Non solo mare: il Ferragosto campano riscopre gli antichi riti tra processioni, carri votivi e secchiate

Il Ferragosto in Campania ha due anime. C’è quella più conosciuta delle spiagge affollate, degli ombrelloni, delle tavolate sul mare e dei fuochi d’artificio. E poi ce n’è un’altra, più silenziosa e forse ancora più sorprendente, che prende forma lontano dalla costa, nei paesi dell’Irpinia, del Sannio e del Cilento.

Qui il 15 agosto non è soltanto una giornata da trascorrere sotto l’ombrellone. È una festa che affonda le radici nella devozione religiosa, nella cultura contadina e nella memoria delle comunità. È il Ferragosto delle processioni, delle bande musicali, dei carri votivi, delle spighe di grano, delle grandi macchine di legno e paglia trascinate per le strade.

Un patrimonio di riti popolari che ancora oggi riesce a trasformare interi paesi in un’unica grande comunità.

La Tirata del Carro di Fontanarosa

Uno degli appuntamenti più spettacolari è quello di Fontanarosa, in provincia di Avellino, dove la tradizione della Tirata del Carro accompagna la vigilia e la festa dell’Assunta.

Per le strade del paese sfila una gigantesca macchina votiva, l’Obelisco: una struttura lignea rivestita di paglia, dalle dimensioni imponenti, che viene trainata dalla comunità.

In cima c’è la figura sacra; intorno, la folla, i canti, la musica e la fatica degli uomini impegnati nella tirata. È una tradizione artigianale tramandata di generazione in generazione, un’immagine che racconta un’idea di Ferragosto lontanissima da quella delle località balneari: ai rumori degli stabilimenti si sostituiscono quelli delle funi che si tendono.

Il grano, filo della memoria

Il grano è protagonista anche in altre feste dell’entroterra campano.

A Flumeri, sempre in Irpinia, il Ferragosto si intreccia con la tradizione del Giglio, una grande struttura votiva realizzata con materiali vegetali e portata in processione. È un’altra celebrazione nella quale religiosità, lavoro agricolo e partecipazione popolare si fondono in un unico grande spettacolo.

Nel Sannio, invece, c’è Foglianise, dove il grano diventa materia prima per vere e proprie opere d’arte. La Festa del Grano è una delle manifestazioni più caratteristiche dell’estate sannita. Carri e manufatti realizzati utilizzando le spighe raccontano il rapporto antico tra la comunità e la terra.

La grande sfilata diventa così una celebrazione del raccolto, del lavoro agricolo e dell’abilità degli artigiani locali.

Il grano è dunque un filo invisibile che attraversa gran parte dell’entroterra campano. Non è soltanto un prodotto della terra, ma diventa memoria, devozione, identità.

A Campagna il Ferragosto si festeggia con l’acqua

Accanto al grano c’è l’acqua. Non quella salata delle spiagge napoletane, della Costiera o delle isole, ma quella del fiume Tenza, che invade i vicoli di Campagna, nel Salernitano.

La storia della “Chiena” nasce secoli fa dal profondo legame tra Campagna e il Tenza. Già nel XVII secolo le sue acque venivano deviate lungo le vie del centro storico per ripulire le strade del paese.

Da semplice necessità quotidiana, questa pratica è diventata negli anni un simbolo dell’identità collettiva di Campagna e un’occasione per divertirsi con le tradizionali “secchiate”.

Le strade diventano così il teatro di una festa che unisce tradizione, spettacolo e partecipazione popolare. E nella notte del 16 agosto, con la suggestiva Chiena di Mezzanotte, l’acqua torna protagonista nel centro storico illuminato, in un’atmosfera sospesa tra passato e presente.

La festa dei campanili e delle comunità

Sono feste che raccontano un’altra Campania: quella dei campanili illuminati, delle bande che attraversano i vicoli, delle famiglie che si ritrovano, dei pranzi preparati per decine di persone, delle processioni che attraversano i centri storici e delle tradizioni che resistono perché continuano a essere vissute, non semplicemente ricordate.

Nel Ferragosto campano c’è anche una dimensione più intima, fatta di veglie, candele, preghiere e piccoli rituali legati alla vigilia dell’Assunta.

Una religiosità popolare che si intreccia con la storia stessa del Ferragosto, perché la festa del 15 agosto, nella tradizione cristiana, si sovrappone a un periodo dell’anno già ricco di celebrazioni e ricorrenze legate al mondo agricolo e al calendario romano.

È il Ferragosto della Campania meno conosciuta, quella che non si misura in chilometri di costa, ma nella capacità di una comunità di ritrovarsi intorno alle proprie radici.

E forse è proprio qui che si nasconde uno dei volti più autentici dell’estate campana.