Parlami di Dante attraverso la Divina Commedia, una mostra collettiva. Leopapp tra i 20 selezionati

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Il perché la Comedìa nel corso dei secoli si sia legata indissolubilmente a quel celebre appellativo di ”Divina” di certo non è un mistero. Il perchè Dante sia oggi celebrato come il sommo poeta, il vate per eccellenza anche. Ma al di là degli inoppugnabili meriti letterari, dello splendore stilistico senza eguali, della complessità dell’assetto narrativo, nonchè del lascito che oggi rappresenta per la cultura italiana tutta, questo capolavoro indiscusso nell’immaginario collettivo ha sempre viaggiato assieme ad una sua rappresentazione visiva. Nessuno, ad oggi, pensa alla Divina Commedia senza ricordare le magnifiche illustrazioni che ne accompagnano gironi e personaggi, storie e terzine.
E’ con questo spirito, di legare la parola all’immagine, di cullare ciò che è scitto con ciò che è visto, chei il Collettivo d’Arte ”Parlami di Dante Attraverso la Divina Commedia” ha lanciato una call, una chiamata alle arti. Il format ha registrato la partecipazione di ben 90 artisti, di cui venti vincitori esporranno venerdì 11 giugno 2021 presso gli ambienti della Galleria Spazio Arte Petrecca ad Isernia. Le opere sono state vagliate e valutate da una giuria selezionata composta da: Cecilia Polini – storica d’arte e docente presso la galleria Art Gap, Roberta Melasecca – architetto, curatrice ed editrice, Gian Ruggero Manzoni – artista e docente universitario, Federica Fabrizi – storica, critica e CTU del Tribunale di Roma, Gioia Cativa – storica e critica d’arte e dai critici d’arte Fracesco Mutti e Roberto Sottile. L’evento, a cura di Carmen D’Antonino e con il patrocinio del Comune di Isernia e della Regione Molise, è organizzato dalla Galleria Spazio Arte Petrecca in collaborazione con l’Associazione SM’ART – l’arte sm e Officine Cromatiche – Fotoamatori Isernia.
Tra le venti opere finaliste , anche ”La città degli inferi” di Leonardo Pappone, in arte”Leopapp”. L’impianto della tela è ridotto all’osso, con il piano diviso in perfette geometrie . L’artista lascia parlare tre colori: il rosso, il bianco ed un nero che sfuma nelle diverse cromie del grigio. E’ la pennellata, ponderata ma libera, ragionata ma spontanea, a celebrarne la prodezza nonchè la forza espressiva.
”Una immaginaria forma di espiazione o castigo del genere umano, che partendo da una ricostruzione coinvolge l’intera umanità, senza distinguo in questa voragine qui rappresentata da un agglomerato indefinito che, alla base arde ed espia i suoi peccati capitali, unendo tutti e nove i gironi nei quali Dante Alighieri immagina sia suddiviso l’inferno ”, spiega Pappone che qui ricorda, pur nella libertà e nell’originalità con cui attraversa l’universo pittorico, l’approccio artistico di Francis Bacon. Ovvero, quell’avvicinarsi alla tela rimanedo fedele alla figura, ma rifuggendo al contempo da essa, opagizzandola, sfiancandola in un eterno gioco trai l progetto e la sua carica istintuale. Le fiamme che lampeggiano ed avvolgono i grattacieli, il fumo che si innalza come dagli antichi torrioni di antiche città medievali, seppur attorniate dal manto del contemporaneo, sono tutti elementi suggeriti, ma mai dichiarati. L’arte di Leopapp galleggia come sull’acqua senza però cadere sul fondale spento della banalità. Una dichiarazione d’amore a Dante e assieme una critica feroce a questa nostra società in declino, quasi ad eternare le visioni temibii del sommo poeta e del suo Inferno.
La mostra sarà visitabile fino al 2 luglio 2021.