Obesità giovanile, monito di Studio Vizzino e Aniad: controllo diretto sulle mense scolastiche

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Definizione dell’obesità come malattia sociale, ripristino della figura del medico scolastico, controllo diretto sulle mense scolastiche: sono alcune delle misure proposte dai sottoscrittori di una lettera denuncia sull’obesità infantile inviata a Ministero della Salute, Regione Campania, Ufficio Scolastico Regionale e altri enti competenti in materia. L’analisi e le firme sono quelle degli avvocati dello studio legale associato Vizzino, in particolare Riccardo Vizzino e Maria Augusto nonché del dott. Pasquale Fornaro e di Alessio Liguori, presidente di Aniad Campania (leggi anche qui http://ildenaro.it/professioni/sanita/227-sanita/84937/diabete-allarme-di-aniad-colpisce-bimbi-campani-gia-a-10-anni).
Nella lettera, dati alla mano, i sottoscrittori approfondiscono il fenomeno sempre più preoccupante della cattiva alimentazione e le conseguenze nefaste sulle nuove generazioni ma avanzano alcune precise proposte con l’auspicio che possano diventare quanto prima disegni di legge all’esame di Parlamento e Regione.
Le misure richieste sono quattrodici. Nove, da definire con legge nazionale, sono quelle di definire l’obesità come malattia sociale; inserire l’educazione alimentare nel normale curriculum scolastico di ogni grado; abolire l’installazione di distributori di snack e bevande dolcificate nella scuola, favorendo l’inserimento di distributori di frutta; ripristinare la figura del Medico Scolastico che possa effettuare programmi di sorveglianza nutrizionale per monitorare il trend della prevalenza e gli effetti degli interventi di prevenzione; predisporre finanziamenti adeguati per programmi di prevenzione a livello nazionale; vietare gli spot pubblicitari di alimenti diretti ai bambini; elevare tasse su alimenti e bevande ricchi di grassi e ridurle su frutta e verdura; incrementare gli spot pubblicitari sulla prevenzione; istituire un controllo diretto sulle mense scolastiche.
Con legge regionale si aggiungono altre cinque proposte: istituire i Centri di Educazione Alimentare e Benessere alla Salute che promuovono ogni anno programmi attuativi locali di informazione ed educazione alimentare;essi avranno  sede presso i Comuni della Regione e si avvalgono dell’assistenza tecnica delle Ausl territoriali con il coordinamento del Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale della Regione e del Centro regionale di educazione alimentare e benessere alla salute; incoraggiare e permettere l’uso delle palestre, nel tempo non scolastico, da parte di organizzazioni sportive allo scopo di permettere a studenti non abbienti di praticare attività sportiva a basso costo o gratuitamente; implementare la costruzione di impianti e spazi verdi attrezzati nei centri urbani; promuovere un collaudato modello alimentare, lo stile di vita mediterraneo, il recupero di tradizione e cultura che la moderna medicina nutrizionistica indica come esemplare al mondo intero; garantire un controllo diretto sull’operato degli assistenti sociali.
“La realizzazione di un risultato efficace richiede l’integrazione ed il coordinamento a livello regionale e nazionale” c’è scritto nella lettera che termina con una forte presa di posizione. “In assenza di ogni riscontro in merito – vi si legge – profilandosi chiare inadempienze e violazioni normative, sotto il profilo della responsabilità civile, non si esiterà ad agire compulsando le competenti Autorità Giudiziarie per la tutela anche risarcitoria dei diritti e degli interessi dei cittadini come singoli e come categoria”.