Oggi i dati sul lavoro negli Usa

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Il punto. Il Ftse Mib segna -0,79%, il Ftse Italia All-Share -0,75%, il Ftse Italia Mid Cap -0,60%, il Ftse Italia Star -0,38%.

Mercati azionari europei in rosso: DAX -0,6%, CAC 40 -0,1%, FTSE 100 -0,3%, IBEX 35 -0,5%.
Future sugli indici azionari americani in calo dello 0,2-0,3 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 +0,15%, Nasdaq Composite +0,12%, 
Dow Jones Industrial +0,49%. Tokyo in flessione con il Nikkei 225 a -1,32%. Incerte le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a -0,70%, a Hong Kong l’Hang Seng al momento segna +0,55% circa. Euro contro dollaro poco sotto i massimi da fine ottobre a 1,1239 toccati ieri a inizio pomeriggio.

EUR/USD al momento oscilla in area 1,1190. 
Inizio seduta positivo per l’obbligazionario eurozona. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente cede 2 bp allo 0,29%, quello del BTP è scende di 2 all’1,51%. Lo spread è stabile a 122 bp.


Borse asiatiche
Mercati asiatici in generale declino in vista della pubblicazione dei dati cruciali sul lavoro in Usa (oggi alle 14:30) che potrebbero fornire indizi sulle prospettive della politica monetaria della Federal Reserve. Dopo il ritorno a una politica di rialzo per la prima volta dal 2006 in dicembre, il costante declino d ei corsi del greggio e i sell-off sui mercati azionari globali hanno messo in dubbio i quattro ulteriori incrementi previsti per quest’anno. E il primo risultato è stato un indebolimento del dollaro Usa, continuato anche nell’ultima seduta dell’ottava.

Wall Street aveva chiuso in moderato progresso giovedì (tra i principali indici Usa, il migliore era stato il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,49%), ma in Asia hanno prevalso i timori su un possibile ulteriore deprezzamento della valuta Usa, ipotesi negativa soprattutto per il Giappone che punta invece sulla debolezza dello yen per spingere l’export dei suoi colossi industriali. Non sorprende, quindi, che dopo la perdita dello 0,85% segnata giovedì, il Nikkei 225 si sia deprezzato ulteriormente dell’1,32% (peggio ha fatto il Topix, l’indice più ampio di Tokyo, che ha chiuso in calo dell’1,43%). 
Sul fronte macro, secondo quanto comunicato dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, il dato preliminare dell’indice anticipatore per dicembre si è attestato a 102,0 punti da 103,5 punti della lettura finale di novembre (104,2 punti in ottobre) e contro i 102,7 punti del consensus. Si tratta del livello più basso dai 101,6 punti del gennaio del 2013. 
Tra i singoli titoli, nuovo tracollo per Toshiba (che ha perso il 10,48% portando a quasi il 30% il deprezzamento da inizio anno), dopo che giovedì la conglomerata nipponica ha comunicato di attendersi nell’esercizio in corso (in chiusura a fine marzo) un rosso record di 710 miliardi di yen (5,4 miliardi di euro), il peggiore nella sua storia di 140 anni e assai superiore ai 550 miliardi di yen (quasi 4,2 miliardi di euro) stimati soltanto in dicembre. 
Sostanzialmente invariata è stata invece la seduta di Seoul, con il Kospi che è comunque riuscito a restare in positivo dello 0,08% al termine delle contrattazioni.
In vista della celebrazione del capodanno lunare (quest’anno cade l’8 febbraio), e della chiusura per tutta la prossima settimana di Shanghai e Shenzhen, l’ultima seduta dell’ottava è in negativo anche per le piazze cinesi, a eccezione di Hong Kong: l’Hang Seng guadagna circa mezzo punto percentuale (performance ancora migliore per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica, in crescita di circa l’1%). Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno invece chiuso in perdita dello 0,63% e dello 0,70% rispettivamente. Peggio ha fatto lo Shenzhen Composite, attestatosi su un declino dell’1,15% al termine delle contrattazioni. Seduta piatta, ma in negativo (l’S&P/ASX 200 ha perso lo 0,08%) anche per Sydney, nonostante il balzo dei colossi minerari Bhp Billiton e Rio Tinto, come pure di titoli del settore petrolifero (Santos e Oil Search), in crescita del 2-5% nonostante il petrolio si avvii a chiudere in declino dell’1% l’ottava e tra le altre materie prime solo l’oro, considerato bene-rifugio, continui a scambiare in positivo intorno ai massimi degli ultimi tre mesi.

 

Borsa Usa
A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in rialzo grazie al recupero delle materie prime. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,49%, l’S&P 500 lo 0,15% e il Nasdaq Composite lo 0,12%. Alla vigilia della diffusione dei dati sull’occupazione sui mercati ha dominato il clima di incertezza. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 29 gennaio si sono attestate a 285 mila unità, superiori sia alle attese (280 mila) che al dato rilevato la settimana precedente (277 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,255 milioni, superiore ai 2,240 milioni attesi.
Nel  quarto trimestre la stima preliminare dell’indice di Produttività del settore non agricolo fa registrar e una variazione negativa del 3% dopo l’incremento del 2,1% della rilevazione precedente. Gli analisti avevano stimato un calo pari all’1,8% t/t. L’Indice del costo del lavoro, in base ad una prima stima preliminare, e’ salito nel quarto trimestre del 4,5%, dal +1,9% della rilevazione precedente. Le attese degli addetti ai lavori erano fissate su una crescita del 3,9%.
Nel mese di dicembre gli ordini industriali sono diminuiti del 2,9% dopo il calo dello 0,7% registrato a novembre (rivisto dal -0,2%). Gli economisti avevano stimato un calo del 2,8% su base mensile. Sul fronte societario Cisco Systems +1,9%. Il fornitore di apparati di networking ha comunicato l’intenzione di acquisire Jasper Technologies, start-up californiana, attiva nell’Internet of Things, per 1,4 miliardi di dollari in contanti.
GoPro -8,68%. Il produttore di microcamere indossabili ha pubblicato una trimestrale inferiore alle attese ed ha fornito un outlook deludente. Nel quarto trimestre il risultato netto è stato negativo per 0,08 dollari per azione su ricavi per 436,6 milioni. Gli analisti avevano previsto un utile per azione di 0,01 dollari su ricavi per 496,1 milioni. Per il 2016 la società stima un giro d’affari tra 1,35 e 1,50 miliardi (consensus 1,61 miliardi). 
Kohl’s -18,80%. Il rivenditore di abbigliamento e accessori ha peggiorato la guidance 2015. L’utile per azione è ora atteso tra 3,40 e 3,45 dollari mentre l’Eps adjusted tra 3,95 e 4,00 dollari. In precedenza l’utile per azione era stimato tra 4,40 e 4,60 dollari. 
Ralph Lauren -22,14%. Il gruppo di abbigliamento ha rivisto al ribasso le stime per l’esercizio in corso. I ricavi sono ora attesi in calo del 3% mentre in precedenza erano previsti stabili. Peggiorata anche la guidance sul margine operativo. Nel terzo trimestre l’utile per azione adjusted si è attestato a 2,27 dollari (consensus 2,03 dollari) mentre i ricavi sono calati a 1,95 miliardi da 2,03 miliardi (consensus 2,03 miliardi).

 

Europa
Le principali Borse europee hanno aperto l’ultima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,05%, il Cac40 di Parigi lo 0,3%, il Ftse100 di Londra lo 0,35% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,03%.
Il Dipartimento dell’Economia e della Tecnologia tedesco ha reso noto che a dicembre gli ordinativi industriali sono diminuiti dello 0,7% rispetto al mese precedente, risultando inferiori anche alle stime degli analisti che avevano calcolato un calo pari allo 0,5%. A novembre gli ordinativi erano cresciuti dell’1,5%. 
Nel mese di dicembre in Francia la bilancia commerciale ha segnato un deficit pari a 3,9 miliardi di euro, inferiore sia alle attese (pari a 4,4 mld di euro) che al disavanzo di 4,5 miliardi del mese precedente. Le esportazioni sono scese a 38,0 mld di euro da 38,4 mld di novembre, mentre le importazioni si sono attestate a 42 mld di euro da 42,9 mld del mese precedente.

 

Italia
Sostenuta dal rally del petrolio ieri Piazza Affari ha cercato di archiviare il momento difficile che sta attraversando. L’azionario milanese ha vissuto una seduta volatile con gli acquisti che hanno avuto la meglio nell’ultima ora di contrattazioni con banche protagoniste nonostante i riscontri negativi arrivati da Credit Suisse. La banca elvetica ha riportato nel 2015 la prima perdita dal 2008 e il titolo è scivolato ai minimi dal lontano 1992. 
Intanto la Commissione Ue ha tagliato le stime di crescita economica dell’eurozona con l’aumento dei rischi al ribasso sulla crescita a causa del difficile contesto globale. Tagliate le previsioni di crescita di tutte le maggiori economie del blocco europeo (Germania, Francia e Italia). Inoltre le previsioni d’inverno della Commissione vedono anche un deficit più ampio del previsto per Italia e Portogallo. 
In chiusura l’indice Ftse Mib sé riuscito a risollevarsi dai minimi di periodo risalendo a quota 17.626 punti (+1,23%). Il rimbalzo dei prezzi del petrolio ha sospinto i titoli oil con un forte evidenza Tenaris (+6,09%). Bene anche Eni (+2,24%), mentre Saipem ha sofferto (-1,58%) nel penultimo giorno di contrattazione dei diritti (-52,6%) rivenienti l’aumento di capitale da 3,5 miliardi. 
Nel settore bancario rimbalzo del 4,39% per Mps, +3,99% per Bpm e +1,5% per Banco Popolare. Unicredit ha guadagnato lo 0,87% a 3,26 euro con gli analisti di Bernstein che hanno tagliato il prezzo obiettivo a 5,5 euro. Intanto Luca Cordero di Montezemolo, vicepresidente della banca di piazza Gae Aulenti, ha dichiarato che Federico Ghizzoni ha la fiducia degli azionisti e resterà amministratore delegato. 
Bene Intesa Sanpaolo (+5,8%) che è attesa domani alla prova dei conti trimestrali. 
Vendite su Generali (-1,10%) finita nel mirino di Citigroup. Gli analisti della banca americana hanno abbassato la raccomandazione sul gruppo assicurativo di Trieste, portandola da neutral a sell, e hanno rivisto al ribasso anche il prezzo obiettivo che è passato da 15,90 a 12 euro ad azione. 
Tra i migliori performer di giornata spicca Mediaset (+7,58% a 3,264 euro) grazie a indicazioni su raccolta pubblicitaria. A dare sprint al titolo del Biscione sono le parole dell’amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, che ha indicato come la raccolta pubblicitaria a gennaio presenta un segno più. L’ad di Mediaset ha anche anticipato che il 2015 si è chiuso per Premium con abbonati oltre quota 2 milioni.

 

I dati macro attesi oggi
Venerdì 5 febbraio 2016

06:00 GIA Indice anticipatore dic;
08:00 GER Ordini all’industria dic;
08:45 FRA Bilancia commerciale dic;
14:30 USA Bilancia commerciale dic;
14:30 USA Nuovi occupati (settori non agricoli) gen;
14:30 USA Tasso di disoccupazione gen.
14:30 CA Variazione nel livello di occupazione (Gen)
16:30 CA Indice Ivey dei direttori agli acquisti (Gen)