Parlamentari del PD nella lista degli “affidabili” del finanziere Soros

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L’inflazione rallenta (a ottobre è registrata all’1%, a settembre era all’1,1%) eppure aumenta il costo del “carrello della spesa” (+1,7% annuo), in particolare dei beni alimentari. La disoccupazione resta stabile all’11,1% (ai minimi da cinque anni, precisa l’Istat) ma il tasso dei senza lavoro (14-24 anni) risale al 35,7% (+0,6 punti percentuali su base mensile). C’è qualcosa che non torna in queste cifre, tanto più se ad esse fanno da contrappeso gratifiche, promozioni e bonus che si ritrovano in busta paga, puntualmente, le categorie di statali o para-pubbliche che pure già guadagnano di più all’interno della pubblica amministrazione (magistrati, dipendenti della Banca d’Italia, ministeriali, dirigenti sanitari eccetera). Dipendenti di grado superiore – è appena il caso di notare – che vengono premiati non sulla scorta dei risultati raggiunti, ma per semplice status.

Del resto, solo così si spiega l’ultima denuncia della Cgia di Mestre a proposito della montagna di sprechi e inefficienze registrate nella pubblica amministrazione: quasi 29 miliardi di euro all’anno.  “Le uscite che l’amministrazione pubblica italiana potrebbe risparmiare, consentendoci un taglio delle imposte di pari importo, hanno raggiunto una soglia molto preoccupante”, sottolinea il Centro studi degli artigiani veneti. Denuncia che arriva solo per caso alla vigilia delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare siciliana, domenica prossima, assurta quasi ad emblema  della cattiva gestione della cosa pubblica. Ma la Sicilia, ovviamente, non è sola su questo fronte  che annovera – nemmeno a ricordarlo – anche regioni del nord (la Valle d’Aosta, per esempio) o frettolosamente considerate, per luogo comune più che per risultati, virtuose.

Ma questo è un aspetto che, a ben vedere, non a tutti i politici interessa. Non al leader del maggiore partito di governo, almeno. Il quale – si parla di Matteo Renzi, ovviamente – alla campagna elettorale in Trinacria ha preferito l’invito dell’ex presidente Usa, Barack Obama, che a Chicago – dicono gli insider – ha lanciato la candidatura della moglie Michelle in funzione anti Trump. Tutto in famiglia, o quasi, verrebbe da dire. A proposito e per inciso, Maria Elena Boschi, potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri (che però non deve stare molto simpatica al ministro dell’Economia Pier Calo Padoan, il quale non a caso, nelle riunioni ristrette, la identifica come Palazzo Chigi 2) è volata invece Giappone per la conferenza mondiale sulle donne. Beninteso, si tratta in ogni caso di impegni politico-istituzionali di rilievo, che non impediscono tuttavia all’osservatore comune di valutarli alla stregua di una fuga dalla difficile realtà.

In ogni caso, c’è poco di nuovo sul fronte della politica, escludendo la nuova azione giudiziaria (la Sicilia centra sempre) nei confronti dell’ex cavaliere Silvio Berlusconi.

Decisamente più interessante, invece, le news sul fronte delle banche. E, più ancora, della finanza. A partire dalla difesa, più che scontata, che il riconfermato governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha fatto della “vigilanza” nella sua prima uscita pubblica. “Non esiteremo a dar conto del nostro operato”, ha detto alla Giornata del risparmio. C’è da credergli. Mentre Carmelo Barbagallo, che della vigilanza di Bankitalia è il responsabile, alla commissione d’inchiesta ha parlato di “vertici inadeguati” a proposito delle banche venete. Parole che alle orecchie dei risparmiatori “traditi” suonano, evidentemente, come una sorta di scaricabarile.

Intanto, c’è la nomina da parte del presidente Usa Donald Trump del nuovo vertice della Federal Reserve. Jerome “Jay” Powell prenderà il posto di Janet Powell. La nomina deve essere confermata dal Senato. E c’è pure il primo rialzo dei tassi di interesse, dopo oltre dieci anni, deciso dalla Banca centrale d’Inghilterra (aumento di 25 punti base, sicché si passa dallo 0,25% allo 0,50%), che non è piaciuto al mercato (la sterlina ha perso quasi un punto percentuale sul dollaro). E c’è una nuova dichiarazione di insolvenza da parte del Venezuela, per cui il presidente Nicolas Maduro spera in una ristrutturazione.

Infine, ma non ultimo, c’è l’allarme lanciato da UBS, secondo cui la ricchezza complessiva detenuta dai  1.542 miliardari nel mondo è aumentata del 17 per cento nel 2016 per un totale di 6 mila miliardi di dollari. La crescente diseguaglianza, teme UBS, prima o poi porterà la società a ribellarsi contro di loro. Ai primissimi posti tra i Paperon de’ Paperoni c’è, ovviamente, anche George Soros, il finanziere di origini ungheresi recentemente messo al bando proprio dall’attuale governo magiaro guidato dal nazionalista Viktor Orban. Di Soros, accusato tra l’altro di riempire di profughi e immigrati tutti i paesi europei, è stata svelata una lista di 226 parlamentari europei da lui ritenuti affidabili. Tra questi ce ne sono 14 italiani e 13 sono del Pd. Il finanziere, raccontano le cronache, incontra tranquillamente e quando vuole il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. E anche il premier italiano Paolo Gentiloni.