di Annamaria Spina
Quante decisioni importanti della nostra vita nascono da qualcosa che avevamo già percepito nei primi secondi ma che abbiamo scelto di non considerare? Eppure, nella maggior parte dei casi, quel segnale viene subito ridotto a un problema linguistico…”non posso giudicare”, “è troppo presto”, “potrei sbagliarmi”. Ed è vero, potremmo sbagliarci ma potremmo anche ignorare un’informazione reale.
La parola imprinting, in biologia e psicologia, indica un processo preciso…una forma di apprendimento rapido che avviene nelle fasi iniziali della vita e che tende a lasciare una traccia stabile nel tempo, quasi come una registrazione iniziale del reale. L’esempio più conosciuto è quello dell’oca studiata da Konrad Lorenz: nei primi momenti di vita riconosce come figura di riferimento il primo essere vivente che incontra. Naturalmente il comportamento umano è molto più complesso e non segue meccanismi così rigidi ma quell’esempio ci aiuta a comprendere come una percezione iniziale possa lasciare un segno destinato a permanere nel tempo.
Nel comportamento umano il meccanismo è meno deterministico ma non meno presente. Ogni incontro produce una specie di imprinting, una traccia iniziale. Chiamerò questo fenomeno “Initial Imprinting”. Rappresenta il primo segno strutturato che una persona o una situazione lascia nella nostra percezione prima che intervenga la razionalità a spiegarlo. L’Initial Imprinting non dice… “questa persona è giusta” o “questa persona è sbagliata”, dice qualcosa di molto più semplice…”questo incontro ha una certa qualità iniziale”, è una sorta di primo segnale che non pretende di essere una verità ma che, proprio per questo, non dovrebbe essere cancellato.
Nelle relazioni personali, professionali ed economiche tendiamo spesso a oscillare tra due estremi… fiducia immediata senza verifica oppure sospetto totale senza apertura. Entrambi gli estremi sono inefficaci, il primo espone a errori evidenti, il secondo elimina ogni possibilità di relazione. L’Initial Imprinting introduce una terza via…non giudicare subito ma non dimenticare ciò che si è percepito. Il tempo è l’unico elemento che trasforma l’Initial Imprinting in qualcosa di verificabile. Un segnale iniziale può essere confermato, ridimensionato o smentito ma non può, e non dovrebbe, essere ignorato senza conseguenze cognitive.
Succede, ad esempio, nelle assunzioni…un candidato tecnicamente perfetto ma con una dissonanza nei modi, nella coerenza narrativa o nella relazione. Succede nelle collaborazioni…un partner che appare convincente nei numeri ma incoerente nei dettagli operativi. Succede nelle relazioni personali…una persona che non presenta elementi negativi oggettivi ma genera una sensazione iniziale di disallineamento. In tutti questi casi l’Initial Imprinting non è sufficiente per decidere ma è sufficiente per osservare.
In nome di un presunto “buon senso”, spesso eliminiamo la possibilità stessa di riconoscere segnali precoci che potrebbero diventare evidenti solo nel tempo e, quando finalmente lo diventano, è ormai tardi. Esistono persone che possiedono una sensibilità più alta verso l’Initial Imprinting. Non è una dote mistica…è una particolare attenzione ai segnali deboli. Se un segnale iniziale non è una prova ma continua a ripresentarsi nel tempo sotto forme coerenti…che cosa rappresenta davvero?
L’Initial Imprinting non è una sentenza né un giudizio, è una traccia che può essere confermata o smentita ma che non dovrebbe mai essere cancellata prima del tempo. Molte delle decisioni che definiamo “sbagliate” non lo sono state per mancanza di informazioni ma per aver ignorato quelle che erano già arrivate, in forma latente, nel primo istante.
L’Initial Imprinting nasce nell’intersezione tra più livelli dell’esperienza umana. Alcuni la chiamano istinto, altri intuizione, altri ancora la attribuiscono al cuore o alla sensibilità ma nessuna di queste definizioni è sufficiente, da sola, perché ciò che accade in quel primo istante è più complesso, è una forma di sensibilità di superficie, quasi epidermica, che percepisce immediatamente la qualità dell’incontro.
L’Initial Imprinting nasce in quel momento fragile in cui l’essere umano è ancora integro nella sua percezione, prima che la necessità di spiegare prenda il sopravvento…è un linguaggio molto antico, non del tutto traducibile, che passa attraverso il corpo, la sensibilità, l’esperienza e qualcosa che continua a sfuggire alle categorie più rigide della razionalità.
Ho imparato a dare un valore molto concreto a quello che chiamo Initial Imprinting, quel primo segnale che emerge nei primi istanti di un incontro, di una relazione o di una scelta. Non lo considero un giudizio né un pregiudizio…bensì un’informazione importante. Nel tempo ho imparato anche un’altra cosa, forse ancora più incisiva…le sensazioni che ho percepito in quel primo momento si sono quasi sempre confermate. Ho visto dinamiche chiarirsi nella direzione che quel primo segnale lasciava intuire, anche quando razionalmente sembrava più comodo o più corretto ignorarlo. Nella mia esperienza personale questa fiducia nell’Initial Imprinting si è rivelata, nel tempo, una forma concreta di chiarezza nelle scelte, nelle relazioni e nelle direzioni della vita.
“Ciò che il silenzio riconosce, il tempo non lo smentisce.”




































