Oscar, l’Italia punta ancora su Sorrentino. Il regista: stavolta parto dalla panchina

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Nella notte degli Oscar, l’Italia punta ancora una volta su Paolo Sorrentino. Il regista è candidato con il suo film ‘È stata la mano di Dio’ come miglior pellicola straniera. Una statuetta che ha già vinto, nel 2014 con ‘La grande bellezza‘, e che questa volta si contenderà con il giapponese ‘Drive my car’, il danese ‘Flee’, il bhutanese ‘Lunana’ e il norvegese ‘La persona peggiore del mondo’. A caldo, il regista appena saputo della nomination si era detto “felicissimo, per me è già una grande vittoria. È un motivo di commozione, perché è un riconoscimento prestigioso ai temi del film, che sono le cose in cui credo: l’ironia, la libertà, la tolleranza, il dolore, la spensieratezza, la volontà, il futuro, Napoli e mia madre. Per arrivare fin qui, c’è stato bisogno di un enorme lavoro di squadra”. Sorrentino va a Los Angeles con meno tensione rispetto al 2014, quando era favorito. Questa volta il film giapponese sembra imbattibile, ed è candidato anche come miglior film assoluto.”È inutile far finta di niente: il favorito è ‘Drive my car’, che è candidato anche come miglior film e miglior regia”, ha avuto modo di dire nelle scorse settimane il regista. “Io – ha aggiunto – mi sento molto a mio agio nel non essere favorito. Con ‘La grande bellezza’ lo ero ed ero in soggezione. Mi piace molto di più partire dalla panchina, per usare una metafora calcistica”. Proprio il calcio è tra i temi al centro del film: l’arrivo di Maradona a Napoli negli anni ’80 si intreccia con le vicende della famiglia di Fabietto, che da grande sogna di fare il cinema e che adora il calciatore argentino. Questa volta, ha spiegato Sorrentino, “non mi aspettavo la nomination, ci speravo, mi faceva piacere entrare di nuovo perché una volta è un caso mentre due…. E poi questo film per me è molto importante”.“Rispetto a ‘La grande bellezza’”, ha rimarcato, “mi sento più invecchiato, fortunatamente ho un rapporto meno nervoso e più pacificato con le cose e questo è un grandissimo sollievo. È tra i pochi benefici dell’avanzare dell’età, il che non vuol dire essere meno appassionati. Sono più fatalista e più pronto a quello che viene, nel bene e nel male”.