Parla Ciro Buonajuto (Sindaco di Ercolano): è finita l’era del Mezzogiorno clientelare e vittimista

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Signor sindaco, negli ultimi giorni del 2015 il Mezzogiorno è tornato al centro del dibattito dei grandi media. Lo ha sdoganato un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera, al quale ha risposto Claudio De Vincenti. Poi Scalfari su Repubblica ha detto la sua: il governo c’è, il sud è invece una landa di anime morte. Il giorno dopo Alessandro Barbano dal Mattino è entrato in forte polemica. Come giudica questo passaggio?

Il dato rilevante è che il Sud è tornato a far parte del dibattito mediatico nazionale, anche con accenti e sfumature nuove rispetto al solito. Ricordiamo che a metà dell’anno scorso il rapporto Svimez, che parlava di un Mezzogiorno messo peggio della Grecia, venne apostrofato come il solito piagnisteo del Sud vittimista. Anche se i numeri sono numeri e non una opinione. Oggi invece il problema Mezzogiorno viene assunto come centrale per il rilancio del Paese e ne sono una dimostrazione le azioni messe in campo dal Governo Renzi in questi ultimi mesi.

Anche se da molte parti emerge il desiderio di trovare una chiave nuova per affrontarlo.

De Vincenti ha provato a dirlo, enumerando gli interventi che il governo ha messo in campo. Non voglio ripeterli tutti, mi fermo solo ai provvedimenti di Terra dei Fuochi, Bagnoli, l’Ilva di Taranto. Anche questi numeri e fatti. In questi primi mesi da sindaco mi sono imposto una regola: meno lamentele, più soluzioni. E credo che tutti gli amministratori, soprattutto del Sud, dovrebbero farla propria. Condivido parecchie delle considerazioni di Galli della Loggia, una su tutte: senza il Sud l’Italia non ha futuro, l’Italia senza il Sud sarebbe un altro Paese.

Lei dice questo perché si sente un esponente della società civile prestato alla politica?

Dopo una crisi lunga sette anni, il Paese, e ancor di più il Mezzogiorno, stanno finalmente cambiando registro. Il Sud è pienamente in questo processo, perché non è più solo un mercato di consumo assistito dal denaro pubblico. E non è più un bacino di consenso da gestire con il ricorso al clientelismo. Questo è un modello che non regge più anche perché non ci sono più le risorse per tenerlo in piedi.

E’ come se lo sviluppo del Mezzogiorno fosse andato in frantumi, come principio, sotto i colpi della crisi e dell’ingresso nel sistema della moneta unica. Non è così?

Il Sud è composto da tante situazioni di disagio ma, nello stesso tempo, ha in sé le condizioni per superarlo. Ha le ecoballe e le associazioni che, sorte spontaneamente, hanno a cuore la salute dei cittadini e si battono per l’ambiente. E’ camorra e mafia, che hanno tracimato i confini; ma è anche terra di coloro che hanno combattuto crimine e malaffare a costo della vita. Altro che deserto di anime morte.

Quindi in certi casi è come se si guardasse al Mezzogiorno da lontano e con lenti deformate?

E’ vero che il mestiere dell’opposizione è criticare il governo, ma dovrebbero essere più obiettivi nel riconoscere che questo è il primo governo da vent’anni che si è posto il problema. Il Sud nella agenda di governo finalmente c’è.

Si riferisce al Masterplan di cui tanto si parla?

Anche. La Svimez per anni ha chiesto una strategia nazionale con una logica industriale per il Sud. Il Masterplan, al quale sta lavorando De Vincenti, cos’altro è se non una “strategia nazionale con una logica industriale”, dove tutti i fattori vanno messi a sistema in vista di un solo obiettivo: ottenere sviluppo e crescita. Penso innanzitutto alle infrastrutture materiali e immateriali, della linea Napoli – Bari e della Salerno Reggio Calabria, come della banda larga. La rete infrastrutturale è importante come e più del credito di imposta e della fiscalità di vantaggio.

In Germania l’hanno fatto per tempo, quando è caduto il muro di Berlino, recuperando il divario dei Lander orientali in soli venti anni.

Noi invece no. Nello stesso lasso di tempo in cui i tedeschi investivano dell’ex Ddr massicce risorse, abbiamo avuto governi a trazione leghista che hanno puntato sulla difesa del benessere acquisito dal Settentrione: non hanno guardato più lontano del proprio ombelico. Il sud deve trovare il suo nuovo ruolo nello spazio euro-mediterraneo. Il raddoppio di Suez è una occasione imperdibile per guardare avanti, come ha ben detto il premier nella sua recente intervista al Mattino. Per noi del Mezzogiorno il potenziamento del canale può avere un effetto simile al crollo del muro di Berlino per i tedeschi: a loro si aprirono i mercato dell’est Europa, per noi possono aprirsi i nuovi mercati del Mediterraneo allargato.

Ma per questo è indispensabile che i porti del Sud, soprattutto Gioia Tauro, siano efficienti e ben allacciati con le vie di transito delle merci.

Queste è una priorità assoluta. Mettere in connessione il Mezzogiorno con il Mediterraneo e con l’Europa in tutti i modi possibili: dalla portualità alla logistica, dal turismo all’energia. Va considerato che il Sud è un formidabile giacimento di energia rinnovabile ed infatti la Puglia è la regione italiana che più produce energia elettrica da fonte solare. E poi teniamo sempre presente che il Sud vanta, con Napoli in prima fila, attrattori turistici tra i più importanti al mondo.

Ecco, veniamo alla sua Ercolano. Una delle perle di questo nuovo Mezzogiorno è il pieno sviluppo della sua città come presidio culturale italiano. Non le duole che quest’anno abbia prevalso Mantova?

Non serve a nulla recriminare. C’è di fronte a noi un’altra corsa, quella del 2017, per vedersi riconosciuto il ruolo di capitale italiana della cultura. Io penso a lavorare per arrivare a quell’appuntamento più pronti e preparati di prima coinvolgendo in questo progetto tutte le fasce della popolazione.

Ciro Buonajuto: Da Ercolano alla Leopolda – Anatomia di un leader