Papa Francesco, rischi e contraddizioni

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Il rischio è la contraddizione! Un grande Papa, un Papa affascinante nel segno del Poverello d’Assisi ripropone il Vangelo come unica fonte, e riferimento, della Fede! Un grande Papa, che, proprio per questa sua forza trascinante e per l’entusiastico consenso che raccoglie, rischia di “destrutturare” Santa Madre Chiesa e tutto il suo apparato. Mi spiego, o tento di spiegarmi: Cristo, gli Apostoli, la predicazione del Vangelo, i Martiri costituirono un forte elemento di crisi dell’Impero Romano, del relativo sistema di potere e dell’apparato religioso di riferimento, che faceva capo all’Olimpo ed a Giove Padre. Il grande messaggio di Amore e di Eguaglianza fra gli uomini, testimoniato da menti poderose, quale quella di San Paolo, e da Martiri indomiti, minò alla base quel complesso e potente sistema. A prescindere da altri ed evidenti elementi di crisi di quel vastissimo Impero. Via via la Chiesa crebbe nel proselitismo fino a, nel Medioevo, diventare sostegno fondamentale del Potere, tout court, di cui le grandi e solenni Incoronazioni degli Imperatori del Sacro Romano Impero divennero la dimostrazione più patente. Lutero, Calvino, grandi filosofi e pensatori misero a nudo quell’intreccio formidabile, che faceva credere all’Uomo che la salvezza dell’Anima era nelle mani dell’apparato. Qui mi fermo, perché non sono neppure nella condizione di scrivere, in un modesto articolo, la storia della Chiesa, che ha attraversato la vita di milioni di uomini. La Chiesa troppo spesso intrisa di secolarismo, e non solo al tempo del potere temporale dei Papi: sempre al “servizio” del Potere, fino ai silenzi complici, e di più, (Pio XI: Mussolini, l’Uomo della Provvidenza!). Ancora: basti ricordare l’esplicito appoggio perché la DC si accaparrasse del potere in Italia. Gli strumenti: l’Azione Cattolica, i Comitati civici di Gedda, fino al “famigerato” slogan in occasione delle elezioni dell’18 aprile del 1948: Iddio ti vede, Togliatti NO! Eppure “questa” Chiesa, che, vivente ed in carica sul Soglio di Pietro Papa Francesco, tollera Tarcisio Bertone, Cardinale, in un appartamento di oltre 700 metri quadri, è un riferimento in un Mondo in disfacimento, in cui tutte le più grandi Istituzioni vanno in frantumi. O sono assolutamente ininfluenti: basti guardare alla Unione Europea o all’ONU. Il rischio del messaggio, dell’azione di Papa Francesco è quello di destrutturare “questa” Chiesa e di non essere nella condizione di “edificare” la Chiesa Nuova. Rischia, Papa Francesco, di non realizzare il sogno del Poverello di Assisi, di cui allo straordinario affresco di Giotto nella Basilica Superiore: riedificare la Chiesa andata in frantumi, questa volta per il potente messaggio dello stesso Papa. Questo è il quadro, questo il rischio, al quale si aggiunge quello di avere un altro Papa emerito, nel caso in cui Papa Francesco si dovesse rendere conto dell’impossibilità di “riedificare” la Chiesa di Cristo, nel segno del Vangelo. Per quanto mi riguarda, nel mio piccolissimo “recinto”, la preferenza assoluta va a questo Papa ed alla forza rivoluzionaria del suo Magistero, ma sarebbe da miopi non avere chiari i rischi relativi.


Viviamo un tempo di crudele degrado di Valori e, addirittura, di umanità. Quello che accade a Napoli nel “mondo”, purtroppo vasto, della criminalità organizzata, non ha nulla di umano: neppure le bestie, soprattutto se della stessa razza, arrivano a tanto. Naturalmente, in quel “mondo” non solo a Napoli: basti guardare alla Calabria, anche per fatti recenti, ed alla Sicilia. Ma quello che accade nella società, più o meno “civile”, non suscita minore preoccupazione: valori come l’amicizia vengono “immolati”, sempre più spesso, sull’altare degli interessi, anche i più meschini. Il denaro, l’utile, il profitto, come ammonisce il Papa, sono i nuovi idoli, ai quali sacrificare Valori antichi, che erano alla base della convivenza civile, segnata dall’altro Valore, quello della solidarietà. Certo, non mancano esempi di altissimo significato, in senso diametralmente opposto, che arrivano fino all’eroismo: spesso, a parte forti testimonianze individuali, sono le Associazioni di volontariato a dare la speranza. Alla base di questa crisi profonda, a parte la responsabilità di “certa” Chiesa, di “certa” Scuola e di “certo” Stato, vi è un dato di fondo: troppa gente ha perso il gusto per la Bellezza e per l’Amore. Ha perso la gioia di godere di questi Valori, di viverli, di…praticarli. Un gran peccato!


La Nazionale Italiana parteciperà ai Campionari Europei! Evviva! Eppure, la crisi è evidente insieme alla carenza di bel gioco ed alla scarsa presenza di giocatori, forti e dotati, in grado non solo di fare la differenza, ma di rappresentare l’Italia al meglio! Buffon a parte! Come sono lontani i tempi in cui l’Italia si poteva permettere di tenere in panchina, uno fra Rivera e Mazzola! La “colpa” è del sistema, che non trova il modo, e ci sarebbe!, di mettere in campo, è il caso di dire, una politica, anche con opportuni incentivi, una strategia, che rilanci i settori giovanili delle singole squadre e li riporti ad essere autentiche fucine di campioni. Si pensi che la selezione dell’allenatore della Nazionale avviene su di un campione complessivo di non oltre 50 calciatori. Non superano questo numero i giocatori, oriundi compresi, Italiani che sono titolari nella Serie A. Con dirigenti come Tavecchio e Lotito c’è poco da sperare, con i nuovi padroni della Serie A, come Thoir e Mister Bee, ancora di meno.