Non sbattere per favore

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“Io sostengo realmente, e da tempo, l’opinione che la quantità di rumore che una persona è in grado di sopportare, senza soffrirne, sta in rapporto inversamente proporzionale con le sue capacità intellettuali. Chi sbatte o permette che in casa sua si sbattano abitualmente le porte delle stanze, invece di chiuderle accompagnandole con la mano, non è soltanto un maleducato, ma è una persona rozza e di intelligenza limitata. Saremo completamente civilizzati solo quando anche le orecchie saranno protette dalla legge e non si concederà più a chiunque il diritto di attraversare la coscienza di ogni essere pensante con fischi, urla grida, colpi di martello, cani che vengono lasciati ad abbaiare e così via”.

Schopenhauer

di Ugo Righi

Per molte persone il periodo di forzata permanenza a casa per il covid 19, ha significato, anche, rallentamento, rispetto a ritmi alti di vita abituali, più silenzio e potenzialità di ascolto: di sé, degli altri con cui si vive e del contesto sociale rappresentato dai vicini.
Da molto tempo desideravo, (come progetto e non invece come è avvenuto, come destino), isolarmi, soprattutto dal rumore, per provare ad ascoltare attentamente quello che normalmente toccavo appena, facendo riemergere pensieri sospesi e parole accantonate su cui riflettere con attenzione controllando gli scherzi della memoria, delle sue mancanze e aggiunte imprevedibili, ricercando scritti, foto, schizzi abbandonati in cassetti e vecchi quaderni con sensazioni, incontri, idee di altri tempi. Non con un intento nostalgico, ripeto, del “buon tempo antico”, ma per incrementare riflessione attiva. L’ho fatto, e facendolo è stato utile e in alcuni momenti intenso e mi sono accorto di quanti ascolti veloci sono diventati superficialità e quanto rumore in tante occasioni di vita e con tante persone ha impedito l’ascolto o lo ha alterato.
Ho capito quanti malintesi, quanti non intesi, incomprensioni, fraintendimenti, siano collegati e causati dal rumore e quanto spesso il rumore diventi la cifra di mote relazioni umane.
Il silenzio è buono ma è faticoso e impegnativo, consente di sentire meglio, favorisce il pensiero intrecciato all’ascolto e comprensioni più accurate. Il silenzio è una precondizione all’ascolto.
Il silenzio utile non è assenza di suoni ma assenza di rumore, di cacofonia, di patologia del suono. La musica non è silenzio ma è bella, anche delle frasi pronunciate con giusto tono sono belle. Urlare è brutto, se si urla non si fa sentire di più, al contrario chi urla non fa ascoltare le parole e il loro senso ma solo il rumore.
Ma il silenzio rimane prevalentemente un desiderio perché, come al solito, una porta sbatte violentemente e nel silenzio più silenzioso del solito, il rumore è più rumoroso del solito.
Accade continuamente. Poi nel silenzio, un abbaiare insistente di un cane in lontananza. E la porta che sbatte ancora.
C’è poco traffico ma quello che c’è si sfoga rumorosamente con il clacson o con i giri del motore al massimo.
Credo che proprio alcune persone non sopportino il silenzio, non sopportino dover pensare. Quella porta che sbatte continuamente quando sarebbe così semplice accompagnarla è il chiaro segno di uno stile di vita, di un modo, anche, di stare in rapporto con gli altri, di comunicare, in definitiva di stabilire dei rapporti.
Alcuni rapporti sono definiti solo da una porta che sbatte.
Il silenzio o almeno l’assenza di rumore molesto è un ingrediente della relazione. Quello sano e costruttivo che indica l’ascolto e anche quello che indica che non c’è nulla da dirsi e forse ci si dovrebbe dire tutto. Probabilmente questo periodo di sosta forzata ha consentito come effetto collaterale positivo di capire meglio anche questo.