Non toccare salina

35

di Ugo Righi

Sono nell’isola di Salina nelle Eolie e sto abbandonando la lettura degli orologi per tentare quella delle nuvole come mi accade qualche volta in qualche luogo.
Girare molto e poi tornare in un posto scoprendo che è come una prima volta perché quello che trovi lo avevi già visto, ma è sempre una prima volta: ecco il mistero che, come diceva Saramago, evidenzia “l’ombra che non c’era e la pietra che ha cambiato posto.”
Mentre provo a fare l’elenco delle cose che in questo luogo sono straordinarie, mi accorgo che conto qualcosa che non può essere contato.
Provo a contare l’intangibile, l’effetto di quello che vedo, gli effetti collaterali, le combinazioni, e concludo che quello che conta non può essere contato. Come il signor Palomar che si ostinava a provare a contare le onde.
Allora, mi si potrebbe dire, è inutile che ne parli, ma voglio farlo ugualmente, per rivivere ancora e far muovere il desiderio per altri, ma con alcune raccomandazioni e una su tutte: se andate a Salina per favore non toccatela!
Questa isola è buona per sognare, ma occorre non toccarla, occorre imparare una forma di vicinanza che non tocca l’oggetto d’amore, per liberare le idee e l’emozione.
La bellezza, infatti, non consiste in qualcosa che è in se stessa, ma in quello che provoca a chi la guarda:
Al sogno del sogno che continua riproducendosi e declinando forme di sogni diversi.
Per questo non bisogna toccare la bellezza: se toccherai la bellezza, farai morire il sogno e la bellezza è (solo) quello che rimarrà.
Me ne sono accorto nel cogliere un fiore nato spontaneamente.
Non dovevo farlo!
Occupava un posto nello scenario ed era inserito perfettamente in una cornice che dava equilibrio al panorama.
Togliendolo me ne sono impossessato, ma ho perso una parte della bellezza e quindi del sogno.
Ora il fiore occupa la mia attenzione, ma non è più come prima perché ho toccato e mi sono avvicinato troppo e il fiore, alla fine, nelle mie mani e messo in quel vaso è un’altra cosa.
Mi ricordo quando mio nipote Nicolò a tre anni a Kauai vedendo l’arcobaleno chiese di toccarlo.
La sua mente innocente vedeva perfettamente la bellezza ed era talmente vera che chiedeva una cosa impossibile tanto ne era vicino.
Salina è arte naturale che per intenzionalità, divina, è stata messa qui e dove le azioni umane ancora non ne hanno intaccato la bellezza.
È come una frattura nel tempo che ne sta conservando l’incanto, ha un senso nascosto con una sua “verità” che chiede di essere scoperta ma, come dicevo, avvicinandosi con lentezza e non completamente e soprattutto non toccandola.
Questo territorio sa parlare di sé, ha una memoria celata tra storie perse nel tempo che può arrivare a chi ha olfatto emotivo e visione poetica.
Non ci sono tracce visibili occorre seguire le orme dei voli degli uccelli, perché i ricordi sono persi tra i rami degli alberi e sulle rive del mare.
L’identità chiede di svelarsi a chi mentre la cerca la inventa architettando spazi di vita che ne svelino l’anima
Solo chi ha una mente ecologica può vedere l’ecologia dell’ambiente: ognuno avverte la bellezza e il benessere con le proprie propensioni di sensibilità; ma qui per trovare l’anima del posto occorre avere generosità immaginativa e un’estetica della coltivazione creatrice; dove poesia, razionalità, arte, emotività, siano combinate in modo tale che la bellezza sia difesa e non si consumi attraverso l’uso cannibalesco che nei fatti la distrugge.
Lo so è complicato ma l’unica strada è quella dell’educazione e della cultura, che deve insegnare la bellezza per poterla conservare.
Quindi Salina, ma come moltissimi altri posti belli della terra, non è per tutti, è per chi vuole lottare contro l’offesa, l’oscenità della bruttezza che vuole imporre il suo dominio mortale attraverso inquinamenti di ogni tipo (rumore, sporcizia, male educazione, ecc.). La sensibilità e la civiltà consentono di scoprire e ri-scoprire, nascere e ri-nascere, amare e amare ancora luoghi che sono un’occasione di vita dove la memoria estetica è un possibile ponte emotivo capace di collegare l’energia del corpo in movimento, con un nutrimento estetico da scoprire e inventare permanentemente.
Ma mi raccomando non avvicinandosi troppo e soprattutto non toccare.