“Nina o sia la pazza per amore” di Anita Curci, una piccola donna dentro la grande Storia

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di Fiorella Franchini

Prende a prestito il titolo di una commedia per musica del compositore Giovanni Paisiello l’ultimo romanzo della giornalista Anita Curci. “Nina o sia la pazza per amore”, Kairós Edizioni, che narra le vicende di Antonina Giuseppe Scarca, marchesina di un casato decaduto costretta a fingersi uomo per tentare di salvare il feudo di famiglia. Educata dal padre come fosse un maschio, a tirare di spada e di moschetto, dotata di una personalità curiosa e risoluta, rifiuta le convenzioni sociali del suo tempo, un comportamento compiacente e un matrimonio conveniente, uno di quelli che ”può salvare la vita”, e sfodera intelligenza, volontà e buon senso per cambiare un destino scontato. Un racconto di formazione e di sentimenti che s’interseca con la Storia. Il riferimento al famoso rappresentante della grande scuola musicale napoletana è solo il primo cenno al complesso ambito geografico, temporale e culturale in cui si susseguono le vicissitudini della giovane Nina. È il luglio del 1789 il popolo assalta la Bastiglia e da Parigi si propagano in tutta Europa le idee rivoluzionarie che faranno tremare tutti le corti assolutistiche. A Napoli, non ci saranno immediate ripercussioni; sarà solo dopo la caduta della monarchia francese e la morte per ghigliottina dei reali di Francia nel 1793, che la politica del Re di Napoli e della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, sorella di Maria Antonietta, comincerà ad avere un chiaro carattere antifrancese e inizieranno le prime repressioni sul fronte interno contro le personalità sospettate di “simpatie” giacobine. Anita Curci riproduce con dovizia di particolari il clima di entusiasmo delle menti che credettero negli ideali rivoluzionari e repubblicani, il contesto popolare che rimase sempre fedele alla monarchia, lo stato economico e culturale delle provincie, impoverite da un latifondismo ottuso e sterile. Da una parte il romanzo inventa la realtà, dall’altra la imita, restituendoci un affresco più che verosimile di un complesso momento storico. Ai protagonisti inventati fanno da contraltare personaggi storici come Ettore Carafa, duca di Andria e conte di Ruvo, Francesco Caracciolo, duca di Brianza, Eleonora Pimentel de Fonseca, l’avvocato Mario Pagano e Vincenzo Cuoco, all’epoca neanche ventenne, il famoso medico Domenico Cirillo, Ferdinando IV di Borbone e la sua consorte, ministri e prelati. Le pagine restituiscono al lettore, ambienti, paesaggi, abitudini e comportamenti, tanti dati e nozioni sulla questione rurale, sulle condizioni sociali del regno e sul clima intellettuale. La sfida di Nina è il sintomo di quel nuovo sentire, la traccia di una lotta femminile che ha attraversato i secoli, come una vena sotterranea alimentata, anche nel chiuso di palazzi, tuguri, monasteri, dalla caparbietà e dalla forza delle donne. La sua storia personale incontra la grande Storia del mondo e si trasforma in una situazione universale. L’amore, gli ideali, i sogni, persino le delusioni, entrano a far parte di un disegno d’insieme e la narrativa diventa il tramite per comprenderne le connessioni, le suggestioni delle sue atmosfere, fanno un lavoro migliore della verità. Vengono in mente le parole della scrittrice statunitense Ursula K. Le Guin: “Quando leggiamo un romanzo, diventiamo mentalmente folli. Crediamo nell’esistenza di persone che non ci sono, sentiamo le loro voci … La salute mentale torna (nella maggior parte dei casi) solo quando il libro è chiuso.” A dire il vero, talvolta, prosegue anche oltre, e le pagine di “Nina o sia la pazza per amore” continuano a scorrere nella mente del lettore, grazie alla scrittura fluida di Anita Curci, alle sue descrizioni, ai colpi di scena, alle emozioni evocate, ed è una fantastica pazzia che non vorremmo abbandonare.