Occupazione, Svimez: In Campania lavora solo una donna su 3. E guadagna 300euro in meno di un uomo

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Meno di una donna su tre che vive in Campania ha un lavoro. Sempre più spesso si tratta di un’occupazione poco qualificata e con un salario inferiore fino a 300 euro rispetto a quello degli uomini. E’ quanto emerge dai dati diffusi dallo Svimez che anticipano gli aggiornamenti di una ricerca che sarà pubblicata domani, in occasione dell’8 marzo, sulla condizione delle donne nel Sud. E’ proprio il lavoro il principale elemento costitutivo del gap che separa le donne del Mezzogiorno da quelle del Nord. In Campania il tasso di occupazione femminile sfiora il 30% con la Regione che si colloca tra le ultime quattro in classifica insieme a Puglia, Calabria e Sicilia. Con una media del 30%, il Sud e’ tra le Regioni con un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa: la media Ue, infatti, è di 35 punti percentuali piu’ alta. “Il tasso d’occupazione femminile tra 15 e 64 anni in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria – rileva Svimez – e’ addirittura piu’ basso della Guiana francese, dell’Estremadura spagnola, della Tessaglia e della Macedonia in Grecia, e perfino dell’enclave spagnola di Melilla in Marocco”.
Il quadro non cambia se dalla dimensione quantitativa si passa a quella qualitativa. Per lo Svimez, infatti, persistono al Sud “fenomeni di discriminazione nelle tipologie di lavoro, segregazione professionale, oltre a una ricomposizione a favore di eta’ piu’ anziane quale conseguenza delle riforme pensionistiche”.
Se nel 2018 sono state 3,5 milioni le donne che hanno svolto lavori qualificati, di queste, appena 851mila sono meridionali, meno di un quarto del totale. E’ proprio il Sud a trainare l’Italia in fondo alla classifica dell’Eurostat pubblicata oggi sulla quantità di donne manager nei Paesi del vecchio continente. In Italia, infatti, le donne rappresentano meno di un terzo dei manager (29%), sopra solo a Lussemburgo e Cipro, e il 9% dei dirigenti (fanno peggio solo Austria e Cecenia).
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: meno donne che lavorano al Sud ma, soprattutto, svolgono mansioni prevalentemente dequalificate. Anche il tasso d’occupazione femminile per le donne in possesso di laurea è piuttosto basso nel meridione: appena il 63,7%, contro una media dell’81,3% in Europa mentre il Centro-Nord è all’81,8%. Le donne laureate sono inoltre penalizzate anche dal punto di vista retributivo: una donna laureata da quattro anni che lavora al Sud ha un reddito medio mensile netto di 300 euro inferiore a quello di un uomo (1000 euro contro 1300).
A livello nazionale il differenziale è di poco inferiore circa 250 euro. La scarsa partecipazione femminile per lo Svimez “e’ connessa all’incapacita’ delle politiche italiane di welfare e del lavoro di conciliare la vita lavorativa a quella familiare, causando anche incertezza economica e una modifica dei comportamenti sociali, tra cui la riduzione del tasso di fertilita’ delle italiane”. Nell’ultimo decennio le donne meridionali sono passate dai tassi di fertilita’ molto piu’ elevati rispetto a quelle del Centro-Nord a tassi sensibilmente piu’ bassi: 1,29 figli per donna al Sud rispetto a 1,34 nelle regioni centrali e settentrionali.

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