Nuova era per le diagnosi in arrivo l’ago sensorizzato

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Nanotecnologie fotoniche e scienza dei materiali fanno sintesi rivoluzionando uno dei più delicati settori della diagnostica medica. Non si tratta di scenari futuribili ma di un progetto già in fase di sperimentazione, peraltro rigorosamente made in Campania. A tracciare i nuovi scenari della diagnosi tumorale sono infatti gli esperti in nanotecnologie dell’Università del Sannio (Antonello Cutolo e Andrea Cusano), in collaborazione con i ricercatori del Cnr di Napoli (Menotti Ruvo per gli aspetti biochimici, Emanuela Esposito per la fisica, Anna Borriello per la chimica) e, per la fase di testing, i medici del II Policlinico Annamaria Colao e Paolo Macchia. Realizzato nell’ambito del progetto “Nadia”, parte della più ampia misura regionale “Smart Health”, il prototipo sviluppato dai ricercatori campani consiste in una nuova tecnica per la rilevazione dei markers tumorali della tiroide, tecnica che di fatto si traduce in una piattaforma tecnologica potenzialmente estendibile anche ad altri tipi di tumore. La tecnica rileva la presenza di markers tumorali nei linfonodi della tiroide attraverso una semplice puntura con un ago tradizionale consentendo di effettuare analisi in linea ed in tempo reale (nella stessa sala del prelievo) bypassando completamente tempi di attesa molto più lunghi. Il risultato è stato reso possibile attraverso un progetto fortemente interdisciplinare che coniuga nuove nanotecnologie fotoniche sviluppate presso l’Università del Sannio con i nuovi materiali e biomateriali sviluppati presso il Cnr e le tecniche di diagnostica clinica in corso di sperimentazione presso il nuovo policlinico. L’interdisciplinarità del team, così come l’ambizione del progetto è senz’altro uno dei frutti più riusciti dello sforzo di razionalizzazione della ricerca avviato dall’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e dal suo vice, nonché assessore alla Ricerca, Guido Trombetti, attraverso la creazione di società consortili pubblico private (distretti e laboratori). In questo modo si è infatti finalmente data una cornice istituzionale alla tanto invocata collaborazione tra enti pubblici ed aziende. È da questa collaborazione che, non a caso, nasce la Scarl Top-In (Tecnologie Optoelettroniche per l’Industria) primo laboratorio pubblico-privato in Italia nel campo della fotonica e delle nanotecnologie. Guidato da Antonello Cutolo, ordinario di Elettronica e Fotonica presso l’Università del Sannio, Top-In lavora sulla frontiera della sensoristica in fibra ottica, dal monitoraggio ambientale a quello antisismico, fino alla diagnostica clinica. Ed eccoci a “Nadia”, progetto che vede anche la partecipazione degli ingegneri opto-elettronici dell’ateneo sannita Marco Consales, Armando Ricciardi e Marco Pisco. Il sistema, in fase di brevettazione, è basato sull’uso innovativo di sensori in fibra ottica integrati con materiali polimerici e biomolecolari nanostrutturati, e consente, attraverso una innovativa tecnologia fotonica, l’analisi immediata dei liquidi prelevati accertando l’eventuale presenza della tiroglobulina (markers dei tumori tiroidei). Diventa pertanto concreto lo scenario da tempo auspicato di accertare l’eventuale attività cancerosa attraverso sistemi totalmente automatici in grado di operare sia in vitro che in regime di flusso. L’estensione della tecnica ad altri tipi di tumore è in fase di studio. Si tratta di una potente innovazione che apre la strada a nuove tecniche di diagnostica basate su biopsie in vivo realizzate direttamente all’interno di aghi medicali con tempi notevolmente ridotti rispetto alle tecniche convenzionali. Le potenzialità innovative del network della ricerca campana sono evidenti. Dato ancor più significativo e, per certi versi, emblematico della ricerca basata su sensori a fibra ottica è il fato che ricade nell’anno internazionale della luce inaugurato dall’Unesco. Quale modo milgiore per celebrarlo?

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