Occupazione senza ripresa?

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Sono di ieri i dati diffusi dall’Istat che certificano, dopo dieci anni, che l’Italia recupera e supera i livelli pre-crisi per numero di occupati. Ora il tasso di occupazione è del 59,1%, lo stesso registrato nel secondo trimestre del 2008. Le persone che hanno un lavoro sono tante quante prima della crisi e sono stati recuperati tutti i posti persi negli anni più difficili dopo il crac di Lehman Brothers. Analogamente, anche il tasso di disoccupazione segna un risultato positivo, scendendo al 10,7%, il valore più basso da sei anni.
È singolare però che questi dati non corrispondano ad un eguale andamento della crescita nel nostro paese. Già da tempo si sente parlare di rallentamento del PIL, di frenata, se non addirittura di inversione della tendenza. Infatti, nell’ultimo anno, la crescita si è dimezzata. Da un +0,4% a un +0,2%. È bene sottolineare però che è ancora positivo, ma sicuramente più flebile. Andando a ritroso sul sito dell’Istituto di statistica, è dal 2014 che il PIL trimestrale ha davanti un segno +.
Potremmo definire questa situazione occupazione senza ripresa? Come quando un anno fa si parlò di ripresa senza occupazione? In questa ultima circostanza si assisteva ad un PIL in costante miglioramento con i dati sull’occupazione che invece erano a dir poco altalenanti. Nonostante il paese avesse fatto una controversa riforma del lavoro, il jobs act, e avviato una serie di sgravi fiscali sulle assunzioni dei giovani, i risultati di quelle riforme tardavano ad arrivare.
Quali sono le ragioni di queste contraddizioni? Potrebbero essere complesse e molteplici. Nel primo caso, la tenuta del sistema alla crisi è da ricondurre alla tempra dell’export delle pmi italiane. Il mercato forte non è stato quello domestico ma quello estero e ha permesso di mantenere un livello di crescita del PIL nonostante le gravi crisi aziendali, delle piccolissime e di alcuni grandi gruppi, che hanno fatto segnare un calo dell’occupazione. Inoltre le riforme sopra citate non hanno dato risultati visibili da subito.
Nel secondo caso, invece, le ragioni sono tutte da appurare. Sicuramente però il jobs act, tanto caro alle imprese, sta dando i suoi primi frutti. Per questo i dati sull’occupazione stanno provando ad invertire la tendenza. Mentre la produzione industriale fa registrare i primi cali. Ma qui la domanda può essere: che tipo di occupazione sta crescendo? È di qualità? È stabile? Adesso siamo di fronte ad una nuova riforma, il decreto dignità, e magari sul lungo periodo, e se il tessuto industriale farà leva sulla sua eterna resilienza, potremo forse assistere ad una ripresa più solida e duratura del nostro paese.