Pa: identikit dirigenti, anziani laureati e con forte presenza femminile

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Roma, 15 mag. (Labitalia) – Sono sempre più anziani, uno su quattro ha superato i 60 anni, e hanno raggiunto posizioni dirigenziali dopo una lunga gavetta nel pubblica amministrazione, ben 20 anni nel 50% dei casi. Più della metà è donna, l’8% in più del 2007, ma l’avanzata ‘rosa’ è dovuta più al taglio di oltre 10mila colleghi che a un aumento delle assunzioni femminili. Sono in possesso di un elevato livello di istruzione, il 97% è laureato e il 16% ha un titolo superiore alla laurea, ma raramente aggiornano le proprie competenze: in media ogni dirigente ha usufruito di meno di due giornate di formazione all’anno. E’ questo l’identikit dei dirigenti della Pa italiana scattato da una ricerca presentata oggi al Roma convention center La Nuvola, nel corso del Forum Pa 2019, la manifestazione dedicata all’innovazione e alla sostenibilità nella Pa organizzata da Fpa, società del Gruppo Digital360, per capire quanto siamo lontani dal profilo di dirigenza che si sta cercando da diverse stagioni di riforma.

L’indagine ha elaborato i dati della Ragioneria di Stato dei 44.497 dirigenti pubblici con un effettivo ruolo dirigenziale, su un totale dei 169mila ufficiali (non sono considerati medici, magistrati, diplomatici, prefetti e personale in carriera penitenziaria, che hanno un contratto da dirigente senza un vero e proprio ruolo direttivo), pari all’1,4% del totale pubblico impiego.

“Il fatto che – afferma Carlo Mochi Sismondi, presidente del Fpa – il 28,5% abbia già compiuto i 60 anni e si contino appena 212 persone sotto i 35 anni dimostra che la dirigenza pubblica non è un affare per giovani e che le riforme della carriera non sono riuscite a modificare le caratteristiche, ancorando le carriere a modelli organizzativi e gestionali”. “Per l’elevata età anagrafica – sostiene – con le novità introdotte in fatto di pensionamento, molti dirigenti potrebbero andare in pensione a breve: circa 12mila hanno già superato i 62 anni e un terzo di questi ha maturato oltre 38 anni di anzianità contributiva. Ed è necessario un investimento per l’aggiornamento delle competenze: solo due giornate di formazione l’anno di media è troppo poco per figure apicali che dovrebbero guidare un’amministrazione nel processo di innovazione”.