Nuovi posti di lavoro con la rivoluzione dei robot

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Due studi recenti, dell’Ocse e del World Economic Forum, affermano entrambi un fatto a dir poco allarmante. Molti posti di lavoro saranno presto scalzati via dai temuti robot. In Italia un posto di lavoro su due è a rischio di automazione. E ancora secondo il Wef, entro il 2025 le macchine svolgeranno più mansioni delle persone: 52% contro 48%, per ore lavorate. Uno scenario che può apparire inquietante, quello che vede le macchine e l’intelligenza artificiale avere il sopravvento sugli esseri umani, anche se ancora il rapporto uomo-macchina rimane 70-30. La cosa più scontata da dire è quindi che i robot sostituiranno i lavoratori. Invece no. Al contrario, la “rivoluzione dei robot” servirà alla creazione di 133 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2022. A fronte dei 75 milioni di posti che andranno persi perché sostituiti da macchine o algoritmi, al netto si avranno 58 milioni di posti. Anche se il saldo per l’occupazione rimane comunque positivo, si prospetta un vero terremoto per la forza lavoro. Ci saranno grandi cambiamenti nella qualità, nel luogo, nel format e nella durata dei nuovi posti. Le mansioni meno a rischio sono quelle dei lavoratori con un’istruzione universitaria, del settore dei servizi che si svolgono in luoghi ad alta urbanizzazione. Sono viste in declino, invece, spiega l’Ocse, le mansioni basate sulla destrezza e sulla precisione manuale, il controllo di qualità, il coordinamento e la gestione del tempo, la gestione del personale, le mansioni basate sulla lettura e sulla scrittura, la gestione delle risorse finanziarie e materiali. Nella classifica delle competenze più richieste all’orizzonte del 2022 ci sono il pensiero analitico e l’innovazione, la creatività, l’originalità e l’iniziativa, la programmazione e il design tecnologico, la leadership e l’influenza sociale, l’intelligenza emozionale, l’analisi e la valutazione di sistemi, la capacità di risolvere problemi complessi. Insomma tutti quei lavori dove il valore aggiunto dell’uomo rimane indispensabile e insostituibile. Come difendersi? La sfida più urgente per aziende e lavoratori rimane la formazione. Entro il 2022 ogni lavoratore in media avrà bisogno di 101 giorni di apprendimento, sottolinea il Wef. E le imprese faranno sempre più ricorso a consulenti esterni altamente specializzati e alla ricerca del talento. Se ben gestita – secondo il Wef – la combinazione di formazione e l’incremento delle mansioni può creare l’opportunità per una nuova crescita a maggiore produttività. Il compito di governi, aziende e anche lavoratori è quello di collaborare per contrastare la “rivoluzione dei robot”, che comunque non sarà indolore per il mercato del lavoro e che va affrontata fin dal sistema scolastico.