Oltre 5,5 milioni di pensioni sotto i mille euro

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Roma, 4 lug. (AdnKronos) – Sono oltre 5,5 milioni i che percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al mese. E’ la relazione Inps presentata in Parlamento ad aggiornare i dati. Poco meno del 40% dell’intera platea di pensionati, pari a oltre 15milioni 477mila. Per quasi 3,5 milioni, invece, il reddito pensionistico oscilla tra i 1.000 e i 1.500 euro (il 22,3% del totale) mentre rappresentano il 18,1 (circa 2,8 mln) quelli con una pensione tra i 1.500 e i 1.900 euro. Solo il 10,8% (pari a 1,6 milioni) percepisce assegni tra 2mila e 2.500; sono poi 875mila (solo il 5,75) quelli che denunciano un reddito da pensione tra i 2.500 e i 2.900 euro. Pattuglia che sale a 1milione e 113mila pensionati, infine, quella che dichiara un reddito pensionistico da 3mila euro e oltre.Il 47,1% dei pensionati risiede al Nord contro il 19,5% di quelli che abitano al Centro e il 31% di quelli che risiedono nel Mezzogiorno mentre sono il 2,4% (circa 371mila) quelli che percepiscono la pensione all’estero. Al Nord come al Centro l’importo medio mensile lordo si aggira sui 1.600 euro, che scendono a 1.300 al Sud;all’estero i pensionati denunciano assegni medi di 316 euro. Complessivamente i pensionati Inps maschi sono il 47% del totale, le femmine il 53% e resta immutato il gap di reddito: l’importo medio mensile per gli uomini si aggira sui 1.788 euro contro i 1.271 delle donne.

QUOTA 100 – Per quanto riguarda la proposta del governo su quota 100, “ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750.000 pensionati in più” con un costo, nella versione ‘pura’, “fino a 20 miliardi all’anno” dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri, stimando l’impatto del programma Lega-M5S e ribadendo le critiche sul possibile ripristino delle pensioni di anzianità. Non solo; si ridurrebbe anche l’occupazione: “Sappiamo che ogni abbassamento dell’età pensionabile comporta anche riduzione dell’occupazione perché il prelievo contributivo aumenta e il lavoro costa di più” aggiunge, ricordando come l’esperienza degli ultimi anni abbia dimostrato una relazione con l’occupazione “molto sensibile a variazioni del cuneo fiscale e contributivo”.

PENSIONATI – “Avremmo dunque non solo più pensionati ma anche meno lavoratori, ciascuno dei quali con un fardello ben più pesante sulle proprie spalle” prosegue, spiegando come ripristinare le pensioni d’anzianità significherebbe “ridurre il reddito netto dei lavoratori”. E, “in un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro, i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva. Oggi abbiamo circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori. Questo rapporto è destinato a salire nei prossimi anni” denuncia ancora Boeri, ricordando come le previsioni del Fondo Monetario Internazionale a legislazione invariata stimino come “a partire dal 2045 addirittura un solo lavoratore per pensionato”.

GIG ECONOMY – Sul versante ‘gig economy’ – il lavoro organizzato mediante piattaforme on line – è una realtà eterogenea e “bisogna in tutti i modi evitare di intervenire con l’accetta”. Per questo Boeri sollecita “un intervento di cesello per non correre il rischio di distruggere il lavoro, come nel caso dell’intervento draconiano sui voucher”.

LAVORO – Sul versante occupazionale, nel 2017 quella stabile è risultato in calo, con un boom dei contratti a termine anche per effetto dello stop ai voucher cancellati dal governo Renzi. “Per gli occupati a tempo indeterminato si registra una dinamica opposta a quella generale – si legge nella relazione Inps -: infatti da 14,1 milioni sono scesi a 13,8 milioni mentre aumenta l’occupazione a termine passando da 3,7 milioni a 4,6 milioni. Nel 2017 un innesco importante all’espansione dei rapporti a termine è, anche in questo caso, giunto dalla soppressione, a marzo 2017, della regolazione tramite voucher delle prestazioni di lavoro accessorio. Gli indizi di tale movimento sono stati subito nettissimi fin dal marzo 2017 con l’immediato ritorno alla crescita dei contratti di lavoro intermittente”.

CRISI – Inoltre, “la fuga all’estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi. Nel 2016, infatti, l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell”Anagrafe Italiani Residenti all’Estero’, abbiamo perso altre 115.000 persone, l’11% in più dell’anno precedente” ha detto il presidente Inps. Dato probabilmente anche “sottostimato”, quello dei 115mila in fuga, prosegue Boeri, ricordando come “le nuove registrazioni di italiani alla sicurezza sociale di Paesi come la Germania e il Regno Unito sono da due a tre volte superiori ai cambiamenti di residenza notificati all’Aire”.

VITALIZI – Infine, sostiene Boeri, “i titolari di cariche elettive vanno trattati come tutti gli altri lavoratori, limando la componente di privilegio delle loro pensioni in modo coerente con quanto si intende fare per gli altri lavoratori e non punendoli per il solo fatto di aver servito il nostro Paese come parlamentari”. Il presidente Inps punta il dito anche contro le “condizioni privilegiate” delle pensioni dei sindacalisti: “Per queste non serve una legge ma solo il nulla osta del ministero del lavoro alla nostra circolare di 1 anno fa”.