Omicidio Fortuna, compagno cella Caputo: “Confessò di averla uccisa”

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Napoli, 7 giu. (Adnkronos) – “In cella Caputo ha raccontato di aver abusato delle figlie della compagna e di aver abusato e ucciso Fortuna Loffredo. Sull’omicidio non gli abbiamo creduto finché non è arrivata l’ordinanza, a quel punto l’ho picchiato”. A riferire quanto raccontato da Raimondo Caputo, imputato nel processo per omicidio di Fortuna Loffredo, è Mario Della Valle, per 5 mesi compagno di cella di Caputo nel carcere di Poggioreale, nella sezione della casa circondariale riservata ai cosiddetti “sex offender”.

Della Valle è stato ascoltato dai giudici della quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli, di fronte alla quale si svolge il processo che vede imputati Caputo, per omicidio volontario e abusi su minori, e la compagna Marianna Fabozzi, accusata di aver coperto le violenze di Caputo sulle figlie. Della Valle, riferendo ai giudici quanto gli​ avrebbe raccontato Caputo in cella, ha detto che “Caputo e Fabozzi si coprivano a vicenda. Lei copriva lui sugli abusi alle figlie perché lui a sua volta taceva sulla morte del piccolo Antonio Giglio, figlio della Fabozzi e da lei buttato dalla finestra, cosa che lui sapeva”.

La morte del piccolo Antonio, avvenuta circa un anno prima di quella di Fortuna e inizialmente ritenuta un incidente, è oggetto di indagini da parte della Procura di Napoli. Secondo quanto ricostruito da Della Valle, l’ordinanza nella quale si accusava Caputo dell’omicidio di Fortuna fu letta in cella davanti ad altri detenuti, a beneficio dello stesso Caputo “che non sa leggere”.

Nel corso della lettura da parte di un altro detenuto, Caputo avrebbe corretto un passaggio dell’ordinanza, quando cioè si parla di una caduta della bambina dal settimo o all’ottavo piano del palazzo del Parco Verde di Caivano: “Non è vero, è caduta dal terzo piano”, avrebbe detto Caputo con le lacrime agli occhi. Questa rivelazione, andando ad aggiungersi al contenuto dell’ordinanza e a quanto confidato da Caputo nei giorni precedenti, avrebbe convinto definitivamente i detenuti del fatto che era stato lui a uccidere la bambina, scatenando così la “vendetta” del compagno di cella. L’avvocato di Caputo, Paolino Bonavita, ha chiesto l’acquisizione da parte della Procura di due “memoriali” redatti dal teste “affinché si indaghi per falsa testimonianza”.