Nutrimento d’esistenza, la Cura oltre Heidegger

230

Sentirsi in una relazione di cura è una necessità ineludibile che ci accompagna per tutto il tempo della vita” perché senza cura la vita non può fiorire. Ne è certa l’ordinaria di Epistemologia della ricerca Luigina Mortari, autrice di “Filosofia della cura”. L’aver cura di sé consente l’esistenza individuale, tuttavia la cura di sé ha necessità del nutrimento che viene dal ricevere cura da altri. La bisognosità dell’altro si manifesta nel neonato con l’attaccamento alla figura materna, per ricomparire sotto diverse forme nel corso della vita: si cerca l’amico con cui condividere l’essenziale dell’esperienza dell’anima, l’amante con cui sentirsi tutt’uno, il compagno di azione per un progetto politico. L’essere umano non è monade, il suo essere è reticolare, intimamente connesso con l’essere degli altri. Nell’Etica Nicomachea Aristotele parla dell’essere umano come di un ente per natura politico, proprio perché sta con i molti altri che danno vita alla città. Per tale ragione la cura per l’altro è un valore grande, da incentivare nella nostra società liquida. “Il mondo sarebbe un luogo migliore se tutti noi ci curassimo di più gli uni degli altri”. La difettività della cura, l’indifferenza, il quotidiano qualunquismo possono comportare la scomparsa della civiltà. Socrate spiega che l’arte del governare bene prevede l’epimeleia, ossia l’“aver cura” della città, immergendola nel buono. Tale sollecitazione etica dovrebbe generare a tutt’oggi gesti e comportamenti quotidiani di cura e rispetto per il comune ambiente di vita. Anche la formazione non va concepita come una trasmissione di idee dal docente al discente ma come impegno a coltivare in chi apprende una precisa postura della mente: “voltata dalla parte giusta” verso cose “degne di valore”. Prendersi a cuore la vita, quindi, non significa solo procurare cose per conservarla, ma anche aver cura dell’anima affinché acquisisca la migliore forma possibile in un orizzonte di senso. Nella favola della Cura riportata da Heidegger si parla della cura come di una persona che impasta argilla, cioè che agisce, fa qualcosa, dà forma all’essere. Così papa Francesco, quando si occupa dei condannati a morte, dei divorziati risposati, degli emarginati di Scampia, invita a incentivare le pratiche di cura e di tessitura dell’esistenza affinché possa rifiorire una civiltà più umana e attenta ai deboli.