Ormai domina l’utilitarismo ma non muore il bisogno di una cultura umanistica

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Una scrittrice iraniana, diventata americana nel 2008 e che è stata a settembre in Italia per una serie di incontri, ha scritto che la dottrina dell’efficienza ha cambiato quasi completamente la scuola americana, soddisfacendo l’incessante e pressante richiesta della società utilitaristica. Questa ritiene la cultura umanistica sorpassata, senza accorgersi che la mancanza di una cultura umanistica, che è sempre ispirata da una religione, priva la ragione di indispensabili sostegni rendendo il pensiero debole ed amorfo. La scrittrice iraniana – americana ha anche scritto che negli Stati Uniti d’America si è imposta “una visione mercenaria – utilitaristica insensibile al vero benessere della gente, che taglia fuori l’immaginazione e il pensiero e che marchia come insignificante la passione per la conoscenza”. Questa visione causa una sempre maggiore scomparsa di librerie, di teatri, di accademie di belle arti e di musica, i cui locali sono trasformati anche in Mega store o in discoteche. Sulla spinta statunitense la società italiana è diventata e diventa sempre più utilitaristica e richiede scuole pratiche al posto di quelle umanistiche che considera non efficaci. Così secolari e gloriosi licei classici stanno scomparendo, anche perché non adeguatamente sostenuti da tanti loro docenti, per lasciar posto ai licei scientifici considerati più efficaci e più pratici. Non c’è dubbio che nel frettoloso passare dalla civiltà agricola a quella industriale – tecnologica in Italia, per lo più, sono mancati umanisti che seguissero questo passaggio, lo valutassero, lo interpretassero, mettendo in luce gli aspetti positivi e quelli negativi. E non c’è dubbio che, attratti dal nuovo, molti intellettuali italiani hanno isolato quei pochi che seguivano, valutavano ed interpretavano il passaggio dalla civiltà agricola a quella industriale tecnologica. Anche per questo, ora che la cultura umanistica è in grande pericolo, a difesa e sostegno di questa si importano spesso libri e saggi di autori stranieri. In Italia invece coloro che avevano incominciato a scrivere cinquanta e più anni fa, sostenendo l’ineluttabilità di un progresso positivo, continuano a scrivere anche adesso, magari con qualche sprizzo di critica per quello che essi hanno contribuito a realizzare. Paradossalmente, mentre si è in questa situazione, molte località turistiche ispirano ancora libri ed articoli di studi e ricerche, o che ripropongono studi e ricerche, sulla civiltà umanistica che sta velocemente scomparendo anche da essa. E della quale sono rimasti documenti urbanistici, architettonici, letterari, artistici per guidare e visitare i quali sono sorti gruppi specialmente giovanili. Senza dubbio l’organizzazione di tali visite è ispirata dalla volontà di sfruttare mercantilisticamente anche i beni culturali che vengono ritenuti cultura. Tuttavia manifesta un interesse umanistico sia in coloro che guidano alle visite sia in coloro che sono guidati. È su questo interesse che bisognerebbe soffermarsi per evitare che anche le visite guidate vengano inglobate dall’effimero e dalla spettacolarizzazione, e possano rendere invece più vivente la propria vita, ricercando, trovando, contemplando il vivente di color che ci sono stati. Non si potrà mai ritornare al vivere della civiltà agraria ma, riflettendo sul quel vivere, si potrà rendere vivente il vivere nella civiltà industriale – tecnologica nella quale siamo, e ritrovare quell’indispensabile nuova armonia tra uomo e natura.