Parole dell’innovazione, l’arte di vedere le cose invisibili

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Il visionario padroneggia l’arte di vedere le cose invisibili. L’esperto vive in una nicchia che ne restringe il campo visivo. Le sue possibilità sono limitate.

Esperto
“Nella mente del principiante ci sono molte possibilità; nella mente dell’esperto ce ne sono poche”, afferma Shunryu Suzuki (1904–1971), monaco e insegnante buddista giapponese. Ciò è la conseguenza del fatto che l’esperto scende nel buio più fondo del pozzo della conoscenza parcellizzata. La sindrome del pozzo funge da barriera alzata per impedire all’esperto la pratica dello sport del contatto tra discipline umanistiche e scientifiche. Nelle università imprenditoriali, professori e studenti, liberi dalla sindrome del pozzo, intrecciano e con-fondono saperi i più disparati. Se ne traggono nuovi asset scientifici che gli stessi protagonisti volgono in attività imprenditoriali innovative.

Innovatore visionario
Per il realista Tartatuga non è rilevante che la sua corsa sia più lenta rispetto al visionario Achille piè veloce. Tartaruga crede in Aristotele: “Un mobile più lento non può essere raggiunto da uno più rapido; giacché quello che segue deve arrivare al punto che occupava quello che è seguìto e dove questo non è più (quando il secondo arriva); in tal modo il primo conserva sempre un vantaggio sul secondo”. Ma è Achille il Visionario che avrà la meglio su Tartaruga il Pratico. A vincere è l’innovatore visionario, un bambino eterno che non si aggrappa all’esperienza accumulata – come avrebbe potuto dire il filosofo spagnolo George Santayana.
In un articolo sul New York Times del 22 giugno 1902, un giornalista scriveva: “Cinque o sei anni fa nella Greater New York erano in circolazione meno di cinquanta veicoli a motore di vari modelli”, commentando un po’ scettico che non sarebbe stato facile convincere le persone abituate a viaggiare a cavallo e in carrozza a sostituire quel mezzo con l’auto. Il 6 giugno 1924, a soli due decenni di distanza, tuttavia, lo stesso New York Times riferiva che i 23 milioni di dollari USA investiti 20 anni prima nell’industria automobilistica ammontavano a quasi 2 miliardi di dollari nel 1919 e che il numero di lavoratori del settore era passato da 13 mila a 161 mila.

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