Omicidio Varani, confermati 30 anni a Foffo

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Roma, 3 lug. (Adnkronos) – di Silvia Mancinelli

Confermata in Cassazione la condanna di Manuel Foffo a 30 anni di reclusione per l’omicidio di . L’imputato, l’unico rimasto dopo il suicidio in cella di Marco Prato, è stato condannato dai giudici della Suprema Corte anche al pagamento delle spese processuali, 7.200 euro per i genitori di Luca Varani e 6mila per Marta Gaia Sebastiani, allora fidanzata della vittima.

“Ce l’aspettavamo – ha detto Giuseppe Varani, padre di Luca, dopo la sentenza – E’ il minimo per chi ha ammazzato mio figlio. Siamo noi quelli più condannati, senza sconti. Non cambia nulla ma mi auguro che il responsabile della morte di Luca e del nostro dolore eterno resti a scontare la sua pena in carcere. Non mi fermo, io voglio l’ergastolo per Manuel Foffo, ha ucciso per gusto”.

“Il ricorso della difesa è inammissibile” aveva detto in aula il procuratore generale Simone Perelli. “Non sono ravvisati vizi nella sentenza – aveva spiegato – in un caso da manuale dove sussistono la minorata difesa, i motivi abietti, la crudeltà e le sevizie atte a cagionare sofferenze inumane alla vittima. Bene ha fatto la Corte d’Assise d’Appello a fare la perizia accertando la libertà di Manuel Foffo a fare ciò che ha fatto, accertando così la sua piena capita di intendere e di volere. E’ possibile che una persona ‘sana’ commetta atti tanto ripugnanti, lo diceva anche Dostoevskij che nell’animo umano convivono abissi che permettono di avverare ideali alti e compiere atti demoniaci”. “Esclusa, oltretutto – ha aggiunto il procuratore – la cronica assuefazione di alcol e droga dell’imputato, risultato perfettamente ‘pulito’ tre giorni prima del delitto al punto da riottenere la patente di guida. I test neurologici erano nella norma, nonostante gli sforzi della difesa. Cosa altro si può aggiungere? Non ci sono le attuanti generiche, Foffo è stato quasi ‘costretto’ a raccontare quanto fatto, esauriti gli effetti dell’alcol e della droga e rimasto solo con un cadavere in casa”.

Nell’aula della Corte di Cassazione i legali di Manuel Foffo, Itana Crialesi e Giammarco Conca, hanno detto che “Foffo era affetto da un disturbo di personalità moderato, la risonanza magnetica evidenzia i danni propri di una persona dipendente dalle sostanze stupefacenti. Non era capace di dire di no, succube di Marco Prato, e non avrebbe commesso ciò che ha fatto se se ne fosse reso conto”. “Appena ha riacquistato la lucidità ha confessato – hanno aggiunto gli avvocati – contribuendo a far scoprire il cadavere della vittima che nessuno ha cercato”.