Nuova geografia criminale, ricerca della Federico II. Cantone: Lavoro all’avanguradia

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C’è la nuova geografia criminale di Napoli e della Regione, i suoi rapporti con l’imprenditoria, nella ricerca curata dal Lirmac, Laboratorio interdisciplinare su mafie e corruzione, del Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II. I risultati dell’indagine sono confluiti nel volume “Affari di Camorra, famiglie, imprenditori e gruppi criminali”, presentato stamattina nell’aula Pessina con la partecipazione di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione e magistrato-simbolo della lotta alle mafie, e di Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia. 

Nella ricerca, un team interdisciplinare di storici, sociologi, aziendalisti, giuristi, psicanalisti, propone di allargare la prospettiva di lettura del fenomeno della criminalità organizzata campana ai più disparati ambiti del sapere. Nel prendere la parola, il rettore Gaetano Manfredi ha osservato come “spesso alcuni comportamenti deviati derivano da una non conoscenza dei fenomeni. Noi stiamo portando avanti un lavoro molto intenso proprio per fare in modo che i nostri studenti siano a conoscenza di questi fenomeni, così da essere i futuri professionisti in grado di garantire la legalità nel nostro territorio”. Parole di elogio da Cantone: “Questa ricerca è molto interessante perché si occupa di vedere il rapporto con i vari pezzi della società. Una parte, ad esempio, riguarda quello con il mondo delle professioni, dell’impresa, e del rapporto con zone diverse dalla Campania. Una lettura della camorra molto attuale, sarebbe stato difficile presentarla in un momento migliore di questo. Va dato atto all’Università di essere anche in grado di leggere i cambiamenti mentre avvengono e non sempre dopo”. 

Analoga la riflessione di Rosy Bindi: “È un lavoro molto serio fatto dall’Università. Offre elementi di conoscenza dei fenomeni criminali e contribuisce a creare, attraverso la conoscenza, una cultura della legalità con la quale i cittadini più formati possono rispondere, con i principi della Costituzione, all’assalto dei poteri mafiosi. È un contributo alla città molto importante”. Per la Bindi, protagonista negli ultimi mesi di duri interventi sul fenomeno mafioso in Campania spesso oggetto di polemiche, “il primo grande passo è ammettere che le mafie ci sono, il secondo è conoscerle, il terzo combatterle. È importante che le università approfondiscano e insegnino questo tema. Bisognerebbe istituzionalizzare questi corsi”.