Paolo Manazza e l’incanto dell’arte

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in foto Paolo Manazza © Photo A. Barakat, Egitto, 2018

L’occhio di Leone, ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Redazione

Nel continuo interrogarsi su quel che accade nel nostro contemporaneo, L’Occhio di Leone continua la propria indagine nel mondo delle mostre, attraverso il dialogo diretto con artisti, curatori e galleristi, direttori museali e addetti ai lavori, in un anno davvero complesso per l’universo dell’Arte. La nostra conversazione oggi torna a Milano, grazie alle parole di Paolo Manazza, artista, teorico, fondatore e direttore di ArtsLife, una delle principali riviste d’arte. Egli, insieme con Pietro Finelli, Luca Coser e i maestri storicizzati Mimmo Rotella, Tano Festa e Mario Schifano, è protagonista della mostra ‘Oltre la Forma’, curata da Azzurra Immediato per la Area35 Art Gallery di Giacomo Marco Valerio e già destinata al National Art Museum of Moldova di Chişinău. La mostra che ha aperto al pubblico lo scorso 22 ottobre, prima dell’inizio della nuova emergenza Covid19, ha continuato il suo percorso online in attesa della riapertura al pubblico e noi intendiamo percorrere un pezzo di strada assieme. È per questo che abbiamo posto a Paolo Manazza le nostre famigerate 3 domande, il cui risultato offre una interessante prospettiva dalla sua visione che condividiamo su questa pagina.

Paolo Manazza, per Lei, cos’è l’Arte?

È una domanda totalizzante, direi quasi wagneriana quando lei scrive Arte con la A maiuscola. Io credo che l’arte visiva, di cui mi occupo, sia una forma linguistica per immagini con una sua grammatica e sintassi precisa, il cui scopo è disporre forme, colori e dimensioni in una modalità capace di incantare lo spettatore. L’incanto consiste nel produrre reazioni ed emozioni capaci di trascendere la realtà puramente materiale. Le attività percettive dei nostri sensi possono essere potenziate e soprattutto raffinate. Questa strada porta a percepire o intuire altro rispetto alla materia grezza di cui sono composti forme e colori, ad esempio nella pittura, o suoni e silenzio, ad esempio nella musica. Per questo aveva perfettamente ragione Willem de Kooning quando sosteneva che lo scopo di un quadro non è dare risalto al visibile ma in un certo senso aprire l’ascolto visivo all’invisibile.

L’ultima mostra italiana di cui è protagonista, Oltre la Forma, a Milano, racconta del rapporto tra sei artisti e della loro traduzione del reale in pittura. Il titolo lascia intendere alcune concezioni ma, la Forma cosa rappresenta nella sua esperienza artistica ed editoriale?

L’esperienza di questa mostra, come di altre a cui sono stato chiamato e intendo partecipare, consiste nello sviluppare una ricerca e una sperimentazione della mia pittura, attraverso il confronto con alcuni dei grandi maestri, artisti storici dell’arte moderna e contemporanea. La sperimentazione è sempre rivolta a tracciare uno stile. In ogni opera d’arte la forma coincide con il contenuto e viceversa.

Cosa prospetta il panorama artistico oggi, secondo Lei e cosa, invece, si aspetta dalle istituzioni, pubbliche e private, all’indomani dell’emergenza Covid19 che ha travolto anche l’Arte?
Ogni epoca ha l’arte che si merita. La nostra, basata sul principio tossico dell’avidità, ovviamente ha prodotto e produce un’arte fondata sulla speculazione finanziaria, più che sulla ricerca. La crisi della pandemia sta accelerando il processo di decadenza di una civiltà troppo legata ai principi dell’egoismo e individualismo. Mi aspetto – se riusciremo ad assistere alla disgregazione di questa civiltà senza troppi disordini – che non solo le istituzioni pubbliche e private, ma il mondo intero si orienti verso il desiderio di nuovi valori post-materiali. Con i quali l’autentica sperimentazione delle arti visive non potrà che ricavarne ossigeno per rivitalizzarsi.

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Attraverso le parole di Paolo Manazza la tensione verso l’incanto di cui fa cenno si scontra con molti dati di questo nostro tempo, egotico e banale, troppo spesso, autoreferenziale e privo di reale volontà di cambiamento e miglioramento. Siamo forse talmente abituati alla mediocrità che, alla fine, non abbiamo più il coraggio di attraversare il fossato, immaginando sia un abisso? Quel che l’Arte insegna è che osare non significa fare pazzie quanto ‘semplicemente’, andare controcorrente, non lasciarsi conformare, guardare laddove nessuno oserebbe, scostarsi dall’ombra della massa per comprendere in maniera nuova ciò che davvero percorre ed incrocia il reale. Se “ogni epoca ha l’arte che si merita” vuol dire che, oggi, possediamo una lente di ingrandimento per scoprire errori e lacune, per determinare una sperimentazione sempre in fieri, capapce di stravolgere quella trasfigurazione del banale e tradurla in nuovo modus: cogitanti, operandi e, in arte, anche pingendi. Il futuro, probabilmente, abbisogna di nuove lingue e grammatiche, ancora una volta necessita di andare “oltre la forma”.
È in vista di un futuro differente che la mostra “Oltre la Forma” a Milano, è stata prorogata, sia in galleria che online attraverso una 3D viewing, come una sorta di metafora tecnologica del nostro odierno vivere.
“Oltre la forma” è visibile online, tramite viewing room a questo link.

in foto Paolo Manazza, Fall, olio su tela, Milano lockdown 2020, dalla mostra Oltre la Forma, Milano, 2020, Area35ArtGallery, a cura di Azzurra Immediato