Pa: l’indagine, per dipendenti serve più formazione per gestire cambiamento

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Roma, 24 mag. (Labitalia) – Alla Pa servono competenze organizzative, manageriali e tecnologiche per gestire i cambiamenti in atto, pianificare, programmare, lavorare per progetti, utilizzare le opportunità d’innovazione offerte dal digitale. Tuttavia, i dipendenti pubblici che nell’ultimo anno hanno ricevuto formazione (6 su 10) dichiarano di essere stati aggiornati prevalentemente su temi giuridico-normativi (32,2%), informatica e telematica (12%), materie tecnico-specialistiche (11,8%), quasi nulla sulle lingue straniere (4%), i temi manageriali (5,3%), la comunicazione (8,4%), l’organizzazione (9,4%). Sono i risultati dell’indagine condotta da FPA, società del gruppo Digital360, sulle competenze dei dipendenti pubblici che ha coinvolto un panel di circa 1.350 persone (di cui l’81,5%% dipendenti pubblici), presentata oggi al Forum Pa 2018.

“L’indagine sulle competenze dei lavoratori pubblici -commenta Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA- rivela che siamo sulla strada sbagliata per cambiare la Pa: con una formazione scarsa, per lo più su materie o specialistiche o giuridiche, il settore pubblico può al massimo fare un po’ meno errori nei compiti che già svolge e migliorare l’efficienza di procedure spesso inutili o assurdamente complicate. La formazione, invece, dovrebbe trasferire ai lavoratori le competenze in grado di accelerare l’evoluzione della Pa per consentirle di aprirsi ai cittadini, alle imprese, al contesto internazionale”.

Ma cosa ne pensano i dipendenti pubblici? Il 43,6% dei lavoratori dei diversi comparti della Pa dichiara di avere ‘molte più competenze’ di quelle che servono nel proprio lavoro quotidiano e il 34,5% ritiene le sue competenze, comunque, ‘adeguate’. La formazione ricevuta nell’ultimo anno è giudicata utile dall’80% di chi ne ha beneficiato, anche se i lavoratori sostengono che il principale motivo di crescita delle proprie competenze siano stati l’autoformazione (48,5%) e l’esercizio stesso del proprio ruolo (31,2%) piuttosto che la formazione ricevuta (9,5%).

In sostanza, chi lavora nel pubblico, oggi, non sente alcun bisogno di acquisire competenze manageriali o abilità relazionali, comunicative e gestionali. E questo per un semplice motivo: non le usa. Quasi il 50% degli intervistati fa lo stesso lavoro da oltre 10 anni e, rispetto alle mansioni da svolgere nel quotidiano, l’aggiornamento sentito come necessario è prevalentemente legato a conoscenze specialistiche riferite al proprio settore professionale (29,4%), conoscenze normative (27,2%) e competenze tecnologiche (20,5%). Solo il 12,8% reclama competenze relazionali e l’8,6% di competenze manageriali.

“Non siamo di fronte -sottolinea Gianni Dominici, direttore generale di FPA- a personale iper-qualificato, ma a lavori semplici, svolti per anni, senza alcun meccanismo di job rotation, in cui le uniche variazioni su cui c’è da aggiornarsi riguardano norme, procedure e aspetti tecnici. Se la Pa resta ripiegata sui suoi stessi processi, piuttosto che formare i propri dipendenti ai nuovi compiti che le spettano, andiamo nel futuro con una Pa del passato”.

Questa situazione, che non sembra essere percepita come critica dai dipendenti pubblici, appare invece chiara a chi si trova a interagire con la Pa: secondo cittadini e imprese coinvolti nel panel di FPA, i gap da colmare prioritariamente nella pubblica amministrazione sono proprio le competenze organizzative (30,6%) e manageriali (23,4), quelle su cui i dipendenti pubblici non credono di avere bisogno di aggiornamento e quelle su cui minore è la formazione erogata.