A cavallo tra il ‘500 e il ‘600, Firenze diede i natali a una personalità che, per quanto controversa, è ancora oggi tenuta da conto. Risponde al nome di Niccolò Machiavelli, studioso poliedrico di discipline umanistiche, noto anche perché il suo nome è spesso associato a una frase da lui mai pronunciata, “Il fine giustifica i mezzi”. Sua è invece la formulazione del concetto di “ragion di Stato” e di altre considerazioni che dovrebbero disegnare in maniera univoca un capo di Stato. All’epoca era un tutt’uno con il Principe, come il titolo che scelse per un suo libro, probabilmente ancora oggi il più conosciuto. Machiavelli lo immagina di un cinismo con una volontà irremovibile di portare a termine ogni sua decisione, giusta o sballata che si dimostri anche al semplice ictu oculi. Chi volesse approfondire con zelo la questione, dovrebbe scavalcare, saltando con l’asta, oltre cinque secoli, per aver conferma che quello stereotipo, arricchito da quanto l’evoluzione (?) nel tempo del potere gli andava conferendo, è sopravvissuto affinandosi. Allo stato, chi meglio incarna il Principe all’inizio del terzo millennio è il Presidente degli USA Donald Trump. Ignora cosa significhi la parola democrazia e si sente pressoché infallibile. Interpreta così come segno di piena approvazione la reazione che hanno i suoi omologhi operanti nel resto del mondo. L’ultima sua trovata sembra fatta per mostrare al mondo il suo ritenersi onnipotente o quasi. Questa è la sintesi. Hormuz, uno scoglio a malapena riportato sulle carte nautiche, a causa della posizione strategica in cui si trova, è al centro dell’attenzione mondiale da quando è diventato il punto di forza di Teheran di maggiore valenza. Ciò in quanto è in grado di condizionare il traffico marittimo internazionale, sia mercantile che turistico. Ora gli USA, per mano di Trump, vorrebbero assumere un particolare tipo di ingerenza sulla regolarità del passaggio attraverso quello stretto. Consisterebbe in un pattugliamento costante del braccio di mare antistante da parte della US Navy, perché tutto il naviglio in transito, in arrivo o in partenza dal suo interno, non venga ostacolato dalla presenza di navi da guerra iraniane. Il tutto avverrebbe non gratis et amore Dei, ma dietro pagamento di una gabella pari al 20% del valore del carico trasportato da ciascuna nave. Destinatario di quella rimessa sarebbe l’Erario a stelle e strisce, che lo apposterebbe in contabilità sotto la voce “contributo forfettario per l’attività di protezione dell’imbarcazione XY dagli assalti degli iraniani”. Farebbe sorridere, ma ora non è il caso, il fatto che Trump, per coprire la sua scarsa se non nulla attitudine alla mediazione, provi a pretendere di esigere dal resto del mondo una forma di tassa nel senso pieno del termine. Nel Paese essa potrebbe essere paragonata a una improbabile quanto priva di ogni fondamento coerente concessione governativa, probabilmente già oltre i confini istituzionali del buon governo. In estrema sintesi si può azzardare a sostenere che, post mortem, il volto del biondo di Washington non comparirà scolpito nella roccia del Monte Rushmore, nella Valle dei Presidenti, in South Dakota. Solo per completezza di informazione, su quella montagna sono scolpiti i volti di quattro Presidenti, si noti la P maiuscola, ricordati per la qualità dei loro servigi prestati agli USA. Unire a essi un quinto di tutt’altra levatura significherebbe oltraggiarli, oltre che porre in imbarazzo gli stessi americani.





































