Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, il grande cantiere sociale che manca 

Per il Movimento Qualità della Vita un’area di 2.215 ettari, pari a circa un quinto del territorio comunale, deve diventare una vera infrastruttura di benessere, sicurezza, educazione ambientale e coesione urbana 

NAPOLI – Napoli possiede uno dei più grandi patrimoni verdi urbani della città, ma continua a non valorizzarlo pienamente come infrastruttura pubblica di qualità della vita. Il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, istituito nel 2004 ed esteso per 2.215 ettari, rappresenta circa un quinto del territorio comunale e comprende aree di grande valore ambientale e paesaggistico come Camaldoli, Selva di Chiaiano, Vallone San Rocco, Scudillo e la collina di San Martino. Eppure, a fronte di questa straordinaria estensione e della sua funzione potenziale, la fruizione reale resta ancora debole, discontinua e molto al di sotto delle possibilità offerte da un bene di questa portata. 

Per il Movimento Qualità della Vita, il Parco non può essere considerato una semplice area vincolata o una periferia del governo urbano. Deve invece diventare un vero cantiere sociale permanente, capace di produrre effetti concreti su salute pubblica, vivibilità, presidio civico, educazione ambientale, sicurezza territoriale e coesione tra quartieri. 

Il tema non riguarda soltanto il verde urbano. Riguarda il modo in cui Napoli sceglie di utilizzare uno dei suoi più importanti patrimoni territoriali. Un parco di questa dimensione può diventare una grande infrastruttura civica per famiglie, scuole, giovani, anziani, associazioni, camminatori, operatori culturali e cittadini. Ma perché ciò accada servono accessibilità reale, manutenzione costante, percorsi sicuri, segnaletica adeguata, programmazione stabile e una presenza istituzionale visibile e continuativa. 

Negli anni non sono mancati segnali di sottoutilizzo e criticità. Diverse aree del Parco, pur avendo un enorme valore naturalistico, paesaggistico e sociale, non sono entrate stabilmente nella vita ordinaria della città. In alcuni casi, come emerso anche nel dibattito pubblico e giornalistico, si è registrata una distanza evidente tra valore potenziale del bene e concreta possibilità di fruizione da parte dei cittadini. È proprio questa distanza che oggi va colmata con una strategia seria di rigenerazione urbana ad alto rendimento sociale. 

Secondo il Movimento Qualità della Vita, occorre superare la logica degli interventi episodici e aprire una nuova fase fondata su un progetto integrato. Il Parco deve essere vissuto, attraversato, conosciuto, curato e presidiato. 

Le priorità per attivarne subito la funzione pubblica sono: la prima è l’accessibilità continuativa, con ingressi certi, orari definiti, sentieri leggibili, collegamenti reali tra le diverse aree e manutenzione stabile; la seconda è la sicurezza territoriale, perché dove prevalgono abbandono e sottoutilizzo aumentano degrado, danni ambientali e sfiducia civica; la terza è la programmazione educativa, artistica e culturale, con il coinvolgimento di scuole, università, associazioni, municipalità e cittadinanza attiva; la quarta è la misurazione dei risultati, attraverso indicatori chiari: numero di accessi, ore di apertura, percorsi realmente fruibili, scuole coinvolte, attività svolte, riduzione del degrado e miglioramento percepito della sicurezza. 

“Napoli non ha bisogno soltanto di cantieri materiali – dichiara Domenico Esposito, presidente dell’Accademia Italiana Qualità della Vita – ma di cantieri capaci di generare equilibrio urbano, salute pubblica, educazione diffusa e fiducia collettiva. Il Parco Metropolitano delle Colline può diventare una grande infrastruttura di benessere quotidiano, ma per farlo deve uscire dalla marginalità amministrativa e diventare una priorità strategica per la città e per l’area metropolitana”. 

Per il Movimento Qualità della Vita, la proposta è concreta: attivare una cabina di regia istituzionale tra Ente Parco, Comune di Napoli, Città Metropolitana, scuole, università, municipalità, associazioni e cittadini, con un piano triennale fondato su tre assi: apertura e accessibilità, cura e sicurezza, programmazione educativa, culturale e ambientale. 

“Un’area protetta di queste dimensioni – aggiunge Esposito – non può restare ai margini della vita reale dei cittadini. Va trasformata in un luogo ordinario di benessere, cammino, cultura, educazione ambientale, attività civica e presidio sociale. Significa investire in una Napoli più vivibile, più sana, più consapevole e più unita”. 

Il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli può diventare una delle più importanti leve di riequilibrio urbano del Mezzogiorno. La sfida è trasformare un grande patrimonio esistente in una risorsa concreta e misurabile per la qualità della vita dei cittadini. 

 

Seguiranno altri aggiornamenti su questo tema, grazie per la gentile attenzione

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Domenico Esposito 

Presidente Accademia Italiana Qualità della Vita 

Direttore “La Qualità della Vita”