Nord in ripresa, Sud alla deriva Record di fallimenti in un anno

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IL MEZZOGIORNO sprofonda. Record di fallimenti delle aziende, famiglie sempre più in difficoltà, impennata senza freni della disoccupazione. E’ un quadro desolante quello presentato in settimana dalla Fondazione Curella, in collaborazione con l’Università di Palermo e la società Diste Consulting. IL MEZZOGIORNO sprofonda. Record di fallimenti delle aziende, famiglie sempre più in difficoltà, impennata senza freni della disoccupazione. E’ un quadro desolante quello presentato in settimana dalla Fondazione Curella, in collaborazione con l’Università di Palermo e la società Diste Consulting. Il divario tra Centro Nord e Sud aumenta a dismisura e non sembra ci siano, all’orizzonte, soluzioni per risolvere il problema. Nel confronto tra macroaree i fallimenti al Sud sono superiori del 50 per cento, il tasso di occupazione inferiore del 13 per cento e quello di disoccupazione più elevato del 7 per cento. Le famiglie povere, nel meridione, sono un milione in più che al Nord. Un deserto produttivo Su 62mila imprese fallite in Italia nell’ultimo anno 3mila e 700 sono nel Mezzogiorno, dove stretta creditizia, economia stagnante, istituzioni assenti contribuiscono più che altrove al disastro. Devastante il confronto con gli anni precedenti: aumento dei fallimenti di imprese nella misura del 7,3 per cento nel raffronto tra 2013 e 2012 e addirittura del 54 per cento se si guarda all’ultimo quinquennio. Cià significa che dal 2009 a oggi il Sud vive un inesorabile declino produttivo e occupazionale senza che qualcuno si preoccupi di individuare delle soluzioni. Negli ultimi cinque anni chiudono i battenti poco meno di 60mila aziende e rimangono senza lavoro circa 600mila persone. Un dramma senza fine che si ripercuote sulla vita delle famiglie, sui consumi e sul tessuto sociale di una realtà, il Mezzogiorno, vicinissima alle regioni più in crisi dell’area Euro. Poveri in aumento La crisi influisce ancora di più sui redditi delle famiglie. Sono milioni i cittadini indigenti nel meridione. In Italia ci sono 4 milioni 800 mila persone in condizioni di povertà assoluta (8 per cento della popolazione) di cui oltre la metà residenti nel Sud e Isole (circa due milioni 350 mila, l’11,3 per cento) e 2 milioni 450 mila nel Centro-Nord (6,2 per cento). Nel Mezzogiorno, comunque, quasi la metà dei residenti (48 per cento) è a rischio di povertà ed esclusione sociale. La più bassa inflazione nazionale del prezzo dell’energia, l’eliminazione dell’Imu e la riduzione del costo di alcuni servizi non hanno influito più di tanto sui redditi reali delle famiglie, ridotti all’osso dal decremento dell’occupazione, conseguenza diretta della chiusura di molte imprese. Immaginare uno scenario di ripresa, in questo contesto, è impossibile. L’occupazione crolla – Il divario tra Sud e resto d’Italia è evidente leggendo i dati sull’occupazione. A fronte di un tasso di persone con impiego del 55,3 per cento in Italia si registra un dato di appena il 42 per cento nelle regioni del Mezzogiorno. E ancora: la disoccupazione in Italia sale al 12,9 per cento mentre al Sud raggiunge quota 19,7 per cento, sempre per effetto dell’elevato numero di attività produttive costrette a chiudere i battenti. In totale, nel meridione, sono 620mila i posti di lavoro persi e bisogna andare indietro di 35 anni per trovare una situazione più critica. Interessante la valutazione degli esperti, secondo i quali “la fase di recessione sembra essersi arrestata anche se la ripresa non è ancora percepita dalle imprese e dalle famiglie”. Che stanno sempre peggio. “Non si scorgono segnali di un durevole rilancio dell’attività produttiva – è l’analisi conclusiva – trainato dai consumi, dagli investimenti e da nuovi flussi di credito alle imprese. Per effetto della crisi migliaia di lavoratori sono stati eliminati dai processi produttivi e molte categorie di mansioni e di professioni si sono ridimensionate”


LA CRISI DELLE AZIENDE • Imprese fallite in Italia: 62.000 • Imprese fallite al Sud: 3.700 • Variazione rispetto anno precedente: 7,3% • Variazione rispetto quinquennio precedente: 54% • Imprese fallite nell’ultimo quinquennio: 59.600 • Posti di lavoro persi nelle imprese: 620.000 • Aumento del numero di disoccupati: 640.000