Papa Francesco, liberaci dal male dell’oscurantismo

61
In foto Papa Francesco

di Biagio Maimone

Santità,

a Lei, a cui è stata affidata la Chiesa attuale e l’umanità errante in cerca di una casa accogliente, chiediamo di illuminare, con le parole di Cristo, l’agire di quanti governano la realtà sociale e politica.

La nostra epoca è messa a dura prova dal dilagare dell’egoismo, dell’indifferenza e dall’acuirsi sempre più evidente del divario sociale, a cui si aggiunge il dramma, molto spesso taciuto, del diffondersi della violenza in forme sempre più subdole.

Il disperato grido di dolore dei poveri raggiunge ciascuno di noi e ci attanaglia in una morsa di dolore, che non può essere tacitato dalla retorica sterile di una vita politica senz’anima.

Sono trascorsi alcuni anni ormai da quando l’educazione sociale o meglio la pedagogia della vita e dell’amore trasmessa nelle Scuole e nelle Chiese riusciva ad incanalare l’aggressività verso sentieri edificativi della pace sociale. Tristemente constatiamo che, nel secolo odierno, pochi, o meglio, quasi nessuno, si prende cura della nostra formazione sociale ed umana. Da un lato, l’idolatria del successo e, dall’altro, i poveri e coloro i quali, sentendosi sconfitti dalla difficoltà di scegliere il proprio bene, si sono accasciati sui marciapiedi: ecco lo spettacolo offerto dalla nostra società. Ed ancora: oscurantismo della ragione e tenue luce della speranza, sviluppo tecnologico più raffinato e pensiero superficiale.

Manca la cultura della vita! Padre, aiuti le donne e gli uomini della nostra epoca a ricercarla oltre le cose senza vita che sono il potere, l’egoismo, l’egocentrismo, il nichilismo, la superficialità dei gesti e il torpore dei sentimenti umani.

Il risveglio dell’interesse per i valori della vita potrà costituire il modo evolutivo di introdursi nel tessuto lacerato della società odierna, per superare la crisi spirituale dell’uomo contemporaneo, la cui solitudine interiore si manifesta nelle sue azioni, troppo pervase dal materialismo e dell’egoismo.

Attraverso la cultura della fiducia e della speranza si potrà tentare di colmare il vuoto delle Istituzioni, non irrobustite dagli ideali della giustizia, della pace e del rispetto della dignità degli umili .

La Stella polare della Fede fa capire a molti che, pur nel dilagare delle più contraddittorie espressioni dell’animo umano, l’antica speranza, ossia la speranza di accoglienza di ogni essere umano nel contesto della vita umana, ritorna oggi a manifestarsi in forma nuova. La esprimono non solo gli uomini in fuga dalle terre depresse, ma anche le donne e gli uomini “di buona volontà” che vivono nei territori più ubertosi, che anelano alla ricchezza spirituale.

Il vento della storia non ha spazzato via “l’antica speranza”, perché essa è certamente un bisogno insopprimibile della vita umana e ritorna perciò alla ribalta nella sua più fulgida essenza.

Di essa non si può parlare, tuttavia, con le stesse parole, con lo stesso lamento di sempre, ma con l’ottimismo e la gioia di chi vuole costruire.

Dopo tante primavere ideologiche e politiche, ora è l’epoca della rinascita dell’altruismo e dell’amore!

E’ vero che la vita umana è stato oggetto di lettura, ma è anche vero che metà della vita rimane ancora in ombra. Quindi, il linguaggio della vita non è stato completamente espresso .

In un’epoca in cui la parola stenta ad essere costruttiva, occorre dire la Verità che genera Amore e l’Amore genera quell’impegno che, unico, conduce alla pratica della cultura della vita.

L’essere umano, vissuto come un essere scarsamente amato, contraddittoriamente descritto, deve divenire finalmente destinatario di un messaggio fortemente innovatore, che è quello che si prefigge di riscattare il piano spirituale dell’esistenza umana dal silenzio da cui è avvolto .

E’ indiscutibile che occorra una coscienza umana rinnovata per affrontare con successo il piano dell’impegno a favore di una cultura della vita che rinasca come la natura a primavera.

Il più elevato livello del progresso è far sì che Dio cammini insieme agli esseri umani per farli crescere realmente, perché cresciuti spiritualmente.

A Lei, Santità, che nutre la vocazione di prendersi cura delle piaghe sociali e spirituali della vita umana, chiediamo di educare gli esseri umani a ricreare quel filo che unisce la terra al cielo, ossia quell’anelito che unisce l’uomo a Dio.

A Lei, Papa Francesco, chiediamo di dire agli uomini di potere: “Non più terre depresse! Non più dittature! Non più ingiustizie! Rivolgiamo gli occhi all’amore fraterno ed universale!”.