Ocse: Cida, non credere nel falso mito della ‘patrimoniale’

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Roma, 12 apr. (Labitalia) – “L’Ocse ha analizzato in dettaglio quanto la crisi economica abbia ampliato e acuito le diseguaglianze sociali e ‘suggerisce’ l’uso della patrimoniale come modo veloce di ridurre tale divario: spero vivamente che a nessuna forza politica venga in mente di intravvedere una scorciatoia laddove si palesa, al contrario, un salto nel precipizio del disastro economico”. Lo afferma Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità pubbliche e private, commentando il rapporto dell’Ocse pubblicato oggi.

“Gli italiani sono da sempre un popolo di risparmiatori, e questa propensione ha garantito pace sociale e un tenore di vita crescente nel tempo. La crisi economica degli ultimi anni ha scosso profondamente il nostro modello sociale e creato nuova povertà e larghe sacche di precariato e disoccupazione. Ma la ‘cura’ non può essere certo l’introduzione di una patrimoniale, perché darebbe il colpo di grazia ai nostri conti e cancellerebbe quel poco di fiducia che ancora gli italiani nutrono verso le istituzioni”, spiega il presidente Cida.

“Gli ultimi dati del Mef sulle dichiarazioni dei redditi 2017 e relative al periodo di imposta 2016 – continua Ambrogioni – attestano che circa 13 milioni di soggetti non versano l’Irpef e che, sull’altro lato della scala sociale, i contribuenti con un reddito complessivo maggiore di 300 mila euro (tenuti al pagamento del contributo di solidarietà del 3% sulla parte di reddito eccedente tale soglia) sono circa 35.000, cioè lo 0,1% del totale contribuenti, per un ammontare complessivo di 321 milioni di euro (circa 9.439 euro in media)”.

“Allora, non bisogna cadere in pericolose fughe in avanti e farsi tentare da polverose suggestioni marxiste -avverte Ambrogioni- superate dalla storia e dall’esperienza dei Paesi industrializzati più avanzati. La via da percorrere per colmare gli squilibri sociali è altra: lotta all’evasione, pubblica amministrazione efficiente, sistemi di welfare aziendale e nuove forme di finanziamento per tutelare indigenti e incapienti. Manager e dirigenti respingono al mittente ogni tentativo di dividere la società fra ricchi e poveri. I privilegi non appartengono a chi ha redditi elevati in quanto frutto di lavoro, competenza e professionalità, ma a chi lucra sull’inefficienza del sistema fiscale e a chi specula grazie alla mancata regolazione di una finanza corsara e spregiudicata”.

“Il governo, che ci auguriamo venga a breve costituito, deve lavorare per ridurre la pressione fiscale su lavoratori, imprese e pensionati, tagliando le spese improduttive e scommettendo sulle competenze di chi ha sempre operato per la crescita e la competitività del sistema-Paese. Non è più tempo di giocare d’azzardo”, conclude Ambrogioni.

Cida è la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato.