Pagamenti alle Pmi, Comuni lumaca. Barbagallo: In Campania danni per milioni di euro

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E’ Benevento il Comune maglia nera in Campania per i tempi medi di pagamento di beni e servizi a imprese fornitrici: nel 2014 le Pmi hanno dovuto aspettare un media 443 giorni – 14, 7 mesi – per incassare qaunto era loro dovuto dall’amminisrazione sannita. Seguono Caserta con 173 giorni, Salerno con 315, Avellino con 60 giorni (anche se nei primi tre mesi del 2015 ha praticamente raddoppiato i tempi portandosi a 123,99 giorni, più di 4 mesi) e ultima, e almeno apparentemente più virtuosa, Napoli con 42 giorni in media, anche se il dato non tiene conto dei debiti pregressi. Sebbene la legge imponga alla Pubblica amministrazione di pagare i propri fornitori con tempi compresi tra i 30 e i 60 giorni, in realtà una parte rilevante dei principali Comuni capoluogo di provincia, delle Regioni, dei ministeri, delle grandi Asl e di alcuni enti pubblici continua a non rispettare questa scadenza. “Dalla fotografia scattata dall`Ufficio studi della Cgia, che ha analizzato i siti web delle Pa che per la prima volta entro lo scorso 30 aprile avevano l`obbligo di pubblicare la tempestività dei propri pagamenti riferiti al primo trimestre di quest`anno, emerge una situazione assurda – dice Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria Campania e amministratore unico della Cofiba, società leader nella bonifica ambientale -. Pur riconoscendo che le difficoltà e i tagli hanno ridotto le possibilità di spesa delle amministrazioni pubbliche, non è giustificabile che una buona parte dei soggetti monitorati, a distanza di quasi 2 mesi e mezzo dalla scadenza prevista per legge, non abbia ancora pubblicato sul proprio sito internet alcun dato, in barba alla trasparenza spesso invocata a parole dai politici o dai dirigenti pubblici”. I danni in termini economici per le imprese campane sono notevoli. “Basti pensare che lo scorso anno i ritardi nei pagamenti degli enti pubblici sono costati alle imprese di Terra Felix 196 milioni di euro di maggiori oneri finanziari. Se non è proprio un record negativo poco ci manca”. Di fronte a questo quadro non ci si può stupire se sempre più imprese sono costrette a chiudere i battenti. “L’Italia – dice Barbagallo – è l’unico paese in cui le imprese falliscono non per i debiti accumulati ma per i crediti vantati nei confronti dello Stato. E’ giusto che Regioni, comuni e province mantengano l’equilibrio finanziario, ma sull’altare della stabilità non possiamo sacrificare le imprese”. Quante imprese sono costrette a chiudere per i ritardi della pubblica amministrazione? “Circa un’impresa su tre – dice l’ex numero uno degli under 40 – Senza contare che un quarto delle Pmi che nel 2014 ha lavorato per la pubblica amministrazione ha subito anche restrizioni dalle banche. Per questo occorre fare passi avanti rispetto alle promesse degli ultimi Governi”. Del resto, i numeri parlano da soli: “353 fallimenti nei primi tre mesi dell’anno, che collocano la regione al quarto posto in Italia dopo Lombardia, Lazio e Veneto, e 6.488 chiusure dal primo gennaio 2009 in Campania sono il segno evidente di una crisi senza precedenti dalla quale, nonostante la politica degli annunci, non si riesce a venire fuori”.