Si conclude la prima metà dell’anno del Signore 2026. La constatazione che subito faranno i seguaci di Monsignor de La Palisse, sarà che, latu sensu, difficilmente al mondo si sarebbe potuto verificare di peggio. Eccezion fatta, va da sé, per l’Apocalisse, ma i Cavalieri, almeno per ora, non hanno ancora dato cenno di un loro imminente arrivo. Intanto, per avere un’idea di come si manifesta quell’evento, giorni fa, e sembra che non voglia ancora abbandonare il campo, basta prestare un po’ più di attenzione al terremoto che si è scatenato in Venezuela. C’è di che consolarsi, quindi, credendo che il peggio sia passato? Neanche a pensarci. Un vecchio adagio contadino vuole che ciò che non si riesce a fare subito, successivamente avrà bisogno di maggior impegno e tempo, nonché di tanti auguri di poterlo ancora realizzare. A parte l’aneddotica scontata, è innegabile che, sia l'”esercitazione speciale” in Ucraina, che l’ennesima puntata del Conflitto di Dio in Palestina e nei dintorni, da operazioni militari lampo si siano rivelate ben presto vere e proprie guerre lunghe e cruente. Facendo un rapido excursus di quanto accaduto dall’inizio dell’anno, è facile rilevare che non un solo passo avanti verso la pace sia stato fatto da quanti sono in qualche modo coinvolti nei vari conflitti. Al contrario, il dedalo delle alleanze si è ridefinito e, salvo ribaltoni dell’ultima ora, tutt’altro che improbabili, al momento sembra coeso. Altrettanto è accaduto per le varie delegazioni che riempiono gli spazi di dialogo lasciati vuoti dai protagonisti, i big dei paesi coinvolti direttamente e anche supporter a margine di quelle vicende. Sono gli stessi che si ritrovano per confrontarsi dove non possono incontrarsi di persona i loro mandanti. Tanto perché taluni di loro non risultano ospiti graditi. Così, tra le tante loro mancanze, quegli stessi devono ammettere anche di non avere il dono dell’ubiquità. Intanto la situazione economica generale del soggetto mondo è allo sbaraglio. Ancora più gravi sono i motivi che hanno già messo e stanno continuando a farlo, l’umanità in una situazione di totale sbaraglio. Nei campi, tra i braccianti, è uso ricordarsi a vicenda che “dove si prendono e poi non si rimettono determinate cose, a breve non resta niente”. È una valida e pacata osservazione di uno dei primi effetti negativi causati dalle guerre. Per confrontarsi vis-à-vis, in guerra, sia l’attaccante che l’attaccato, hanno bisogno di una provvista finanziaria che ognuno degli attori di quella tragedia recupera come può. Ogni forma di tale comportamento si perfeziona con l’accollo di un debito nei modi più svariati. Essendo poi i paesi contrapposti dediti a cercare di distruggersi a vicenda, avranno poco tempo per produrre ricchezza, non potranno comprensibilmente dedicarsi alla produzione di nuova ricchezza. È chiaro così che la situazione stia trasformandosi sempre più in maniera negativa. Anche questa componente contribuisce a spingere diverse parti dell’umanità sull’orlo del baratro. In effetti si è creato un circolo vizioso non facile da poter essere interrotto. Domani, per la popolazione, ci sarà da assumere una decisione vitale o poco meno: tutti al mare o tutti al pezzo, con animo fattivo nonostante il caldo. Di come vanno a finire solitamente queste vicende, ne scrisse, tanto tempo fa, Esopo, nella sua favola La cicala e la formica. Nella situazione attuale, le espressioni votive dell’umanità dovrebbero essere tutte concentrate sul comportamento delle formiche. Potrebbe sembrare facile, ma è tutt’altro. Sarà comunque azione buona fare gesti scaramantici ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.





































