Opec, summit a Vienna per frenare la caduta dei prezzi

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A cura di Antonio Arricale L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si riunisce oggi a Vienna in uno dei meeting più attesi dai tempi della crisi del 2008, quando il Petrolio perse A cura di Antonio Arricale L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si riunisce oggi a Vienna in uno dei meeting più attesi dai tempi della crisi del 2008, quando il Petrolio perse in breve tempo oltre 100 dollari al barile. Superato il crack di Lehman, il forte calo della domanda di oro nero causato dal rallentamento della crescita globale e dal boom del gas naturale (shale gas) negli Stati Uniti ha nuovamente mandato a picco i prezzi, diminuiti di un terzo da giugno. Il summit odierno è cruciale perché i 12 Paesi del Cartello dovranno trovare la soluzione per frenare questa caduta, magari con il primo taglio alla produzione dal 2009. Questo eviterebbe un eccessivo deprezzamento dei barili di greggio e ne stabilirebbe la quotazione almeno per i prossimi mesi. Fino a qualche giorno fa la maggior parte degli analisti scommetteva per un taglio alla produzione ma ora, alla luce delle ultime dichiarazioni dei principali membri dell’OPEC, l’esito dell’incontro è tutt’altro che scontato. Il Ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, Ali Al Naimi, ha preannunciato che l’Arabia non premerà per un taglio perché il mercato petrolifero, eventualmente, “si stabilizzerà da solo”. Parole pesanti, se si pensa che l’Arabia è il maggior produttore di petrolio dell’Organizzazione. Anche l’Iran sembra indecisa sul da farsi, visto che ieri il Ministro del petrolio Bijan Namdar Zanganeh, ha dichiarato che l’OPEC da sola non può risolvere l’impasse in quanto “serve anche il contributo dei paesi produttori fuori dal Cartello”. Borse asiatiche Mercati azionari asiatici contrastati questa mattina. Il Nikkei ha chiuso in calo dello 0,78% in scia al rafforzamento dello yen nei confronti delle altre principali valute ed al persistente calo delle quotazioni del petrolio che sta pesando sui titoli del comparto oil. Lo scenario economico resta sostanzialmente positivo ma la crescita a livello mondiale potrebbe rivelarsi leggermente inferiore alle attese, motivo per cui gli addetti ai lavori appaiono cauti. Una nuova frenata infatti si è registrata per i profitti dell’industria cinese. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di Statistica nel mese di ottobre i profitti dell’industria sono calati del 2,1% dopo il progresso dello 0,4% segnato in settembre (-0,6% in agosto). Gli utili dell’industria sono cresciuti del 6,7% in Cina da gennaio a ottobre rispetto al pari periodo del 2013. Poco mossa Seul dove il Kospi ha chiuso in crescita dello 0,06% mentre Shanghai guadagna l’1% ed Hong Kong arretra dello 0,3%. Tra i singoli titoli Toyota ha perso lo 0,4%, il costruttore di auto giapponese ha richiamato oltre 40000 vetture per un presunto problema all’air bag ed il malfunzionamento potrebbe non essere il solo tanto da indurre la stessa casa ad un probabile ulteriore richiamo di veicoli per verificare la nuova problematica. Graficamente la seduta del Nikkei è stata caratterizzata da volumi inferiori alla media delle ultime settimane. L’indice resta confinato all’interno di un ristretto range di oscillazione in attesa di trovare le energie necessarie per riprendere il cammino di crescita intrapreso dai minimi di metà ottobre. La permanenza al di sopra di area 16900/17000 manterrà inalterato il potenziale di crescita dei corsi i cui obiettivi, una volta oltrepassata la resistenza intermedia dei 17500 punti che ne ha frenato l’ascesa in più occasioni nelle ultime due settimane, sono ipotizzabili tra i 18500 ed i 19000 punti circa. Il cedimento di quota 16900, invece, confermerebbe il potenziale doppio massimo in formazione a 17500, introducendo una correzione più estesa del recente rialzo con conseguente ricopertura del gap lasciato aperto ad inizio mese in area 16500, gap che ad oggi sembra ancora rappresentare il principale ostacolo al proseguimento della corsa dei prezzi. Borsa Usa Ancora nuovi record per Wall Street in chiusura alla vigilia del Thanksgiving Day, giorno in cui i mercati statunitensi rimarranno chiusi. L’indice Dow Jones e l’indice S&P500 hanno aggiornato nuovamente i massimi storici mostrando rispettivamente un progresso dello 0,07% a 17.827,75 punti e dello 0,28% a 2.072,83 punti. Bene anche il Nasdaq che è avanzato dello 0,61% a 4.787,32 punti. Europa I listini europei hanno chiuso la seduta in ordine sparso nel giorno della presentazione del piano Juncker (che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe innescare nuovi investimenti per oltre 300 miliardi di euro). Alla decima seduta consecutiva in territorio positivo, la serie più lunga in un anno e mezzo, il Dax ha evidenziato un rialzo dello 0,55% portandosi a 9.915,56 punti. Sostanziale parità per il Ftse100 (-0,03% a 6.729,17) mentre Cac40 e Ibex hanno rispettivamente perso lo 0,2 e lo 0,49 per cento fermandosi a 4.373,42 e a 10.647 punti. Sul listino della City ha spiccato il -17,69% di Thomas Cook, penalizzata dall’addio dell’Amministratore delegato Harriet Green. Italia Piazza Affari ha chiuso in ribasso dopo la pioggia di dati Usa usciti nel pomeriggio alla vigilia del Giorno del Ringraziamento. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,35% a 19.938 punti. Il settore dell’energia è finito sotto i riflettori. Il mancato accordo sul taglio della produzione di petrolio nel meeting di ieri tra Arabia Saudita, Messico, Russia e Venezuela, che ha anticipato il vertice dell’Opec di domani, ha fatto scattare le vendite sui titoli oil: Eni ha perso l’1,69% a 16,85 euro, mentre la controllata Saipem è arretrata dell’1,91% a 12,79 euro. Di contro Enel ha guadagnato l’1,05% a 3,818 euro dopo la lunga intervista rilasciata dall’Ad Francesco Starace a Il Sole 24 Ore. Scivolone di CNH Industrial (-3,97% a 6,395 euro) in scia alle previsioni di Deere sulle vendite di macchinari agricoli nel primo trimestre. E’ invece volata Yoox (+6,86% a 18,37 euro) in scia al balzo di Zalando alla Borsa di Fran coforte. Contrastati i titoli del comparto bancario: Mps ha ceduto l’1,49% a 0,659 euro, Intesa SanPaolo lo 0,98% a 2,406 euro, Ubi Banca l’1,14% a 6,065 euro. Positive invece Bpm (+0,94% a 0,589 euro), Mediobanca (+0,14% a 7,085 euro) e Unicredit (+0,51% a 5,85 euro).


I dati macro attesi oggi Giovedì 27 novembre 2014 Negli Stati Uniti infatti oggi i mercato resteranno chiusi per il Thanksgiving Day. 09:00 EUR PIL spagnolo (3° trim.) 09:55 EUR Tasso di di soccupazione Germania (Nov) 10:00 EUR Livello di fiducia delle aziende Italia (Nov) 10:00 EUR Massa monetaria M3 (Annuale) (Ott) 10:00 EUR Prestiti Privati (Annuale) (Ott) 14:00 EUR Indice prezzi al consumo Germania (Nov)