Parigi insegna: inutile copiare i populisti

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QUELLE FORZE POLITICHE, anche in Europa, che inseguono i populismi sbagliano: gli elettori preferiscono gli “originali” invece delle “copie”. È accaduto in Francia e temo accadrà anche in Italia. Lì i Socialisti con Hollande, mettendo in gran forse la loro identità antica, hanno cercato addirittura di “anticipare” i tempi sulla questione della immigrazione, tenendo sotto il tiro dei gendarmi migliaia di migranti sugli scogli di Ventimiglia. Misero tentativo, che non ha centrato l’obiettivo e forse ha tenuto a casa milioni di elettori, che non condividevano, né si riconoscevano in questa mutazione genetica del Socialismo francese. Se le forze democratiche, comprese quelle centriste di Sarkozy, altre a quelle a sinistra dei socialisti, capiranno il pericolo e si uniranno, come pare stia avvenendo, allora sbarreranno la strada alla Le Pen. Con l’augurio che questa ennesima lezione sia stata compresa! Tutto questo, ovviamente, al netto della tragedia del terrorismo, che, per ora, colpisce particolarmente la Francia: non è tema che si può affrontare in queste poche righe. Continuo a pensare che, anche in Italia, inseguire “mode” a scapito della identità è un doppio errore: frantuma le forze a sinistra e tiene lontano gli elettori, che non si riconoscono più in un partito che non pone alla base della sua ragion d’essere i valori dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della libertà dal bisogno, del diritto costituzionale di ciascun essere di realizzarsi secondo la propria intelligenza e la propria capacità. Naturalmente tutto questo comporta scelte precise: “Togliere a chi più ha per redistribuire equamente a chi meno ha”. Diceva Giacomo Brodolini, socialista, Ministro del Lavoro, padre dello Statuto dei Lavoratori: “Da una parte sola, dalla parte dei lavoratori!” E questo non significa, come viene accusato addirittura Papa Francesco, essere “comunista”, ma più appropriatamente, socialista, in coerenza con l’appartenenza al Partito del Socialismo Europeo. Né più, né meno. Di più, di questi tempi, significa avere anche il conforto del Papa, che ha spiegato al “colto” ed all’ “inclito” che Lui si ispira semplicemente al Vangelo ed al messaggio del Cristo. Se, invece, si vara il Job Act, ci si complimenta a piene mani con Marchionne, sicuramente un bravo manager, che però paga le tasse in Olanda, non si pensa lontanamente ad una politica di equità fiscale che tenga conto che il 10% degli Italiani possiede il 50% della ricchezza, temo che si otterrà l’unico risultato di annacquare l’identità e dividere ulteriormente la sinistra, ma, soprattutto, di tenere lontano dalle urne milioni di elettori. Con il risultato pratico che il populismo “vero” di Salvini, con un irriconoscibile fu Cavaliere al seguito, farà man bassa fino al Mezzogiorno d’Italia. Al netto del prevedibile successo anche del Movimento 5 Stelle. Con la palla al piede, il PD, di un Partito, soprattutto al Sud, praticamente inesistente, che si regge prevalentemente, quando non è Renzi impegnato in prima persona come alle Europee, su antichi capi corrente democristiani, con qualche residuo di comunisti organizzati. Senza contare i rischi per le sorti dell’Ue. Il successo di questi populismi e l’altro, prevedibile, del referendum inglese, “promesso” da Cameron per il 2017, minerà alla base lo stesso concetto di Europa, ormai disseminata di Muri anziché di Ponti. Così è, se vi pare: a meno che non capisca, io, più niente! Come può essere!

UN MOMENTO DI LEGGEREZZA: Matteo Renzi, che, (certo, come il mio “look” non sono assolutamente titolato a dare questo tipo di valutazioni!), veste sempre troppo “corto” e troppo “stretto”, volendo apparire “giovane” a tutti i costi, si è presentato alla Prima della Scala con elegantissimo smoking e con finissimo papillon, secondo Natalia Aspesi su Repubblica dell’8 di dicembre, addirittura “storto”. Mi dice un’amica milanese, che andava bene così, perché tutti, quelli che contavano ovviamente, erano vestiti così. Nella logica di un “vieto” “Così fan tutti”. Vogliamo provare a pensare se, invece, Matteo Renzi fosse andato a quella Prima con un elegante, ma normale, vestito scuro, ed avesse sfoggiato una bellissima cravatta di una delle straordinarie napoletane maison napoletane, Marinella, Sanseverino, Cilento ed altri? Avrebbe potuto, a ragione, vantare il valore del Made in Italy, meglio, il pregio del Made in Naples, rendendo un utile servizio alla laboriosa inventiva dei Napoletani: ci pensi per la prossima volta. Sarà notato molto di più, fuori dalla noia dei tutti uguali!