Pari opportunità: mondo religioso ruolo fondamentale emancipazione donne

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Roma, 16 apr. (Labitalia) – Il mondo religioso ha avuto un ruolo fondamentale nell’emancipazione delle donne. Questo è emerso nel corso della tavola rotonda ‘La scuola Teresa Spinelli a Piazza Mastai, 140 anni di presenza educativa’. “Si deve infatti -ha spiegato Laura Patrioli, moderatrice dell’evento e responsabile del gruppo Alas di Piazza Mastai- a una donna coraggiosa e tenace che ha sfidato le difficoltà del tempo in cui viveva che alle donne e alle bambine povere in particolare potesse essere riconosciuto il diritto ad avere una istruzione: Teresa Spinelli”.

“Nata nel 1789, data d’inizio della rivoluzione francese, ha vissuto i suoi primi anni in un mondo in cui sembra rovesciarsi tutto. E’ su questa base che Teresa Spinelli elabora la sua strada. Si fa suora e fonda una scuola. Si accorge che per resistere alle difficoltà della vita le donne, specie se povere, devono avere una cultura. Solo così potranno farsi riconoscere la dignità e l libertà che la famiglia e la società vogliono loro negare”, ha proseguito.

“Si deve a una serie di donne -ha fatto notare- altrettanto tenaci e coraggiose, ovvero alle novizie prima e suore poi, che immediatamente hanno seguito il carisma di Teresa Spinelli se il mondo femminile una volta che lo stato richiedeva loro delle patenti per insegnare alla scuola, dapprima hanno conseguito i diplomi e poi anche la laurea. Il mondo cattolico rivolto all’educazione è stato così veramente il precursore della cultura e dell’emancipazione delle donne. Non dimentichiamo che le prime donne laureate, infatti, sono state proprio le suore impegnate a trasmettere cultura alle classi meno fortunate”.

E proprio per ripercorrere gli anni che hanno inaugurato prima la presenza educativa della Scuola Teresa Spinelli e in seguito l’hanno rafforzata è stata fatta una tavola rotonda a cui hanno partecipato come relatori Lucetta Scaraffia, ordinario di storia contemporanea all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Adriana Gulotta, docente di materie letterarie e coordinatrice delle Scuole delle Pace a livello internazionale impegnata nella comunità di Sant’Egidio, oltre a Padre Friedrich Bechina, sottosegretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Saluti sono stati portati dalla preside dell’Istituto Comprensivo Teresa Spinelli, Maria Chiofi.

A loro è stato dato il compito di calare nella storia di questi 140 anni la proposta originale di Teresa Spinelli che già dalla sua fondazione aveva dimostrato tanta attenzione per il futuro delle giovani generazioni e aveva determinato tanto fervore di iniziative. Soprattutto certamente, come ha sottolineato Lucetta Scaraffia, “ha contribuito a questo clima sia la consapevolezza della fragilità delle bambine a cui non si riservava nessuna istruzione sia la presa di coscienza che la cultura può colmare la disparità fra gli esseri umani”.

Dalla sua relazione è stata data voce all’importanza della cultura e della scuola, ha rimarcato, “in un contesto sociale come quello di Trastevere che ai tempi della Spinelli era un quartiere popolare e operaio come dimostra la presenza della Manifattura Tabacchi in Piazza Mastai a Roma”.

“In questa società -ha chiarito- Teresa Spinelli ha inaugurato una scuola che rivolgendosi alle bambine ha avuto come priorità quella di modificare la vita della donna e di attuarne la promozione. La sua esperienza ha dato fiducia e motivi di speranza per una società in cui le donne per riscattarsi socialmente avevano la possibilità di accedere all’istruzione e di affermare attraverso la cultura la loro dignità”.

Adriana Gulotta, riprendendo tale considerazione, ha ribadito come “non solo nella storia, ma ancora oggi la scuola, in particolare quella della pace, attua quella presa di coscienza che consente all’intelligenza dell’uomo di prepararsi a fronteggiare le difficoltà della vita e quindi a riscattarsi socialmente come succede per i nuovi italiani”.

Padre F. Bechina ha affermato che “il futuro migliore a cui ci sprona l’esempio di Teresa Spinelli lo possiamo preparare soprattutto nella scuola cattolica portando l’accento su ciò che è caratteristico del progetto educativo cristiano che cerca di seminare fiducia e riconoscenza in chi ci ha preceduto; soprattutto di creare accoglienza e solidarietà nei confronti di tutti i nostri fratelli e sorelle anche nelle situazioni più difficili della vita e della storia”.