegnati nell’innovazione nei campi delle neuroscienze e delle biotecnologie. Presentato in anteprima europea martedì scorso presso la sede del Parlamento Ue a Bruxelles, Neurobiotech “è un progetto – sottolinea Aldo Patriciello, patron dell’Ircss Neuromed, capofila dell’iniziativa – che non parte da finanziamenti o da ricerche già avviate ma vuole essere un centro di studio rivolto a chi intende associarsi spinto da affinità scientifiche”. Si va dalle biotecnologie d’avanguardia alle cellule staminali; dall’ingegneria tissutale e biologia cellulare a quella genomica ed oncogenomica; dalle nanotecnologie e biomateriali a quella biomeccanica e robotica.Temi interconnessi tra loro e di grande rilievo nella ricerca scientifica moderna. Un progetto possibile? Realizzabile? Di certo una scommessa. “Il nostro modello – spiega il professor Jacopo Meldolesi, biologo cellulare, neurobiologo e responsabile scientifico del progetto – è quello che viene definito bottom up”. Non esistono direttive e progetti dall’alto: abbiamo conoscenze, strutture, abbiamo la capacità di creare una rete”. Un invito a tutti, continua Meldolesi che non è limitato “al solo mondo accademico o della ricerca. Esistono anche le imprese, soprattutto le piccole e medie, che hanno idee da sviluppare nei campi di studio che caratterizzano Neurobiotech. È a tutti questi soggetti che ci rivolgiamo”. I promotori – Guidato dall’Ircss Neuromed di Pozzilli, Neurobiotech si basa sul commitment della Regione Molise e dei principali centri di ricerca e formazione del Mezzogiorno: l’Università delMolise, gli atenei romani de La Sapienza di Roma e diTor Vergata, e il Cnr di Napoli. Ma fermiamoci un momento. “Partiamo da una base di grande know how che viene assicurata proprio dal Neuromed”, spiega Meldolesi confortato in questo anche da Declan Kirrane, responsabile di Isc-Intelligence in Science, agenzia europea per la ricerca, anch’egli presente al lancio del progetto. È dunque a partire dalla realtà di Neuromed, centro monospecialistico dedicato esclusivamente a Neurologia, Neurochirurgia e Neuro-riabilitazione, che si può capire il senso e l’ambizione del progetto. Modello compartecipativo – L’ambiente che questo istituto offre, già multidisciplinare per sua stessa natura, orientato alla ricerca traslazionale. È l’ideale – continua Meldolesi – per accogliere interessi provenienti da istituzioni molto diverse tra loro”. Non solo: l’aspetto più nobile, ma forse anche quello più rischioso è “che l’approccio non sarà mai arrogante, qualcosa di già definito alla quale si può solo aderire. Al contrario – continua lo scienziato – ciò che proponiamo è una vera compartecipazione, nella quale tutto viene deciso dai partner. Strategie di ricerca, idee per applicazioni pratiche, sviluppi tecnologici, tutti questi obiettivi verranno continuamente discussi e definiti in base alle competenze e alle aspirazioni di ciascuno dei soggetti del network”. Asse Molise-Campania – Una sfida complessa che tuttavia non parte da zero. Anzi, da tempo è in piedi una collaborazine tra Neuromed e l’Isituto di Genetica e Biofisica del Cnr di napoli. “Alcuni ricercatori del mio istituto – afferma Antonio Simeone, direttore dell’Istituto – hanno stabilito delle reti concrete di interazione scientifica su delle progettualità che trovano un riscontro concreto: ci sono già degli scritti, delle pubblicazioni scientifiche consultabili da qualche anno”. Tutto ciò in vista di una creazione presso Neuromed di una vera e propria unità di ricerca. “Una sorta di mano del Cnr all’interno di un’area che è quella del Neuromed”. È questa esperienza che si è voluta proporre a Bruxelles in vista del semestre italiano, e, soprattutto, dell’opportunità di sfruttare gli investimenti della Comunità europea destinati alla ricerca (Horizon 2020 ma non solo). Brutalmente: “Noi ci mettiamo la faccia”, sembrerebbero dire i promotori di Neurobiotech, perché è solo mettendo insieme più conoscenze che si possono affrontare i nuovi mercati internazionale e non restare indietro. Ci confida Meldolesi: “Ricordo quando ero un giovane ricercatore l’attenzione che si faceva nel tenere segrete le proprie idee. Oggi, invece la condivisione della conoscenza è un fattore fondante perché è da qui che parte lo sviluppo tecnologico”.

Sergio Lanzillotta