Parole dell’innovazione, quando il business libera l’arte

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Olivetti lettera 22
Tra l’arte e il business, l’innovazione vive momenti ora virtuosi ora viziosi. Se, come nel Medioevo, è la divinità a governare l’arte secondo criteri oggettivi e sono le corporazioni a determinare il processo produttivo con regole fisse, allora né gli artisti né gli artigiani hanno libertà d’azione. L’innovazione è frenata fino ad essere impedita. Quando nell’Età Moderna gli uni e gli altri si liberano, rispettivamente, dalle catene sovrumane e dai vincoli corporativi, l’innovazione è esaltata.
Da allora in avanti le due libertà, l’artistica e l’imprenditoriale, conquistano nuovi spazi e interagiscono al tal punto che, come ebbe a dire negli anni Cinquanta del secolo scorso il critico d’arte Gillo Dorfles, il significato dell’arte riesce addirittura a identificarsi con il prodotto industriale. A conferma di quest’affermazione, nel 1959 la Olivetti Lettera 22, una macchina da scrivere meccanica portatile progettata da Marcello Nizzoli, è stata premiata dall’Istituto di Tecnologia dell’Illinois come il miglior prodotto di design degli ultimi 100 anni. Dall’altro versante, diversi imprenditori e dirigenti aziendali hanno affermato che il business è la loro arte.

Vespa

Wayne Van Dyck, fondatore di Windfarms, Ltd. e di molte altre imprese, ha scritto:
La forma d’arte più alta è proprio il business. Si tratta di una forma estremamente creativa e può essere più creativa di tutte le cose che classicamente riteniamo tali. Nel mondo degli affari, gli strumenti con cui lavorare sono dinamici: capitale e persone, mercati e idee. Questi strumenti possiedono tutti una vita propria. Quindi, adoperarli e riorganizzarli in modi nuovi e diversi si rivela un processo molto creativo (http://faculty-gsb.stanford.edu/ray/michael/creativity.pdf).
Un esempio eclatante di quanto sostenuto da van Dyck è la Vespa, un modello di scooter della Piaggio, brevettato il 23 aprile del 1946, su progetto dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio. Il suo ideatore sfruttò le conoscenze di progettista aeronautico per adottare una sospensione anteriore ispirata a quella dei carrelli d’atterraggio e concepì un motore concettualmente derivato dai motori d’accensione aeronautici. La Vespa, creatura di D’Ascanio, dimostra l’interazione tra arte e innovazione innescata dalla trasposizione e trasformazione di materiali esistenti per dare vita a oggetti che rispondono sia a esigenze pratiche ed economiche sia a visioni simboliche ed allegoriche, proprio come sosteneva il critico d’arte Gillo Dorfles.

piero.formica@gmail.com