Obiettivi per il 2018? La casa-museo di Enrico Caruso

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in foto Enrico Caruso, tenore

1.
Bilancio di un anno, prospettive per il nuovo: questo il leit motiv di ogni riflessione di questi giorni. Con grande sollievo dei miei sette consueti lettori, mi sottrarrò a questo trito esercizio. C’è un minimo comune denominatore che domina l’anno che va a chiudersi e rischia di esserlo anche per quello a venire: il degrado e la violenza. Parlo delle persone, dei nostri comportamenti, individuali e collettivi. E non solo della nostra città, segnata da “stese” e violenza di ogni forma, che non risparmia neppure l’albero di Natale della Galleria. Il quadro disperante di una gioventù che non trova più riferimenti, neppure nelle famiglie e nella scuola. E neppure nella Chiesa, che appare “chiusa” a difendersi… da Papa Francesco, che ha avuto l’ardire di riscoprire il Vangelo. Il suo messaggio di Amore. Così difficilmente il suo Magistero viene citato nelle lunghe omelie domenicali di troppi sacerdoti. Sono sfortunato, salvo qualche bella eccezione, di ascoltare prediche improbabili. Mi è capitato di ascoltare una omelia dedicata alla “non” accoglienza dei migranti, in perfetto allineamento con le bravate di Salvini Matteo. Mi capitò di dire ad un vicino di sedia in chiesa: “se lo ascoltasse il Papa lo caccerebbe su due piedi”. La tragedia è che quel parroco non è il solo a fare questi, ed altri, ragionamenti, che poco hanno a che vedere con il Vangelo, che pure è il fondamento della Fede Cattolica. E della Chiesa Cattolica. Ed è Papa Francesco che rischia di essere… espulso da questa Chiesa, che proprio non riesce a riformare ed a riportare al Vangelo. E così, mi ripeto, potremmo ritrovarci, nel 2018, con un altro Papa Emerito, che, però, non si fermerà a Roma, ma se ne tornerà in Argentina. Tutto questo contribuisce a “formare” la fotografia, che dell’Italia ha fatto il Censis: migliora la condizione economica di tanti, non di tutti, ma cresce anche l’odio ed il rancore fra le persone ed addirittura nelle famiglie. Di tanto sono spesso dolente, e deluso, testimone. Tanti, troppi, non solo delle giovani generazioni, hanno perso la gioia del parlarsi, del guardarsi negli occhi, di darsi la mano. Corrono fra social, chat (si dice così?!), WhatsApp, in un desiderio, a volte improbabile, di essere “moderni”, aggiornati sulle diavolerie futuriste. La Bellezza e l’Amore dove si sono nascosti? Quale angolo remoto dell’animo umano occupano? Abbondano le descrizioni di tanti meno che maggiorenni di Napoli, anche di quella bene, che ostentano foto da duri, linguaggio da “Gomorra”, tatuaggi espliciti. E la pena, non la condanna, non il giudizio, la pena, il dolore aumenta. La nostra generazione che è cresciuta nel segno della speranza, del progresso, anche civile, nell’orrore per la guerra, nella cultura della Pace si trova, forse anche per sua responsabilità, a lasciare a figli e nipoti un mondo peggiore di quello che ha ereditato. Da padri, da genitori saggi, laboriosi, responsabili, buoni e generosi. Di tutto questo è specchio la cosiddetta classe dirigente, sulla quale non spenderò una parola. Ho avuto il privilegio di vivere in un mondo di grandi, in Europa ed in Italia. Per non dire del piano personale. Non sprecherò neppure una parola a fare paragoni e nomi. Di quel tempo. E di questo. Ci resta il piano individuale. Dico spesso che se due persone si “trovano”, non si “perdano”, perché forse altre persone non riusciranno a trovare. Certo, uno con il mio percorso, non può essere pessimista e rassegnato. So ben vedere i “fiori” che anche in questo campo frastagliato spuntano rigogliosi e ben colorati. Sul piano individuale e su quello collettivo. Così, continuerò a coltivare Amore, Amicizia, Bellezza. E tentare di “costruire” ancora nel segno di quei valori. Mi interessano, e guardo con ammirazione, persone ed Associazioni che si impegnano in questa direzione, di cui ad un interesse recente, per me, verso il FAI. Nuovo impegno, senza dimenticare, con puntiglio crescente, quello che sarà l’ultimo obiettivo da coltivare: evitare, non per responsabilità del suo generoso proprietario, che la casa natale di Enrico Caruso, a Via San Giovanniello n°8, perda la sua identità se non verrà acquistata. L’obbiettivo, e l’augurio per il nuovo anno: acquisirla, possibilmente al patrimonio pubblico e realizzare lì un museo dedicato a questo grande cittadino di Napoli e del Mondo.

2.
Per il Nuovo Anno l’augurio: che gli Uomini sappiano “costruire” un Mondo Nuovo di Pace e di Amore secondo il sogno di Isaia.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare. (Isaia 11,6-9)