Pac, fondi Aree di crisi. Cisl: Stop errori del passato

21

“Sulla gestione dei fondi Pac (Piano di azione e coesione) destinati alle aree di crisi della Regione Campania non è più possibile ripetere gli errori del passato, della spesa fine a se stessa per erogare risorse a lobby imprenditoriali che non producono crescita economica ed occupazione sul territorio”. Così la Cisl Campania “lancia un avvertimento chiaro alle istituzioni regionali – sottolinea una nota – nel corso della Cabina di regia per la gestione delle crisi industriali e dei processi di sviluppo convocata oggi. O si fa chiarezza o si e’ complici’”. “Dopo oltre un anno dalla delibera della giunta regionale – spiega il sindacato guidato da Lina Lucci – il comitato esecutivo presso il Mise ha deliberato finalmente la pubblicazione dell’avviso pubblico per la presentazione dei progetti strategici da realizzare con i fondi Pac, nelle aree di crisi industriale”.

 Sul piatto ci sono risorse complessive per 150 milioni, ripartite tra cinque aree in Campania: Airola, cui vanno 30 milioni di euro, Acerra e Avellino con 20 milioni ciascuna, Caserta destinataria di 40 milioni e Castellammare che potra’ contare su 40 milioni di euro. Una scelta strategica, quella individuata dalla Giunta Caldoro e condivisa dal Governo “che e’ il risultato di uno straordinario impegno del sindacato della responsabilitàche ha consentito di abbandonare, almeno nella sua impostazione, la strada dei finanziamenti a pioggia per privilegiare, viceversa, interventi mirati ad aree e settori merceologici ben definiti – prosegue la Cisl – Ma a un’impostazione strategica giusta non ha fatto seguito, almeno per il momento, una gestione organica dei fondi. In queste ore denunciamo l’assenza di un coordinamento istituzionale da parte degli assessorati alle Attivita’ Produttive e al Lavoro. Stiamo assistendo a uno sviluppo disordinato e poco chiaro del processo tra i soggetti responsabili – Ministero, Regione Campania e Invitalia”. La Cisl ribadisce “con forza che non è consentito a nessuno di reiterare una gestione della spesa pubblica che non produce risultato per la collettività L’atteggiamento pilatesco assunto dalla giunta Caldoro e dal ministero dello sviluppo su alcuni contratti di programma sono la prova evidente che si predica bene e si razzola male. Sugli interventi per le aree di crisi Nappi e Martusciello si giocano la reputazione: spetta a loro garantire la più oggettiva premialità a quelle imprese sane che con coraggio intendono misurarsi sulla qualità dei progetti. Su questo piano la Confindustria di Basso può fare la differenza. Urge quella necessaria azione di promozione e coordinamento nei confronti delle imprese locali per accompagnarle nell’intero processo e assieme garantire tutte quelle condizioni che rendano ulteriormente appetibili le aree di interesse. Ma bisogna intervenire subito”.