Parole dell’innovazione, il valore dell’effetto “caffetteria”

66

La parola “caffè” stimola l’innovazione. Dai tempi antichi una medicina (se mai lo sia stata) che piace, il caffè. Quindi, bevanda tanto gradevole da volerla condividere con altri. Un qualcosa di così speciale da assaporare in incontri che, nel corso delle vicende che si susseguono nell’Età delle Esplorazioni, sono il contrappunto intellettuale delle conquiste geografiche che hanno dischiuso tante innovazioni.

Convivialità e affari
Nei luoghi di convivialità le idee s’intersecano spontaneamente, si svelano scoperte e germoglia l’imprenditorialità. È l’effetto caffetteria tanto acclamato nei college inglesi e americani, con studenti e professori che s’incontrano nelle mense. Eppure l’effetto caffetteria ha molti più anni dei grandi college anglosassoni.
Il “vino d’Arabia” o “vino dell’Islam” giunse agli Europei sull’eco delle prime caffetterie ottomane che servivano il caffè al posto del vino, proibito ai musulmani. Tra il 1683 e il 1686, in un triennio di scontri e incontri tra Occidente e Oriente, s’inaugurano il primo “caffè viennese” (nel 1683, anno della sconfitta e cacciata dei turchi che assediavano Vienna), la prima “bottega del caffè” veneziana (sempre nel 1683) e il primo “caffè letterario” parigino, Le Procope, (nel 1686, nell’anno dell’ambasceria siamese del re Narai a Luigi XIV), aperto da un nobile siciliano, Procopio dè Coltelli. Con avventori le star intellettuali del calibro di Voltaire, Diderot, e Fontanelle, Le Procope è la culla delle kermesse letterarie, filosofiche, scientifiche, politiche e artistiche che d’allora in poi vedranno il caffè all’incrocio delle dispute tra ingegni brillanti e polemici. Tanto da far dire al maître à penser dei gastronomi italiani, Pellegrino Artusi (1820- 1911): “Questa preziosa bibita che diffonde per tutto il corpo un giocondo eccitamento, fu chiamata la bevanda intellettuale, l’amica dei letterati, degli scienziati e dei poeti, perché, scuotendo i nervi, rischiara le idee, fa l’immaginazione più viva e più rapido il pensiero”.
Nell’Europa del Settecento, immersa nel credo del metodo scientifico ereditato dalla fisica newtoniana, l’introduzione del caffè da sorseggiarsi in compagnia ebbe l’effetto di un vulcano da cui come lapilli eruttarono tante scoperte e innovazioni istigate dalle conversazioni tra menti “caffeinate” (cioè stimolate, ma non inebriate come accade quando si consuma alcool) nelle case del caffè, dallo storico Tom Standage definite “l’Internet dell’Età della Ragione”. È da qui che si diparte quel fenomeno oggi noto come fertilizzazione incrociata delle idee scientifiche, industriali e finanziarie.

piero.formica@gmail.com