Parole dell’innovazione, il vento della rivoluzione scolastica

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L’innovazione della e nella scuola si esprime con la parola “rivoluzione”. Una parola non nuova per la scuola. Basta leggere quanto Luigi Einaudi scriveva già nel primo Novecento a proposito dell’università. Ai giorni nostri, il vento della rivoluzione scolastica soffia da Est (Giappone) e da Ovest (Stati Uniti).

Metodo della libertà
Luigi Einaudi definiva “società decadenti” quelle che avevano preferito il modello monopolistico-statale delle università. La sua preferenza andava al mondo anglosassone che aveva adottato il “metodo della libertà” con università-fondazioni private. Segno della libertà, l’abbattimento del mito del valore legale della laurea. Così scriveva Einaudi, economista e utile predicatore:
Basta fare appello alla verità, la quale dice che la fonte dell’idoneità scientifica, tecnica, teorica o pratica, umanistica, professionale non è il sovrano o il popolo o il rettore o il preside o una qualsiasi specie di autorità pubblica; non lo è la pergamena ufficiale dichiarativa del possesso del diploma……Giudice della verità della dichiarazione è colui il quale intende giovarsi dei servizi di un altro uomo; sia questi fornito o non di dichiarazioni più o meno autorevoli di idoneità….. V’era bisogno di un bollo statale per accreditare i giovani usciti dalla bottega di Giotto o di Michelangelo? (Luigi Einaudi, Prediche inutili, Einaudi, 1959)

Scuola (nuovi modelli)
Come riferisce Shotaro Tani sul Financial Times del 13 dicembre 2017, in Giappone una nuova scuola internazionale dà ai bambini un’educazione globale. Lo fa coltivando il “multilinguismo”, cioè l’utilizzo di più di una lingua contemporaneamente allo scopo di migliorare il modo di esprimersi, e le abilità sociali, poiché è importante vedere le cose da molteplici punti di vista. L’obiettivo è preparare gli alunni a carriere in cui potrebbero dover assumere ruoli differenti in momenti diversi. Si progettano poi ambienti d’apprendimento multi-età, nel senso che gli allievi più anziani aiutano i più giovani.
La rivoluzione dell’apprendimento è una speranza pervasiva. Elon Musk l’ha tradotta in realtà fondando di sana pianta una scuola elementare nuova di zecca nei suoi contenuti. Musk ha dato alla scuola il nome Ad Astra forse per rammentare il detto latino Per aspera sic itur ad astra che ci porta a riflettere sulle asperità da affrontare per giungere alle stelle, cioè alle cose alte.
Nell’intervista rilasciata a Maya Kosoff, Musk afferma di non vedere nelle scuole regolari fare le cose che a suo giudizio dovrebbero essere fatte. Egli vede un difetto fondamentale nel modo in cui le scuole insegnano la risoluzione di un problema. “È importante – sostiene Musk – insegnare il problem solving o insegnare il problema e non gli strumenti”. La visione di Ad Astra è quella di una scuola elementare senza distinzioni tra studenti di primo o di terzo anno. Una scuola, inoltre, che viene incontro alle attitudini e alle abilità dei discenti. Dice Musk: “C’è chi ama l’inglese o, in generale, le lingue. Altri mostrano passione per la matematica; altri ancora per la musica. Abilità diverse, tempi d’apprendimento differenti”.

piero.formica@gmail.com