Palazzo Fondi, buona la prima: il margine per migliorare

88

Applausi. Applausi. Applausi. Abbiamo la dimostrazione, attualissima, degli enormi vantaggi della collaborazione tra pubblico e privato. Da qualche giorno sulla facciata di un palazzo a via Medina due banner ci informano del nome dell’edificio, altrimenti noto solo agli addetti ai lavori, e della presenza al suo interno di una mostra davvero particolare. Una mostra sui veleni. Particolarissimo il tema. Il timore, prima della visita, era di trovare un esposizione sicuramente valida scientificamente, ma poco appassionante per i più, che di veleni hanno
tratto conoscenza o da bambini, attraverso le terrificanti fiabe di principesse morte o semimorte per avvelenamento, o dalle pagine de “I tre Moschettieri”, quando Milady rimuoveva amici e problemi grazie alla venefica polvere nascosta nel fondo dei suoi anelli, o da altre storie dove il veleno colpiva indiscriminatamente buoni e cattivi. E invece no. Proprio no. Finalmente una mostra che può, per il tipo di allestimento, essere paragonata, per linguaggio espositivo, a quella dell’American Museum of Natural History a New York. Oh sì, certo, l’esposizione americana ha i suoi anni, decenni e decenni ormai, e gli italiani, come sempre sono in netto ritardo sull’argomento. Certamente. Però questa mostra, per quanto episodio unico al momento, inno al “massimo effetto minima spesa”, usa le tecniche dell’interpretazione e, se non in modo completo, è riuscita d esporre in maniera emozionante materiale a serio rischio di lezioncina di chimica e botanica per saputelli. Non manca lo stimolo di alcuni interrogativi posti al pubblico e delle soluzioni da leggersi attivando personalmente la messa in luce della risposta. Il risultato è una mostra che poteva essere noiosissima ed invece interessa ed incuriosisce. Il risultato non è ancora il migliore: l’affluenza nei giorni più affollati delle feste pasquali è stata di qualche centinaia di visitatori, mentre nelle giornate ordinarie è solo di qualche decina. Un problema, dunque esiste. Bastano forse due banner, qualche intervista asettica a politici non esperti, che per lo più pensano a fare apologia di se stessi? Neanche per idea.
La comunicazione deve essere rivista completamente. I risultanti attuali lo dimostrano. Come completare, allora, questa validissima prova d’interpretazione, e raggiungere l’obiettivo che qualsiasi mostra, esposizione, museo o struttura espositiva si pone, cioè un alto numero di visitatori? E come migliorare la performance ottenendo un alta percentuale di visitatori, non solo soddisfatti, ma affascinati dall’esposizione tanto da favorire col passa parola l‘incremento dei flussi di pubblico? Gli ambienti grazie alla cura dell’esposizione e alla ambientazione sono affascinanti. L’attenzione del pubblico è stimolata dalle didascalie interpretative che pongono domande ed offrono risposte cui il pubblico può accedere solo collaborando attivamente. Le evocazioni sono continue e per qualsiasi età e cultura: Da Biancaneve con la mela avvelenata, alle streghe che mescolano gli ingredienti nel paiolo, fino a Cleopatra, Napoleone ed oltre ancora. Il biologo che offre un vivo supporto scientifico in alcuni orari è presente. Cosa manca allora? La pubblicità, ormai dimenticata, di una nota birra rispondeva a questa domanda che ciò più serviva al naufrago felice era proprio quella bevanda. La bevanda regalava il guizzo, l’ingrediente in più che trasformava la “ solita “ spiaggia esotica piena di belle donne in un momento paradisiaco ad esclusivo godimento del suo consumatore. Una risposta perfetta. A Palazzo Fondi serve il guizzo.
La mostra sui veleni manca di quell’ingrediente che faccia tremare vene e polsi al suo visitatore, che lo faccia sentire in pericolo mentre si addentra nella selva tropicale piena di pericoli e disseminata di esempi di vittime che hanno subito gli effetti di quei veleni in mostra. E’ l’ultimo passo della tecnica dell’interpretazione. La musica, la colonna sonora che anticipa le tragedie, che fa chiudere gli occhi e turare le orecchie quando l’assassino attenta alla vittima nel buio. E poi l’effetto delle micidiali sostanze sule vittime. Cleopatra è in piedi come Napoleone e tutta la comitiva di avvelenati. Non sarebbe più suggestivo vederli dopo l’assunzione della sostanza, nella sofferenza, quando gli effetti si manifestano. Palazzo Fondi ospiterà altre mostre. Buona la prima migliore sia la prossima.